Gentrification blues

sowetoRiots6Just a little atrocity,  in the deep of the city. Così Miriam Makeba cantava, con le parole scritte da Hugh Masekela per Soweto Blues, la strage di centinaia di ragazzi che protestavano, nel giugno 1976, contro la sostituzione dell’inglese con l’afrikaans , la lingua del Sudafrica bianco. La rivolta di Soweto rivelò al mondo la faccia peggiore dell’apartheid: la popolazione di colore viveva ammassata all’interno delle township,  veri e propri ghetti della segregazione razziale e della povertà urbana, nate a partire dagli insediamenti di baracche che circondavano le miniere e le attività produttive.

Nel 2001, prima che fosse incorporata a Johannesburg,  Soweto (letteralmente SOuth WEst TOwnship) aveva una la popolazione di poco inferiore alle 900 mila persone e, malgrado il più grande sobborgo nero del Sudafrica sia stato recentemente trasformato da programmi di rigenerazione urbana,  l’evidenza che la povertà e la segregazione non sono sparite con la fine dell’apartheid  sta nel fatto che le township continuano ad essere abitate da milioni di sudafricani neri e poveri.

Lo scorso settembre la stampa internazionale raccontava di una famiglia bianca, residente in una gated community  di un sobborgo di Pretoria, che aveva deciso di vivere un mese a  Mamelodi,  un insediamento nero e povero della periferia della capitale amministrativa del Sudafrica. L’esperimento consisteva nell’abbandonare gli agi nei quali vivono i bianchi e di condividere la quotidiana battaglia contro la difficile condizione nella quale rimane la maggior parte della popolazione nera, segnata dalle profonde disuguaglianze che la fine del regime segregazionista non ha certo cancellato. Anche se fatto che sia durata solo un mese ha autorizzato qualcuno a bollare l’iniziativa come “turismo della povertà”, di fatto l’esperienza della famiglia bianca ha riacceso il dibattito sulla pesante eredità dell’apartheid a vent’anni dalla sua fine.

Nello stesso periodo in cui Soweto si rivoltava, l’area centrale di Johannesburg era in pieno boom edilizio ed il distretto di Hillbrow era uno dei luoghi più esclusivi della metropoli. Qui si trova l’edificio residenziale più alto d’Africa, Ponte City, dentro il quale gli ambiziosi costruttori avevano pianificato di realizzare una pista da sci. Con l’abbandono dell’area centrale da parte degli abitanti bianchi e delle multinazionali, da residenza di lusso la torre di 54 piani si è progressivamente tramutata in rifugio per criminali ed il degrado ha fatto del distretto di Hillbrow uno slum.

Ora anche a Johannesburg, come in molte grandi città del mondo, i programmi di rigenerazione urbana hanno tramutato alcune aree del centro in quartieri alla moda connotati da il fenomento conosciuto con l’espressione gentrification, ovvero l’omologazione della popolazione residente verso l’alto della scala sociale. Ponte City, da inquietante cilindro di cemento circondato da rifiuti, è diventato un centro residenziale per la rampante classe media nera della capitale  finanziaria del Sudafrica.

Non è certo uno scenario nuovo quello di settori metropolitani che da zone degradate si tramutano in quartieri per ricchi. Tanto per fare un esempio noto, al posto dei vecchi moli del porto di Londra, dove gli abitanti erano parte della working class di dickensiana memoria,  il Canary Wharf Group ha realizzato una sorta di cittadella per ricchi nell’area della Isle of Dogs, della quale è proprietario e dove gestisce direttamente le attività insediate. Con la costruzione del nuovo distretto finanziario, nelle Docklands londinesi i valori immobiliari sono schizzati alle stelle e con essi gli affitti delle abitazioni.  E’ il risultato di 30 anni di programmi di rigenerazione urbana che, da un punto di vista sociale,  ha avuto come effetto l’espulsione dei poveri e l’arrivo dei ricchi. A pochi passi dal nuovo centro finanziario, sta ora sorgendo la  Hertsmere Tower, un complesso residenziale di 74 piani che andrà ad ingrossare il fiorente mercato delle abitazioni di lusso della capitale britannica.

Nel caso della più famosa township sudafricana, il mutamento della composizione sociale del sobborgo si è innescato dopo che ingenti quantità di soldi pubblici sono stati investiti per migliorare le infrastrutture ed il settore privato ha cominciato ad investire nella costruzione di shopping mall, teatri, locali notturni, ristoranti e centri sportivi. Così la classe media, che dalla fine dell’apartheid sta crescendo in ampiezza come le cifre del PIL della nazione,  ha trovato le condizioni adeguate per andare ad abitare dove il precedente marchio della segregazione razziale e sociale spingeva i residenti  ad andarsene. Ora sembra che certe zone di Soweto siano considerate un posto dove ci si può vantare di vivere.

Il processo di  trasformazione sociale della popolazione urbana a livello globale non è solo il risultato del dispiegarsi delle forze economiche in grado, attraverso gli investimenti nelle operazioni immobiliari più remunerative, di contribuire allo sviluppo economico delle città.  Buona parte del lavoro lo fanno i soldi pubblici investiti in infrastrutture che valorizzano le aree oggetto degli interventi, rendendole più accessibili e più attraenti.  Guardando di nuovo a ciò che è successo nella londinese Isle of Dogs , senza le due linee di metropolitana realizzate a servizio delle Docklands il nuovo distretto finanziario di Canary Wharf non sarebbe mai decollato.

La segregazione razziale e sociale delle township sudafricane, degli slum del terzo mondo, ma anche di certi quartieri ghetto dove sono stati concentrati i poveri delle città  europee e statunitensi, ha una forte relazione con la carenza di  buone strade, di servizi a rete e di trasporto pubblico, oltre che con il basso reddito degli abitanti ed un’organizzazione spaziale ancora improntata allo sviluppo urbano per parti separate. Da questo punto di vista le analogie tra i processi di trasformazione del tessuto edilizio e sociale delle metropoli mondiali raccontano che ad essere andata in scena è un po’ la stessa storia, che ha, per così dire, la gentrification come colonna sonora .

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