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Gentrification: tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere

Se volete sapere qualcosa di più su: gay gentrification, pink economy, social mixing, marginal gentrifier, studentification, family gentrification e new cultural class, sicuramente il libro di Giovanni Semi, Gentrification. Tutte le città come Disneyland? (ll Mulino, 2015) fa al caso vostro. Vi troverete molte risposte ma al contempo finirete per concluderne la lettura con nuovi dubbi su cause ed effetti delle trasformazioni nella città contemporanea occidentale. L’autore partendo da un’ampia (e aggiornata) rassegna della letteratura internazionale e dalle osservazioni attente di quattro casi studio di città italiane (il Centro storico di Genova, il Quadrilatero Romano e San Salvario a Torino, il quartiere Isola a Milano, il Pigneto e il rione Monti a Roma) si interroga sulla gentrification (il processo di riqualificazione edilizia e di sostituzione sociale osservato dalla sociologa Ruth Glass nel 1964) tentando di rispondere alle sempre ricorrenti domanda sul tema: si tratta di un fenomeno positivo o negativo? E positivo o negativo per chi? Da quali punti di vista? Va combattuto? Può essere innescata e/o controllata da adeguate scelte di politiche urbane? Qual è il ruolo del pubblico nel supportarla o arginarla?

Per l’Italia, se si esclude forse il caso milanese, opportunamente rilevato da Semi, ci troviamo quasi sempre di fronte ad una soft gentrification, non troppo stravolgente, con deboli processi di espulsione degli abitanti tradizionali, che però provoca omologazione nel tessuto commerciale (negozi vintage, botteghe finto-tradizionali, ma anche marchi internazionali) e nell’uso del patrimonio abitativo, riconfigurando i quartieri coinvolti rispetto a loro caratteristiche identitarie. In uno scenario di progressiva trasformazione della qualità della vita, delle abitudini e dei consumi a livello urbano (aumento del tempo libero, sviluppo del turismo e delle spese culturali), si è assistito, anche nel nostro Paese, a una nuova attenzione, da parte di molte città, verso alcune componenti immateriali dello sviluppo e verso processi di rigenerazione urbana, talvolta indotti (o favoriti) da interventi di politiche pubbliche, altre volte più orientati da dinamiche di mercato. In particolare, le aree centrali divengono nuovamente desiderabili, vengono percepite nell’immaginario collettivo con una nuova immagine, più dinamica, come catalizzatori di nuovi utenti, nuovi fruitori temporanei, ma anche mode e tendenze, e se ne apprezza l’autenticità.  Tutto ciò avvia processi di riqualificazione edilizia e ricambio commerciale e sociale.

Semi sembra rifiutare le letture più “radicali” che interpretano la gentrification come un fenomeno che ha quasi unicamente caratteristiche negative (venir meno dello spirito pubblico, declino delle consuetudini comunitarie, erosione dei codici di base della cittadinanza), intrise di visioni nostalgiche e vernacolari del passato. Lo spazio pubblico è in rapida evoluzione, si ridefinisce continuamente, nella sua conformazione fisica e in quanto a modalità d’uso e di fruizione, come luogo delle relazioni sociali e delle forme di aggregazione. Le città (almeno quelle occidentali) dimostrano continuamente una straordinaria vitalità e una sorprendente capacità di mettere in atto strategie di rilancio e rappresentano un luogo straordinario d’innovazione, offrono chance ed opportunità di crescita economica e sociale a milioni di individui. Per questo mutano in continuazione e occorre saper leggere questi cambiamenti.

Il rischio maggiore è quello di interpretare la realtà secondo vecchie categorie arrivando a risultanti fuorvianti e distorti: occorre continuamente cambiare le lenti degli occhiali per leggere le trasformazioni in corso. Gli ambiti urbani centrali non sono in crisi, ma si trasformano:  l’insediamento in zone e quote di patrimonio abitativo degradato non è più una scelta di ripiego per fasce di popolazione debole e marginale, ma è condizione ideale per giovani coppie senza figli e single di buon livello culturale, con forti bisogni di interazione e rappresentazione sociale, attratti da valori storico-culturali e ambientali e da zone centrali, i quali sono contemporaneamente mossi dalla ricerca di investimenti, non solo monetari, ma anche simbolici, remunerativi.

Nel libro i territori della gentrification emergono anche come ambiti ricchi di conflitti: l’apertura di nuovi locali “alla moda” e in generale l’evoluzione del tessuto commerciale in funzione dei nuovi fruitori genera frequenti tensioni fra vecchi e nuovi residenti (ognuno di questi gruppi si caratterizza per stili e tempi di vita diversi), fra popolazioni stabili e temporanee, le proteste dei residenti per il rumore dei locali notturni hanno come effetto rivendicazioni sull’amministrazione pubblica con richieste di maggiori regole, impianti di videosorveglianza, interventi sull’illuminazione pubblica, nuovi regolamenti sull’uso dei parcheggi e più in generale, degli spazi pubblici.

Nella parte iniziale sulle origini storiche del fenomeno, il saggio di Semi constata come la costruzione della città occidentale vede da secoli un ruolo attivo della borghesia (la radice gentry della parola che lo indica può essere un sinonimo di upper class) che, attraverso varie modalità, cerca di rinnovare la città a proprio uso e consumo o come propria forma di rappresentazione. I processi più recenti di rinnovamento e trasformazione urbana si muoverebbero dunque in continuità con questa linea di tendenza. Proprio per questo il libro – e questo è senza dubbio uno dei suoi pregi – è attento alle questioni immobiliari (anche dal lato degli imprenditori edili), troppo spesso trascurate dalla ricerca sociale sul tema, al mutare del significato di abitare e ai cambiamenti intervenuti nel mondo del lavoro che hanno implicazioni sull’abitare. L’andamento dei valori immobiliari rappresenta sempre una significativa misura degli esiti indotti dalle azioni di trasformazione urbana e costituisce un indizio di possibili mutamenti in atto. In fondo gli imprenditori del settore edilizio non sono solo  tutti speculatori, ma soggetti che ogni serio approccio di policy analysis  non può trascurare,  dato che – come ad esempio nel caso torinese del Quadrilatero Romano – intuiscono potenzialità di un luogo e nuovi caratteri della domanda.

Riferimenti
Giovanni Semi, Gentrification. Tutte le città come Disneyland? Il Mulino, Bologna, 2015, 238 pagine, € 22.

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Francesco Gastaldi

Professore associato di Urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale e sviluppo locale presso il Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra ad oggi. E' autore di articoli, saggi e pubblicazioni.

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