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Esperienze psicogeografiche sul Grande Raccordo Anulare

psicogeografiaLa Psicogeografia a seconda del coagulo di individui che la pratica può essere una scienza( o meglio un Know-How) che studia gli effetti dell’ambiente metropolitano sulla psiche umana. Questa definizione di Luther Blissett definisce perfettamente il tipo di esperimento cinematografico tentato dal documentario Sacro GRA, vincitore del Leone d’Oro all’ultima mostra del cinema di Venezia. L’opera di Rosi, che a distanza di 50 ha ottenuto lo stesso premio del film del suo omonimo Le mani sulla città, non è affatto un film su Roma e men che meno di denuncia dei suoi disastri urbanistici. Purtroppo le recensioni che lo riguardano rimangono impigliate sul dato locale della narrazione cinematografica, peraltro solo evocato, intuibile, mai enfatizzato, rinunciando a cogliere la natura di esperienza psicogeografica che il documentario propone ai suoi spettatori.

Lo psicogeografo, ci ricorda ancora Luther Blissett è inevitabilmente interessato ad indagare tutti i filoni sommersi, prevaricati e per buona parte per ora sconosciuti che portino elementi alla creazione di una Nuova Coscienza del Territorio. Da questo punto di vista, ha poca importanza che il luogo dell’esperienza si chiami Roma, Milano o Londra, poichè l’obiettivo è di trovarsi di fronte al  grande stratega degli umani flussi metropolitani che definisce i passaggi obbligati della vita urbana: l’autotrasporto per la scuola o il lavoro, la deprimente passeggiata pomeridiana nei luoghi del consumo a mo’ di struscio (un retaggio del sistema della noia della vita paesana), la serata nei transiti coatti (non a caso sono così chiamati i suoi frequentanti) dove si consuma quella merce di massa che è il tempo libero. L’esistenza delle persone è predefinita negli spazi che contengono questi flussi, che non possono essere piegati ad altri usi non “normali”. Sacro GRA racconta le derive dei flussi umani predisposti dal grande stratega metropolitano, l’anello autostradale che distribuisce il traffico veicolare in ogni direzione e che solo gli inaspettati fenomeni naturali, come la neve alle latitudini mediterranee, possono fermare.

L’esperimento del documentario di Rosi ha alcuni antecedenti letterari che la critica ha evitato di indagare, a partire dal libro dell’urbanista Nicolò Bassetti (Sacro GRA, Lungo il Grande Raccordo Anulare, con Sapo Metteucci, Quodlibet 2013) dal quale è tratta la sceneggiatura.

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.

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