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Il peso della forma urbana

Vivere in città fa bene e sono numerosi gli studi che lo dimostrano, ci sono però alcune condizioni che favoriscono il benessere dei cittadini, in assenza delle quali l’ambiente urbano si può tramutare in un luogo malsano. Una di queste, probabilmente la più importante, è l’accessibilità pedonale degli spazi. Per valutare quindi quanto una città possa sostenere la salute dei suoi cittadini bisogna innanzitutto capire quanto in essa ci si possa muovere a piedi. Come sappiamo per esperienza personale – dato che pedone e automobilista molto spesso coincidono –  facilitare il primo equivale a scoraggiare il secondo. Più pedoni sulle strade equivale a meno auto in circolazione, quindi a meno inquinamento atmosferico ed acustico e più vivibilità in generale.

 

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Foto: M. Barzi

A Toronto ad esempio un gruppo di ricercatori ha mappato l’accessibilità pedonale delle varie zone censuarie, e rilevato la relazione tra ambiente costruito secondo princìpi autocentrici e insorgenza di patologie come obesità o diabete. Lo studio è stato condotto utilizzando un indice di pedonabilità composto da una serie di criteri come la densità di popolazione e di residenze, la possibilità di raggiungere a piedi nel raggio di 800 metri negozi e servizi, la connettività a rete del sistema stradale. Il risultato, cifre alla mano, è che esiste una relazione tra la forma urbana e la salute delle persone. Nei quartieri con un basso indice di pedonabilità la percentuale di persone obese o in sovrappeso e diabetiche  è rispettivamente di 8  e 3 punti percentuali più alta, di quella riscontrata nei quartieri che hanno caratteristiche insediative opposte su una scala di valutazione da 1 a 5.

In una mappa allegata allo studio  si può riscontrare come i quartieri a più alto indice di pedonabilità siano, come in fondo è facile intuire, prevalentemente quelli centrali, in cui la forma urbana compatta e densa favorisce l’insediamento di un maggior numero di abitanti per chilometro quadrato, e di funzioni diverse dalla sola residenza.  I quartieri a bassa densità di popolazione e di residenze corrispondono invece agli ambiti urbani con caratteristiche suburbane, totalmente dipendenti da altre zone – raggiungibili solo con l’auto –  per quanto riguarda i servizi e le attività commerciali.

Se da una parte le ricerche in campo medico stanno riscoprendo quanto la salute delle persone dipenda anche dal luogo in cui risiedono, sul versante della progettazione urbana la pedonalizzazione di alcuni settori della città rientra in maniera crescente nelle strategie complessive di trasformazione, ben oltre i semplici provvedimenti per la mobilità sostenibile. Emergono evidenti correlazioni anche con altri aspetti della salute pubblica, visto che sono ormai numerosi gli studi in campo psicologico che rivelano quanto la possibilità di contatto umano, offerta dalle aree pedonali, abbia un benefico effetto sulla condizione mentale delle persone. Sentirsi connessi al mondo, avere la possibilità di incontrare fisicamente i propri simili,  sono aspetti della vita urbana che prevengono l’insorgenza delle malattie mentali.

Riguardo ai provvedimenti che si possono prendere per promuovere la salute in ambito urbano, se da una parte è difficile modificare a breve termine la struttura insediativa dei quartieri a bassa densità dipendenti dall’auto, dall’altra pare relativamente più facile intervenire sugli ambiti urbani più densi e multifunzionali.  Si tratta in pratica di utilizzare in modo crescente la limitazione dell’accessibilità automobilistica dei settori con queste caratteristiche insediative, ovvero i poli attrattori del traffico veicolare di chi non trova nel luogo in cui risiede la stessa offerta commerciale e di servizi.

Se  anche gli abitanti delle aree suburbane saranno indotti a camminare di più e a lasciare l’auto ad una distanza accessibile a tutti – i famosi 800 metri che si possono tranquillamente percorrere a piedi per fare acquisti, andare a scuola, al parco pubblico oppure all’ufficio postale –  allora la maggioranza degli abitanti delle città potrà godere di quei benefici effetti sulla salute fisica e mentale esercitati dalla densità residenziale e di popolazione tipiche dei quartieri centrali. Tutto ciò, come sempre, dipende dalle scelte politiche degli amministratori ma anche dalle sollecitazioni che i cittadini sono in grado di recapitare ai decisori. E naturalmente dipende da quanto riesca a farsi strada tra di loro la consapevolezza che forma urbana e salute sono aspetti fortemente correlati.

Riferimenti

Qui trovate la ricerca sulla correlazione tra obesità, diabete e forma urbana a Toronto.

Sui rapporti  tra densità urbana e benessere mentale si rimanda all’articolo di L. Hollis People stress us out, but they are also the key to happiness in cities pubblicato su The Guardian il 25 febbraio 2014

 

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.

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