Jane Jacobs. Il centro città è per la gente. Capitolo IV

Mappe e realtà

Ma è la strada, non l’isolato, che costituisce l’elemento significativo. Quando un commerciante prende in locazione un negozio egli considera cosa c’è dall’altra parte e lungo il percorso della strada, anziché ciò che si trova dall’altro lato dell’isolato. Quando il degrado o il miglioramento si diffondono poi procedono lungo la strada. Interi ambiti della città devono il loro nome non agli isolati, ma alle strade – Wall Street, Fifth Street, State Street, Canal Street, Beacon Street.

Perché mai i progettisti si fissano sull’isolato e ignorano la strada? La risposta si trova in breve nelle loro tecniche di analisi. Dopo aver mappato le condizioni, le funzioni, gli spazi inutilizzati dell’edificato, e fatta una valutazione isolato per isolato, essi uniscono i dati per ciascun isolato perché è il modo più veloce di riassumerli e di caratterizzare il singolo isolato con una adeguata legenda. Non conta quanto la strada abbia caratteri propri, i dati di ogni lato su strada dell’isolato sono messi insieme a quelli degli altri tre. La strada, da un punto di vista statistico, scompare, senza lasciar traccia. Il progettista dispone di una raffigurazione grafica del centro della città che ha un ben piccolo significato e molta più possibilità di ingannarlo.

Credendo più alle mappe degli isolati che ai loro occhi, i costruttori pensano che le strade del centro della città siano elementi separatori di aree, non unificanti come invece sono. Importanti decisioni di riqualificazione vengono prese sulla base di ciò che è stato identificato come un isolato “buono” oppure “cattivo”, e ciò conduce ad incongruenze peggiori di quelle che potrebbe produrrebbe persino il più sconsiderato laissez-faire.

Un ottimo esempio di tutto ciò è costituito dal Lincoln Center for Performing Arts di New York. Il super-blocco destinato alle attività culturali è inteso come un luogo grandioso e il centro del mondo musicale e della danza di New York. Ma le sue strade non saranno in grado supportarlo in alcun modo. La strada ad est è un importante percorso per il trasporto merci, dove il rombo dei convogli diretti verso le zone industriali e verso i tunnel è talmente assordante da zittire qualsiasi conversazione che avvenga sul marciapiede. A nord, la strada sarà condivisa con una enorme e tetra scuola superiore. A sud ci sarà un altro super-blocco per una istituzione, il campus dell’università Fordham.

E che dire della Metropolitan Opera, ovvero il gioiello a coronamento del progetto? Il vecchio teatro dell’opera ha lungamente sofferto del fatto di trovarsi fuori contesto, in mezzo alle strade del distretto dell’abbigliamento, coi loro opprimenti laboratorio ed enormi caffetterie. C’era qualcosa da imparare qui per i pianificatori. Se i piani che sono stati pubblicati avranno un seguito, il teatro dell’opera avrà comunque dei problemi con quanto gli sta vicino. Il retro sarà il suo ingresso effettivo, dato che questo è l’unico punto dell’edificio ad essere comodamente raggiungibile dalla strada e dove il pubblico scenderà da automobili e taxi. Allineate sull’altro lato della strada ci sono le torri di uno dei complessi di case popolari tra le più degradate di tutta New York. Dalla padella alla brace.

Se chi riqualifica il centro della città deve dipendere così tanto dalle mappe invece che dalla semplice osservazione, farebbe bene a disegnare delle mappe in forma di rete e poi analizzarne i dati elemento per elemento, evitando i buchi della rete. Ciò consentirebbe di avere una rappresentazione del centro della città che mostri piuttosto chiaramente la Fifth Avenue o la State Street o la Skid Row. Nei rari casi in cui una strada del centro sia un elemento di separazione, ciò andrebbe allo stesso modo evidenziato, ma non esiste altro modo per verificarlo che camminare e guardare.

Il cliente ha sempre ragione

Nella loro dipendenza dalle mappe quasi fossero una sorta di realtà superiore, urbanisti e architetti danno per scontato di poter creare una strada per il passeggio semplicemente inserendola a piacere nella planimetria, e poi costruendola. Ma una strada per il passeggio ha bisogno di chi ci passeggia. La gente ha ragioni molto concrete circa il luogo dove camminare nel centro e chiunque voglia portarla lì deve fornirgliele.

Il meraviglioso e luccicante tratto della Park Avenue di New York ricostruito da poco è una dimostrazione di questo tipo di ostinazione. La gente semplicemente non la percorre, almeno non la folla che giustificherebbe questo elegante pezzo di città con i suoi straordinari gioielli della corona: la Lever House e il nuovo e bronzeo Seagram Building. Gli impiegati e i visitatori che fuoriescono da questi edifici, il più delle volte svoltano verso Lexington Avenue a est, o verso la Madison a ovest. Presupponendo che il cliente abbia sempre ragione, un assunto che vale anche per gli utenti del centro della città, è del tutto evidente che la Lexington e la Madison hanno qualcosa che la Park Avenue non ha.

Il sito ormai liberato sul quale è stata rimandata la costruzione dell’Astor Plaza sarebbe un’ottima occasione per realizzare ciò che è stato pianificato e nel contempo fare della Park Avenue una autentica passeggiata lunga parecchi isolati. Anziché essere distaccato e formale, il piano terreno di questo sito dovrebbe avere la più astuta immagine commerciale e la più urbana delle serie di negozi su uno o due livelli, ristoranti con terrazza, bar, fontane, e posti riparati. La torre Seagram e la Lever House, con le loro piazze antistanti, lungi dall’essere denigrate, potrebbero raccogliere in pieno il valore della loro gloria e particolarità; ciò sarebbe per loro un complemento.

La passeggiata deliberatamente progettata per non avere gente che ci passeggia, può essere vista  anche nella prima delle “greenway” disegnate per Filadelfia. Ci sono alberi, ampi marciapiedi, e ben progettate vedute – ma nessuno che ci cammini. A breve distanza, ad essa parallela, c’è una strada caotica bordata da negozi e attività – piena zeppa di gente. Questo paradosso non è sfuggito agli urbanisti di Filadelfia: nelle prossime greenway essi intendono includere almeno qualche strutture commerciali.

Per fortuna, gli urbanisti e gli amministratori di Filadelfia sono grandi camminatori, e uno dei risultati di questo loro stranamente forte interesse è il tentativo di rinforzare la naturale attrattività delle strade della città. “Bisogna realizzare tutto ciò strada per strada” ha dichiarato Harry Batten, presidente del consiglio di amministrazione della N.W. Ayer & Son, e uno dei maggiori esponenti del Movimento per la Grande Filadelfia. “Prendiamo la Chestnut, che è una bella strada  commerciale; dovremmo eliminare tutto quanto la offende, come i vuoti costituiti dal parcheggi. Trovate dei commercianti che potrebbero stare qui, convinceteli a trasferirsi”. All’estremo opposto c’è Market Street, sull’altro lato di Penn Center: botteghe economiche, negozi di trucchi magici, cinema, insegne vistose – proprio il genere di strada che la maggior parte delle città considera degradata. Batten, il quale pensa che la città sia fatta di ogni tipo di persone, è contrario all’idea di conferire a Market Street un aspetto più misurato. “Deve essere una carnevalata ancora più grande” – dice – “ più luci, più colori”.

(Continua)

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Riferimenti

Jane Jacobs, Downtown is for People, Fortune,1958.