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Città metropolitane e Regioni: una sfida mortale?

Il rapporto tra Città metropolitane e Regioni è un problema non risolto di carattere nazionale.

Il fastidio che provano le Regioni, quasi tutte ostili e in ritardo nell’attuazione della legge 56/2014, nei confronti di queste nuove intruse, si declina con diversa intensità in relazione ai loro specifici peso e consistenza.

Nel caso della Regione Liguria,  ad esempio, emergono, a giudizio di chi scrive, due fattori:

1) la sua piccola dimensione e la conseguente marginalità nello scenario nazionale ed internazionale  la portano a concentrarsi sui processi interni di governo del territorio, anche i più minuti,senza curarsi della sussidiarietà e la delega di funzioni verso gli altri enti territoriali, i più prossimi ai bisogni dei cittadini. Si tratta di un conflitto ad armi impari perché la Regione detiene poteri legislativi, programmatori e distributivi di risorse, decisivi nel risolverli sempre a suo favore.

2) La rilevanza della città di Genova rispetto alla dimensione regionale e la sua relativa indipendenza nel determinare politiche di intervento nel proprio territorio. Con il Comune di Genova la Regione ha un rapporto diverso da quello con i Comuni minori, a volte apparentemente collaborativo per conseguire obiettivi che interessano anche la stessa Regione, ma in realtà sempre competitivo.

La formazione delle Città metropolitane ed il progetto di riforma costituzionale che attribuisce allo Stato l’esclusività della legislazione in materia di funzioni delle Città metropolitane e di principi di governo del territorio hanno determinato una reazione di chiusura da parte di molte Regioni che percepiscono tali novità come minacce e non come opportunità. Il recente confronto tra Stato e Regioni in occasione della discussione della legge di stabilità non ha affrontato specificamente questo tema ma ha reso esplicito il dissenso.

Personalmente ho molte riserve sui contenuti della riforma e sui modi con cui il Governo nazionale sta procedendo (in particolare la cosiddetta “abolizione delle Province”), ma sta di fatto che una riforma è assolutamente necessaria e deve investire tutta la struttura amministrativa pubblica, nessun Ente escluso. L’esigenza della riforma nasce dai cambiamenti strutturali che riguardano la società, l’economia ed il territorio, a fronte dei quali l’attuale assetto organizzativo risulta inadeguato.

Emergono nuovi fenomeni, come l’immigrazione, che investono il continente europeo e richiedono una maggiore integrazione comunitaria. Questa potrebbe portare ad una riduzione del potere dei singoli Stati, dando quindi nuovo impulso al regionalismo europeo. Ma siamo sicuri che le attuali Regioni italiane siano in grado di svolgere funzioni di questa portata o non debbano piuttosto integrarsi per conseguire più efficienza e maggiore peso rappresentativo nel contesto europeo?

Qualcuno sostiene che è in corso una “lotta per la sopravvivenza” tra Stato, Regioni, Città metropolitane e Comuni; in questa lotta le Province, i soggetti più deboli, hanno già dovuto soccombere: si tratta di capire chi sarà il prossimo, in una sfida mortale senza esclusione di colpi.

L’esito più probabile è che la sfida si concluda con la sconfitta di tutte le parti in causa, ma soprattutto con il definitivo declino del Paese. Se ci sta a cuore il nostro futuro dovremmo affrontare la questione in modo più serio, come hanno fatto altri Paesi europei.

In Germania le aree metropolitane sono realtà finalizzate allo sviluppo strategico del territorio e promuovono concreti progetti di intervento anche al di là dei confini regionali. Un esempio? l’Alleanza, nata a Mannheim, centro economico e culturale dell’area metropolitana del Rhine-Neckar, per incrementare i benefici e limitare gli impatti del progetto di linea ferroviaria TEN 24 Genova – Rotterdam.

Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo spostare la competizione dall’interno verso l’esterno; dall’analisi del posizionamento delle aree strategiche italiane nel contesto globale possiamo individuare quegli elementi che ci consentano di promuovere sviluppo economico, creare nuova attrattività, ed assicurare ai cittadini migliori condizioni di vita e ambienti più sicuri e accoglienti. Ciascuno deve fare la sua parte per concordare un serio progetto di territorio.

Si può iniziare migliorando e utilizzando gli strumenti che sono già a disposizione: i Programmi Operativi Regionali 2014/2020, le banche dati, le relazioni con le Regioni e le aree metropolitane europee, i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale ed i Piani urbanistici comunali.

Che cosa riserverà il futuro alle Città metropolitane (dovranno diminuire di numero?) ed alle Regioni (dovranno fondersi tra loro?) dipende anche da noi, se siamo capaci di collaborare per lo sviluppo dell’Italia e dell’Europa.

E’ necessario che le energie migliori escano allo scoperto e diano il loro contributo.

Riferimenti

L’immagine di copertina è tratta da Wikipedia e raffigura il ponte sul Reno Konrad Adenauer che unisce Mannheim a Ludwigshafen nella Metropolregion Rhein-Neckar.

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Andrea Pasetti

Laureato in pianificazione e programmazione territoriale presso l’Università di Genova ha svolto diverse esperienze professionali sia come libero professionista che come dipendente di Enti pubblici e privati, potendo quindi confrontare i diversi punti di vista di chi si occupa di governo del territorio e dei processi della sua trasformazione. Dal 1999 fino a giugno 2015 è stato Direttore della Pianificazione Generale e di Bacino prima della Provincia di Genova e poi della Città metropolitana, ed in questa veste ha realizzato numerose esperienze nel campo della pianificazione di area vasta e della sua attuazione. Attualmente si occupa di approfondimenti culturali dei temi che riguardano la formazione delle Città metropolitane e dei loro Piani, territoriali e strategici, partecipando ad attività di comunicazione e formazione.

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