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Energia Suburbia

Il marketing dello sprawl sostenibile

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Foto: M. Barzi

E’ sempre più diffusa l’idea che gli stili di vita possano orientare il mercato, mentre lo è sempre di meno la constatazione che fino ad ora è avvenuto esattamente l’opposto. Con la stessa logica duale c’è chi pensa che si possano modificare le aree urbane nel loro complesso: da una parte seguendo l’onda mossa dalle scelte individuali e, dall’altro orientandole con mirate operazioni di marketing. Nulla di strutturale, per carità, solo qualche aggiustamento nelle strategie e alla fine le debolezze del sistema possono magicamente diventare punti di forza, grazie – ça va sans dire – al mercato.

Nel Regno Unito, ad esempio,  Ikea ha avviato la commercializzazione di pannelli fotovoltaici a prezzo accessibile, prodotti in Cina, che successivamente saranno messi in vendita anche nel resto d’Europa. La ragione addotta per questa iniziativa commerciale è la maggiore sensibilità della clientela verso stili di vita sostenibili, ma sicuramente anche la convenienza dell’investimento, che si ripagherebbe velocemente grazie all’energia  prodotta, fa parte delle strategie di marketing dei produttori svedesi di mobili a basso prezzo.  Vi è poi un altro aspetto meno visibile ma che sembra essere essenziale:l poter contare su possibili compratori in grado di decidere autonomamente sull’installazione dei pannelli, vista la grande diffusione delle case che dal piano terra al tetto appartengono ad una sola famiglia.

Se ciò è particolarmente  vero per il Regno Unito, dove la  tipologia della terraced house  è presente anche i quartieri residenziali di Londra,  non lo è di meno per il resto d’Europa, dove a frenare un po’ la diffusione delle abitazioni unifamiliari è intervenuta solo recentemente la  crisi economica. In sostanza Ikea più che far conto sulla sensibilità ambientale della propria clientela si affida al modello prevalente di organizzazione del territorio, connotato dalla dispersione degli insediamenti residenziali nei cui interstizi, tra uno svincolo autostradale ed una zona industriale, hanno trovato posto anche i loro punti vendita.

 

Riconvertire il suburbio

 

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Foto:M. Barzi

ll ruolo delle aree suburbane nella produzione di energia è stato  messo in evidenza da una ricerca dell’Università di Lincoln (UK) e dal New Zeland Energy Centre, finalizzata a dimostrare come il suburbio da ambiente costruito a bassa efficienza energetica  possa trasformarsi in produttore di energia grazie all’abbondanza di tetti sui quali installare i pannelli fotovoltaici.

I ricercatori anglo-neozelandesi sostengono che, mentre la città compatta consente maggiore efficienza negli spostamenti con veicoli a combustione, quella dispersa è il luogo ideale per lo sviluppo del trasporto su veicoli elettrici, che si avvantaggerebbero dell’energia prodotta con i pannelli fotovoltaici. In una prospettiva di cambiamenti climatici poi,  produrre energia con il sole avrebbe anche il vantaggio incorporato di abbassare le emissioni globali  e di far diventare di massa l’uso dell’auto elettrica che non dipende dalle energie fossili.  Lo sprawl può quindi essere sostenibile se è adeguatamente equipaggiato con pannelli fotovoltaici ed orientato alla mobilità su veicoli elettrici ed il modello della città dispersa energeticamente efficente potrebbe entrare nelle prospettive di sviluppo del terzo mondo.

L’approccio alla sostenibilità del colosso dell’arredamento svedese sembra assolutamente in linea con le conclusioni di questa ricerca, con la differenza che nel caso della loro iniziativa commerciale la trasformazione dello sprawl in luogo di produzione di energia sostenibile si dovrebbe basare sulla sensibilità ambientale di chi vi abita,  anche se gli abitanti del suburbio forse sono più che altro interessati ai vantaggi economici della produzione autonoma di energia per i bisogni delle loro case energivore.  I probabili acquirenti dei pannelli fotovoltaici low cost rappresentano la risposta fai da te al problema della enorme dipendenza energetica del modello insediativo disperso e l’iniziativa commerciale di Ikea potrebbe non avere più senso se qualcuno darà retta alle conclusioni della ricerca anglo-neozelandese.

C’è da scommettere che il mercato immobiliare non tarderà a proporre  nuove soluzioni residenziali unifamiliari, disperse e energeticamente sostenibili, capaci di tramutare gli  svantaggi collettivi dello sprawl nel vantaggio individuale dell’indipendenza energetica. Lo scenario che in teoria si profilerebbe ha come conseguenza una diminuzione delle utenze della rete di produzione dell’energia elettrica dalla quale ancora dipende la città compatta, la quale nel frattempo potrebbe essere svuotata dai suoi abitanti attirati dal mito dell’indipendenza abitativa ed energetica . Il tutto si baserebbe sulla disponibilità teoricamente illimitata di suolo da utilizzare per la costruzione del nuovo suburbio sostenibile, cioè quanto di più insostenibile si possa immaginare. Ma si sa che il marketing  è fatto per vendere tutto, anche la sostenibilità.

 

Riferimenti

Qui la ricerca dell’Università di Lincoln (UK) e dal New Zeland Energy Centre.

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.