Expo e la confusione tra città e campagna

Del tema che animerà l’esposizione universale  di Milano poco si è letto in confronto ai numerosissimi articoli giornalistici dedicati alla  gestione clientelare – se non malavitosa – della manifestazione e dei relativi risvolti giudiziari. Eppure Nutrire il pianeta, energia per la vita è tutt’altro che un argomento banale e finalmente gli organizzatori di Expo 2015 si sono accorti che uno strumento per comunicarne i contenuti doveva pur esserci. Così da qualche mese  esiste ExpoNet,  «il magazine ufficiale di Expo Milano 2015». Stessa grafica, stessi identici soci e sponsor, possibilità di acquistare i biglietti d’ingresso, la sola differenza con il sito ufficiale sta nel fatto che «il magazine per persone CiboConsapevoli»  è una testata giornalistica articolata in alcune sezioni tematiche,  attinenti alla produzione di cibo, all’agricoltura e al suolo finalizzata ad «ospitare e stimolare il dibattito, diffondere conoscenza e consapevolezza intorno al nostro modo di nutrirci». Insomma, fin qui tutto bene.

Le soprese iniziano appena si cerca di capire meglio in cosa consistano i contenuti del magazine e si ha la fortuna di imbattersi in questo articolo: La città più sostenibile esiste già. E’ in Italia. L’iniziale sorpresa per il titolo(come? Siamo un faro della sostenibilità e non lo sapevamo?) viene sostituita dall’incredulità non appena letto l’incipit: «Cassinetta di Lugagnano è una delle pochissime, se non l’unica, città italiana virtuosa per la messa in opera di una pianificazione strategica sostenibile. Conta poco più di 1800 abitanti. Il suo territorio si espande a ridosso del Naviglio Grande, a circa 26 chilometri a sud di Milano, immerso nella riserva naturale del Parco del Ticino».

Ora, tralasciamo  la geografia, dimentichiamoci che Naviglio Grande e  Parco del Ticino più che altro stanno ad ovest, concentriamoci su quella parola: città. Nemmeno la previsione che l’articolo possa essere inserito nella English version del sito giustifica la scelta di riferirsi ad un paese di 1800 abitanti come ad una città: small town è cosa diversa da village. Sì, perché Cassinetta di Lugagnano è in effetti un piccolo centro abitato, concetto che anche in italiano può essere espresso con la parola villaggio. Persino l’etimologia in questo specifico caso ci viene in soccorso, poiché il termine viene da villaticum, ad indicare un insieme di dimore rurali che (guarda caso) sono molto diffuse sul territorio del piccolo comune, il cui nome è un diminutivo di cassina, cioè cascina, termine che da quelle parti indica una casa rurale.

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Foto: M. Barzi

Vero è però che siamo in presenza del «primo comune in tutta la Lombardia ad aver approvato nel 2007 un Piano di governo del territorio (Pgt) a zero consumo di suolo, (…) ovvero con previsioni di crescita nulla per l’insediamento urbano» ed anche che «a Cassinetta di Lugagnano è stata riconosciuta l’importanza della relazione tra città e la campagna».  Ma sostenere che questa scelta corrisponda, sic et simpliciter, alla volontà di «mantenere intatta la cintura agricola che la circonda, attualmente patrimonio dell’Unesco», (l’Unesco ha semplicemente riconosciuto la valle del Ticino come Riserva della Biosfera, ma pazienza) equivale a prendere lucciole per lanterne.

E’ del tutto evidente, dopo che la geografia, la demografia e l’etimologia lo hanno confermato, che la città in questione in questo caso sia Milano, mentre la cintura verde altro non è che il territorio rurale nel quale sta immerso il piccolo comune famoso per le sue bellissime ville sul Naviglio Grande. In altri termini, è la green belt milanese che l’amministrazione di Cassinetta vuole indirettamente  preservare con il suo Pgt a consumo di suolo zero.

D’altra parte che l’articolo sbagli completamente a capire qual è la scala territoriale alla quale va affrontata la faccenda lo spiega il fatto che con l’istituzione della Città Metropolitana ciò che avviene su tre chilometri quadrati di superficie comunale conta assai poco all’interno di un territorio grande 525 volte tanto. A Cassinetta di Lugagnano una cosa hanno meritoriamente fatto con il loro Pgt a consumo di suolo zero: mandare un segnale, decidere di non allinearsi alla dominante dispersione insediativa che caratterizza l’area metropolitana milanese.  Il senso vero di questa battaglia contro lo sprawl  (fenomeno che secondo l’autrice dell’articolo sarebbe nato «in tempi non sospetti per alimentare Londra e Parigi con le risorse provenienti dai nuclei rurali limitrofi») va molto oltre quel territorio comunale, talmente piccolo da non implicare nessun danno a costruttori in cerca di aree edificabili.

Scegliere di «non entrare nell’orbita milanese né di espandere il proprio territorio urbano con uno sciame di lottizzazioni lontane dal nucleo centrale», viene semplicisticamente associato alla scelta «di potenziare la produzione sostenibile di cibo sviluppando l’economia locale già fortemente incentrata nel settore dell’agricoltura», come se tra urbanistica e produzione di cibo, che hanno sicuramente delle relazioni nella misura in cui la prima contribuisce a a preservare la base sulla quale opera la seconda, ci sia il semplice rapporto di causa-effetto che qui viene delineato.

Si tratta, in conclusione, di un totale travisamento della natura di ciò che è in gioco con le scelte di governo del territorio del piccolo comune lombardo e, cosa più grave, di un modo del tutto confuso di fare informazione su aspetti fortemente collegati al tema di Expo, come il rapporto città-campagna e quello tra produzione e consumo di cibo.  Forse questa superficiale e forviante trattazione di un argomento serio è solo un caso, una sbavatura all’interno di un progetto comunicativo che si sta lentamente strutturando. E tuttavia un interrogativo sui criteri con i quali Expo comunica con il pubblico dei possibili visitatori lo pone.  Un quesito che si aggiunge alle domande sul senso della manifestazione che le vicende della sua gestione non hanno ancora finito di suscitare.

Riferimenti

I. D’Ambrosi, La città più sostenibile esiste già. È in Italia, ExpoNet, 5 gennaio 2015.

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