Città che odiano le donne

2013-10-16 11.26.56
Foto M. Barzi

Il caso delle due ragazzine barbaramente violentate e uccise in un villaggio dello stato indiano dell’Uttar Pradesh ha segnalato con brutale evidenza all’opinione pubblica un problema noto: l’assenza di servizi igienici all’interno delle abitazioni espone le donne alla violenza sessuale. Il problema è tanto più grave nei grandi agglomerati urbani, sia in India che negli altri paesi in via di sviluppo, dove la maggioranza dei residenti vive all’interno di slum privi di acqua corrente e di servizi igienici.

Se è ormai assodato che oltre la metà della popolazione mondiale oggi vive in contesti urbani, è altrettanto chiaro come un terzo di questa metà, ovvero un miliardo di persone, viva senza un alloggio sicuro, servizi essenziali, proprietà della terra, istruzione e diritti, compreso quello di essere liberi dalla paura e dalla violenza. Nelle baraccopoli delle città del Terzo Mondo l’assenza del diritto ad una casa dignitosa, all’acqua, ai servizi sanitari, alle varie reti e servizi urbani, diventa un ulteriore fattore di insicurezza, specie per il genere femminile. La paura è una realtà comune nella vita delle donne di ogni età che vivono in questi enormi agglomerati urbani, anche se la violenza contro le donne è all’ordine del giorno sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati.

Pur essendo il contesto familiare, l’ambito nel quale prevalentemente si sviluppa la violenza di genere, essere violentate o molestate sessualmente nel tragitto tra l’abitazione il lavoro o la scuola, ma anche verso un bagno pubblico, è esperienza di moltissime donne e ragazze che abitano negli insediamenti informali. Negli slum, oltre la mancanza di vere e proprie strade e dei servizi a rete tipici del contesto urbano,  lo spazio pubblico è spesso il luogo della sopraffazione del più debole da parte del più forte. Del rapporto tra violenza di genere e qualità dello spazio pubblico si può raccogliere testimonianza un po’ ovunque nelle grandi metropoli di Africa, Asia e America Latina, ed i casi che seguono sono solo degli esempi.

A Mukuro, nella periferia di Nairobi, un piccolo gruppo di residenti di sesso femminile ha intentato un’azione legale per conto dei circa 400.000 abitanti della baraccopoli nel tentativo di ottenere la proprietà dei terreni sul quali risiedono. Con la loro causa accusano la proprietà privata dei suoli di aver evitato la costruzione di servizi igienici adeguati, costringendo gli abitanti di sesso femminile a percorrere lunghe distanze per usare i bagni ed esponendosi così al rischio della violenza sessuale.

A Recife , in Brasile , molte aree della città sono scarsamente collegate alla rete dei mezzi pubblici, le strade spesso vicoli sterrati e stretti, l’illuminazione pubblica inaffidabile o addirittura inesistente.  La questione della sicurezza delle donne negli spazi urbani è qui fortemente correlata allo spaccio di droga e al mancato controllo da parte delle forze dell’ordine. In pratica la violenza di genere è uno degli aspetti più evidenti della violenza urbana.

Le donne dell’area metropolitana della Valle di Kathmandu in Nepal hanno denunciato l’inadeguatezza dei servizi di trasporto pubblico, il sovraffollamento e lunghe attese alle fermate degli autobus. Esse inoltre affrontano costantemente vari tipi di molestie sessuali in luoghi pubblici come strade , mercati , parchi, templi, fermate degli autobus e sui diversi mezzi di trasporto pubblico .

Le studentesse universitarie in Liberia lamentano di subire discriminazioni e violenze nei campus universitari. Oltre alla richiesta di sesso in cambio per ottenere buoni voti agli esami vi è la mancanza di servizi di base, come servizi igienici e acqua corrente, e in generale l’atmosfera ostile dei campus a non incoraggiare la presenza delle donne nei corsi universitari.

Le venditrici di strada ad Addis Abeba hanno spesso segnalato come la violenza e le molestie sessuali siano mezzi di dissuasione quanto le rapine che subiscono da parte di chi non gradisce la presenza delle donne nel commercio urbano.

La campagna delle Nazioni Unite per l’equità di genere UN-Women e ONG come ActionAid  da tempo lavorano a programmi focalizzati sulla relazione tra la violenza contro le donne ed il ruolo dello spazio e dei servizi pubblici. Da essi emerge frequentemente quanto la pianificazione e la progettazione urbana non  tengano conto delle esigenze delle donne  e quanto la violenza di genere sia considerata una componente normale nella vita di molte comunità. Se si somma la tacita accettazione da parte delle donne a non frequentare, in certi momenti del giorno o della notte, alcuni luoghi delle città considerati pericolosi alle idee dominanti sul posto donne nella società si capisce quanto possa essere intensa l’esclusione di genere dai luoghi e  dalla vita pubblica.

Affinché i vasti processi di urbanizzazione siano sostenibili a livello globale diventa quindi decisivo il ruolo dei governi nel considerare maggiormente l’impatto della migrazione delle donne dai contesti rurali a quelli urbani, e quanto sia importante la pianificazione e la progettazione urbana, oltre ai servizi igienico-sanitari, il trasporto pubblico ed in generale le pari opportunità in ambito urbano. Al di là degli obiettivi di sviluppo del Millennio, l’equità di genere è fondamentalmente una questione di sopravvivenza delle città, poiché l’enorme crescita urbana non può avvenire in modo tanto insostenibile per le donne.

Riferimenti

Qui la presentazione del programma UN-Women Safe and Friendly Cities for All e il documento di ActionAid Women and the City II.

Sulla relazione tra violenza di genere e mancanza dei servizi igienici si veda anche, M. Anderson , Kenyan women sue for ownership of Nairobi slum, The Guardian, 2 ottobre 2013.

Un questa sezione del sito sono contenuti altri articoli sul rapporto tra pianificazione, forma urbana e violenza sulle donne.

 

 

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