Jane Jacobs. Il centro città è per la gente. Capitolo II

Quanto intensamente può funzionare una strada?

Il miglior posto al quale guardare è la strada. E bisogna anche farlo alla svelta; perché questi progetti non stanno solo portando via dalla strada il rumoroso traffico automobilistico, ma anche la strada stessa. Al suo posto ci saranno spazi aperti con ampie vedute, e un sacco di spazio vitale. Ma la strada fa molte più cose di qualsiasi altra parte del centro della città. È il sistema nervoso; veicola, il gusto, la sensazione, la vista. È il principale punto di scambio e comunicazione. Chi usa il centro della città sa benissimo che esso non ha bisogno di meno strade, ma di più, soprattutto per i pedoni. Essi stabiliscono costantemente nuovi percorsi personalizzati, attraverso gli atri degli edifici che si trovano nel mezzo degli isolati, attraverso i negozi e le banche che ne occupano tutta la profondità, persino attraverso parcheggi e vicoli. Anche alcuni dei costruttori che operano nel centro della città conoscono il fenomeno, e affittano spazi lungo questi percorsi nascosti.

Il Rockefeller Center, spesso citato a dimostrazione del fatto che i progetti di riqualificazione fanno bene al centro della città, differisce dai progetti odierni in modo fondamentale. Rispetta la strada. Il Rockefeller Center è strettamente saldato a tutte le vie che lo attraversano. Una delle sue caratteristiche più brillanti è una ulteriore strada a pieno titolo grazie alla quale taglia degli isolati che in un altro contesto sarebbero troppo lunghi. I suoi spazi aperti sono vortici di strade, piccoli, definiti e vivaci, e non larghi, vuoti e noiosi. Aspetto più importante, esso è così denso e concentrato che la sua uniformità risulta essere un episodio relativamente piccolo nell’area.

Come risultato della sua estrema densità, il Rockefeller Center è stato costretto ad incanalare l’attività in eccesso della sua strada al livello sottostante, e dato che ciò spesso capita ai progetti ben riusciti, i progettisti ne hanno tratto una morale sbagliata: per tenere il più possibile sgombro il piano terra spediscono la gente nelle vie sotterranee, nonostante il teorico scopo dello spazio aperto sia di dotare le persone di più aria e più cielo, non meno. A stento si riesce a concepire un metodo più rapido per mortificare il centro della città, del ficcare sottoterra le sue attività più vivaci e le sue luci più brillanti, eppure è ciò che fanno il Penn Center di Filadelfia e il Gateway Center di Pittsburgh. Ogni grande magazzino che segua una politica del genere con il proprio essenziale piano terra, invece di usarlo come un raggruppamento di strade simile a quello che si trova in un villaggio, sarebbe destinato al fallimento.

Il vicolo pieno di vita

Il vero potenziale è nella strada, e ci sono molte più opportunità per sfruttarla di quante ne vengano effettivamente realizzate. Consideriamo ad esempio Maiden Lane a San Francisco, uno stretto, vicolo a servizio degli edifici più o meno lungo due isolati. A partire da nient’altro di considerevole che il retro sporco e abbandonato dei grandi magazzini e edifici anonimi, un gruppo di commercianti ha tramutato il vicolo in una delle più belle strade commerciali d’America. Maiden Lane ha marciapiedi alberati, panchine di legno che invitano i turisti o coloro che guardano le vetrine o gli acquirenti a sostare, marciapiedi con pavimentazioni colorate e con ombrelloni per proteggerli dal sole caldo. Ogni commerciante si distingue dall’altro: c’è chi mette espositori all’esterno con le loro merci, c’è chi appende fioriere alle vetrine e fa crescere rampicanti. Ogni edifico, sia vecchio che nuovo, ha un aspetto proprio; il più apprezzato è una distesa di mattoni di color marrone chiaro con un ingresso curvo, progettato dall’architetto Frank Lloyd Wright. Il benessere del pedone è supremo; nella calca del giorno si può trovare in Maiden Lane un’oasi dove percepire un senso di intimità, allegria, e spontaneità. È una delle più potenti calamite del centro di San Francisco.

Il centro della città non può essere trasformato in insieme di Maiden Lane, e se lo si facesse sarebbe una insopportabile stravaganza. Ma le possibilità illustrate possono essere realizzate da ogni città nel proprio particolare modo. Il piano di Victor Gruen e associati per Fort Worth è un esempio fuori dal comune. E’ stato pubblicizzato principalmente per la sua disposizione di vaste aree perimetrali destinate a posti auto e perché converte il centro della città in un’isola pedonale, ma non per il suo scopo principale che è di movimentare le strade attraverso la varietà e i dettagli.  Questo punto è stato sottovalutato dalla maggioranza delle circa ottanta città che, secondo gli ultimi calcoli, stanno seriamente prendendo in considerazione di emulare l’impostazione in merito al traffico del piano di Gruen.

Non esiste nessun effetto magico nel rimuovere semplicemente le auto dal centro della città, così come non ce n’è nel mettere l’enfasi sullo spazio tranquillo, calmo e morto. La rimozione delle auto è importante solo in virtù delle grandi occasioni che si aprono per far funzionare meglio le strade e mantenere le attività del centro della città compatte e concentrate. Con queste finalità, l’ottimo piano di Gruen fra gli interventi per l’assetto viabilistico inserisce gallerie pedonali, colonne per i manifesti, striscioni, chioschi, bancarelle, caffè all’aperto, palchi per la musica, aiuole, ed effetti speciali di illuminazione. Concerti di strada, danze e mostre saranno promossi. Il punto è rendere le strade più sorprendenti, compatte, varie, e piene di quanto lo fossero prima, non di meno.

Una delle cose belle del piano per Fort Worth, è che funziona a partire dagli edifici esistenti ed è una caratteristica positiva, non solo un espediente per risparmiare sui costi. Pensate ad ogni città che piace alla gente e vedrete che essa ha vecchi edifici mescolati a quelli nuovi. La mescolanza è fra i più grandi vantaggi del centro della città, dato che le strade del centro hanno bisogno di attività economiche ad alta, media, bassa, e nessuna resa. Il ristorante intimo o una buona steak house, la galleria d’arte, il club universitario, un buon sarto, ma anche la libreria e il negozio di antiquariato, sono il tipo di attività per le quali i vecchi edifici sono così congeniali. Le vie del centro devono  mettere in luce questa mescolanza di edifici, con tutte le sue implicite – ma assai comprensibili  – allusioni alla scelta.

(Continua)

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Riferimenti

Jane Jacobs, Downtown is for People, Fortune,1958.