Claudio Abbado: la musica e la città

claudio-abbado-conducts-the-simon-bolivar-youth-orchestraDai concerti per lavoratori e studenti, eseguiti nelle fabbriche e nei palazzetti dello sport, alla proposta di tornare a dirigere la Scala in cambio di novanta mila alberi, distribuiti  come un “filo verde” dal centro alla periferia, la vicenda umana di Claudio Abbado ci ricorda quanto stretti siano i rapporti tra musica e città.

L’idea che negli anni ‘70 condivise con Pollini e Nono di far uscire il repertorio classico dall’atmosfera aulica del teatro e, viceversa, di portare nel teatro lirico i settori sociali che ne sono tradizionalmente esclusi, oltre al progetto, condiviso con Renzo Piano e mai realizzato, di una infrastruttura verde per Milano, le iniziative di Abbado sono indizio di quanto egli fosse consapevole dell’osmosi tra città ed  luoghi della produzione culturale.

Alla stessa consapevolezza appartiene la collaborazione con El Sistema di Antonio Abreu un programma di didattica musicale, pubblico e gratuito, che ha raggiunto trecento mila bambini delle periferie e dei quartieri poveri e degradati del Venezuela e di altri paesi. L’obiettivo del progetto è prevenire l’emarginazione, che ha come risvolto la violenza, la criminalità, il consumo di droga, attraverso lo studio della musica. Alcuni di loro riescono ad entrare nell’Orchestra Giovanile Simón Bolívar, ormai affermata a livello internazionale, che Abbado ha diretto e che ha ispirato il documentario di Cristiano Barbarossa  A Slum Synphony, di cui proponiamo qui un estratto.

Qui una testimonianza di Abbado a proposito della partecipazione  a questo straordinario progetto di coesione sociale e di contrasto del degrado urbano.

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