Il ragazzo della via Gluck, Adriano Celentano (1966)

Contributi Musicali all’Urbanistica | Puntata 2

Perché non provare a leggere i fenomeni urbani e suburbani attraverso gli indizi lasciati dalla musica?

Gluck quadratoPiù o meno negli stessi anni in cui Petula Clark decantava la Downtown, in Italia si viveva un periodo di prosperità, segnato, oltre ad una fase di crescita economica, anche da un forte aumento demografico e da un’espansione urbana rapida e difficilmente controllabile, che ha modificato irreversibilmente i territori urbani e periurbani. Il cambiamento è stato così sentito che il tema ha trovato spazio nel panorama musicale del periodo,  come dimostra il celebre “Ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano.

Celentano, con 150 milioni di dischi venduti, è l’artista italiano con le più alte vendite di dischi stimati, a pari merito con Mina. La sua carriera musicale comincia nel 1958, confermandolo ben presto uno dei principali esponenti del Rock’n’Roll a Milano e in Italia, insieme a Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci.

I genitori, originari entrambi di Foggia, erano emigrati in Lombardia per motivi di lavoro e vivevano nel quartiere milanese di Greco, in via Gluck 14. È lì che, esattamente 76 anni fa, il 6 gennaio del 1938, nasce il Molleggiato.

“Il ragazzo della via Gluck” è una ricostruzione autobiografica che descrive come l’ambiente della casa natale di Celentano (ma non solo la sua) sia stato stravolto in una decina d’anni, quelli in cui si è allontanato per intraprendere la carriera musicale: “Là dove c’era l’erba ora c’è una città”.

Il brano, presentato con scarso successo a San Remo nel 1966, è divenuta una delle canzoni più rappresentative del Molleggiato e della stessa generazione che ha vissuto il boom edilizio tra gli anni ’50 e ’60, come si può vedere già nella prima strofa:

Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in via Gluck,

in una casa, fuori città, gente tranquilla, che lavorava.

Celentano racconta come “la città” fosse vista come luogo del benessere e del progresso, dove le case erano dotate di bagno e non ci si doveva lavare in cortile. Un luogo dove trovare ciò che non si trovava lì, nel “fuori città”. Se in “Downtown” la contrapposizione era tra il suburbio e il centro città, qui la distinzione è tra il “fuori città”, caratterizzato dalla presenza dell’erba e del verde, e la “città”, caratterizzata invece dalla presenza delle fabbriche e del cemento: “a piedi nudi a giocare nei prati, mentre qua in centro respiro cemento”.

È interessante notare come Celentano non parla di sprawl, di suburbio, di periferia: casa sua, per lui, era collocata in uno spazio ibrido, tra campagna e città, vicino alla stazione di Greco, a nord di Milano. Lo shock maggiore è proprio generato dalla trasformazione radicale del suo fuori città in un’appendice espansa della città. Il tutto in meno di una decina d’anni:

Torna e non trova gli amici che aveva,
solo case su case,
catrame e cemento. 

Là dove c’era l’erba ora c’è una città,
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà. 

Il brano si conclude con uno sfogo, rafforzato dalla nostalgia per aver perso la casa natale, che potrebbe sembrare un po’ ingenuo: “non so perché continuano a costruire le case e non lasciano l’erba”.
Ingenuità, o qualsiasi cosa sia, il brano ha generato grande interesse artistico nella corrente neo-realistica di Pasolini, che dalla canzone avrebbe voluto trarre un film mai realizzato; qualche critica più o meno ironica, come la Risposta al Ragazzo della via Gluck, di Gaber, e numerose riproposizioni nei panorami musicali esteri, con cover in francese, inglese e addirittura svedese!

A dimostrazione del fatto che di vie Gluck ce ne sono tante e che le città, ovunque si trovino, non sono fatte solo di edifici.

Riferimenti:

Adriano Celentano – Il Ragazzo della via Gluck (Youtube)

Marco Romano, L’urbanistica in Italia nel periodo dello sviluppo 1942-1980, Marsilio

Marcello Fabbri, L’urbanistica italiana dal dopoguerra a oggi, De Donato

Edoardo Salzano, Fondamenti di urbanistica, Laterza

Federica Manenti Downtown, Petula Clark (1964-65), Millennio Urbano