James C. Scott. La città iper-modernista di Le Corbusier

Premessa

Nel suo Seeing Like a State[1] James C. Scott si è interrogato sul perché certe disposizioni, pensate per migliorare la condizione umana, si siano in realtà rivelate un fallimento. Egli fonda la sua definizione di iper-modernismo (high-modernism) nella «aspirazione all’ordinamento amministrativo della natura e della società», condotta attraverso «una vasta e razionale ingegnerizzazione di ogni aspetto della vita sociale finalizzata a migliorare la condizione umana». Nel «pantheon» delle figure che hanno incarnato la fede «in un uso illimitato del potere dello stato moderno come strumento per realizzare i loro progetti», oltre a una visione della società civile «priva della capacità di resistere ai loro piani», Scott inserisce anche Le Corbusier[2]. All’architetto franco-svizzero è dedicata la prima parte del capitolo The High-Modernist City. An Experiment and a Critique[3] del suo libro. La casa editrice Elèuthera, che lo ha tradotto in italiano[4] ad esclusione di quel capitolo. Di seguito viene riportata la traduzione delle pagine 103-117 autorizzata da Elèuthera editrice, da citare in questo modo: James C. Scott, La città iper-modernista, trad. it. di Michela Barzi, Milano, Elèuthera, 2020.

NOTE

[1] James C. Scott, Seeing Like a State, New Haven and London, Yale University Press, 1998.

[2] Ivi, pp. 88-9.

[3] L’ultima parte del capitolo è stata inserita in un’antologia di scritti di Jane Jacobs, curata da Michela Barzi, di prossima pubblicazione. Cfr. Jane Jacobs, Città e Libertà, Milano, Elèuthera, 2020.

[4] James C. Scott, Lo sguardo dello stato, trad. it. di Elena Cantoni, Milano, Elèuthera, 2019.

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