Crisi e futuro di una metropoli

La rivolta di Ferguson ha nel fallimento di un programma di edilizia residenziale pubblica una radice lontana. Si tratta del demolito complesso Priutt-Igoe di St.Louis e ora l’area che ospita le sue macerie è al centro di un ambizioso progetto di rigenerazione urbana che dovrebbe ridisegnare il futuro della città del Missouri. Quel sito  rimane altamente simbolico nel momento in cui l’intera regione urbana di St.Louis riflette sulle disparità economiche e sulle politiche abitative che le tensioni di Ferguson hanno rilevato.

Anthony Flint, in un articolo su The Atlantic Citylab, ha delineato quanto intrecciata sia la storia della costruzione e demolizione dei 33 enormi edifici da 11 piani con quella delle rivolte suburbane che si sono svolte 18 chilometri più a nord. La brutta copia della Ville Radieuse di Le Corbusier, rappresentata dalle strutture edilizie fatte saltare in aria nel 1972 a soli sedici anni dalla sua costruzione, sono diventate il simbolo delle conseguenze della cattiva pianificazione.

Le famiglie afro-americano in fuga da Pruitt-Igoe – scrive Flint –  hanno cercato alloggi nella contea di St. Louis, a nord, nelle “unincorporated town” (piccole città nelle quali i servizi sono gestiti dalla contea n.d.t.) come Spanish Lake e Ferguson. Altri sobborghi prevalentemente bianchi hanno bloccato la costruzione di edifici residenziali plurifamiliari. Così l’anello di suburbi che circondano la città di St. Louis si è sviluppato secondo logiche differenti, andando a costituire la regione metropolitana famosa per la sua frammentazione amministrativa. La città stessa ha lottato contro il declino post-industriale e per impedire l’innesco della spirale della perdita di popolazione, che era di oltre mezzo milione di persone (contro i 320.000 scarsi di oggi n.d.r.), e le divisioni razziali sono diventate parte del paesaggio fisico.

Ora la foresta che ricopre le macerie di Priutt-Igoe si trova quasi esattamente al centro dei 6 chilometri quadrati interessati dal progetto di rigenerazione urbana North Side. Oltre a funzioni residenziali, commerciali e terziarie, una scuola e più di 200.000 metri quadri di parchi e piste ciclo-pedonali, esso prevede la ricollocazione dell’Agenzia Nazionale di Sorveglianza Geospaziale. Il suo pianificato trasferimento dell’agenzia –  con i relativi 3.200 posti di lavoro – sarebbero il catalizzatore della rigenerazione dell’area e il sindaco di St. Louis Francis Slay è convinto che sarà determinante per una ripresa economica prolungata .

Quanto in ogni caso può la pianificazione davvero migliorare le cose – si domanda Flint –  in presenza della torbida situazione, delle profonde tensioni, della sfiducia, e della disoccupazione visti a Ferguson? L’unica cosa che la leadership civica può fare è non mollare di fronte a una serie di sfide complicate come la promozione di nuovi posti di lavoro, ma non solo per uomini bianchi istruiti; piani di grande e piccola portata; proprietà della casa e opportunità di affitto per  redditi diversificati; ed una densità degna di una buona struttura urbana, ma non troppo elevata.

La questione centrale diventa quindi il rapporto tra città e suburbio, tra la densità eccessiva dei concentrati di povertà alla Priutt-Igoe, e la dispersione di posti come Ferguson nei quali i poveri si sono disseminati.

Non potrebbe darsi che tutti i problemi che affliggono la St. Louis County discendano da una frammentazione delle amministrazioni locali? si è chiesto Reihan Salam su Slate. La questione vera sembra però un’altra rispetto alla pur esistente debolezza economica dei piccoli comuni:  il suburbio a bassa densità di casette unifamiliari tipico di questa zona del Missouri – a dire il vero tipico di tutto il paese –  è fondamentalmente inospitale verso chi si ritrova al gradino più basso della scala economica. Ci si potrebbe anche chiedere come mai tante famiglie povere si spostino verso il suburbio (sono cresciute a velocità doppia rispetto ai poveri urbani fra il 2000 e il 2011) se si tratta di luoghi così difficili per tirare avanti. Una parte della risposta è che quando le fasce di reddito medie e alte vanno nel suburbio, i redditi bassi legati ai servizi domestici non possono far altro che seguirli. Poi accade anche che le città americane più vivaci stiano vivendo una forte ripresa, e la “gentrification” espelle le famiglie a redditi più bassi nelle fasce e centri esterni.

Ma è anche vero che la frammentazione amministrativa della contea di St. Louis, che fa parte dell’area metropolitana di quella città, ha in qualche modo indotto i piccoli comuni impoveriti a far soldi in modi “creativi”,  per supplire al ridotto gettito fiscale che è conseguenza dell’impoverimento della popolazione. Di sicuro non esiste un modo facile per scappare da questa trappola suburbana. Certo non fa male incentivare più case economiche nelle città troppo costose, o scoraggiare certi tipi di trasformazioni insostenibili, almeno evitando di favorirle. Ma il primo passo per risolvere la crisi del suburbio è quello di ammetterla, e per questo basta chiedere conferma a chi abita nella St. Louis County – conclude Salam  – suggerendo implicitamente che le questioni da affrontare hanno una dimensione metropolitana che supera la divisione città-suburbio.

Riferimenti

A. Flint, A Failed Public-Housing Project Could Be a Key to St. Louis’ Future, The Atlantic Citylab, 25 agosto 2014.

R. Salam, How the Suburbs Got Poor, Slate, 4 settembre 2014.

 

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