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Jane Jacobs. Il centro città è per la gente. Capitolo V

Punti focali

Non importa quanto interessanti, appariscenti o eleganti possano essere le strade del centro della città, c’è bisogno di qualcos’altro: punti focali. Un punto focale può essere una fontana, una piazza, un edificio – qualunque sia la sua forma, il punto focale è un riferimento nel paesaggio, e se è sorprendente e gradevole un intero quartiere può beneficiare del suo effetto magico.

Tutti i grandi punti focali del centro città sono in grado di sorprendere senza stancare. Indipendentemente da quante volte avrete visto Times Square, con le sue cascate illuminate d’acqua spumeggiante, le sue facciate animate, le tazze di caffè fumanti raffigurate con le luci al neon, le folle che la rendono viva, riesce sempre a farti strabuzzare gli occhi. Non importa quante volte si sia guardato lungo la Newbury Street a Boston, la vista del campanile della chiesa di Alrington Street arriva sempre come una delizia per gli occhi.

Dove i punti focali sarebbero più necessari, in luoghi dove convergono persone e attività, troppo spesso sono carenti. Chicago ad esempio ne è priva nel Loop. In altre città, spazi perfettamente collocati nel mezzo del gran traffico pedonale, sono ben poco sfruttati – è il caso della scialba piazza pubblica di Cleveland, ad esempio, che tuttavia è così piena di possibilità, o del vecchio e dimenticato Diamond Market di Pittsburgh, il quale, con qualche intervento artistico potrebbe diventare un bell’ingresso al Gateway Center.

Sfortunatamente gran parte dei punti focali che sono stati progettati sembrano destinati al fallimento. Quelle pesanti serie di architetture istituzionali, note come centri civici, ne sono un eccellente esempio. Quello di San Francisco, costruito una ventina di fa, avrebbe dovuto essere di avvertimento, ma Detroit e New Orleans stanno costruendo centri similmente pretenziosi e monotoni e molte altre città stanno pianificando di fare lo stesso. Senza alcuna eccezione questi centri civici sono uno spreco di spazio, sono colate di cemento su estensioni lunghe miglia – se davvero i progettisti vogliono tanta superficie per i centri civici, ciò che sarebbe meglio fare è di spostarli decisamente fuori dal centro della città, come New Orleans ha fatto. In altre parole, si suppone che la gente abbia bisogno di così tanto spazio da dover il medesimo essere allontanato dalla gente.

Ma le amministrazioni comunali non hanno mai avuto bisogno di tutto questo terreno, un aspetto semmai, che i nostri antenati – che sapevano perché costruire piazze circondate da palazzi –avevano presente molto bene. I redattori dei giornali il cui lavoro consiste nel conoscere i politici hanno presto scoperto che ogni  città possiede una sorta di angolo che esercita qualcosa di simile all’effetto Venturi nella dinamica dei fluidi, un punto dove i politici si trovano, un tratto di marciapiede dove, se si sosta a mezzogiorno, si può vedere “tutta la città che conta”. Anche nei più grandi centri metropolitani è piuttosto facile trovare il punto che fa da effetto Venturi per i politici, è lì dove avvocati, eletti ed aspiranti tali, vari tipi di introdotti nell’ambiente e coloro che vorrebbero esserlo, si raggruppano e prosperano, dato the le informazioni sono il loro pane quotidiano. Questo vitale luogo di scambio non è mai segnato sulle carte ufficiali della città, e nemmeno gli architetti lo hanno individuato con un tratto o un colore nei loro diagrammi per la Città del Domani. Infatti, se provate ad interrogare qualcuno di loro sull’argomento, tutto ciò che otterrete è uno sguardo perso nel vuoto, e forse un certo sdegno.

I grandi spazi aperti non sono funzionali a questo tipo di attività civica; il prestigio e l’attrattività di un marciapiede che costeggia un giardino, come nella nuova Federal Reserve Bank di Jacksonville, o un giardino laterale, come nella Federal Reserve di Filadelfia, sono ciò che ci vuole per gli amministratori della città e della contea, perché consente loro di stare nell’ambiente al quale appartengono, vicino ad avvocati, gruppi di pressione e tutti coloro che devono avere a che fare con il governo locale.

L’eco

I sostenitori de progetti di riqualificazione urbana spesso sostengono che i giganteschi super-blocchi siano l’unico mezzo fattibile per riqualificare il centro della città. Questi progetti, sottolineano, possono ottenere i finanziamenti governativi per le trasformazioni urbane con i quali pagare i terreni e gli alti costi di demolizione. Essi consentono di realizzare spazi aperti nella città senza pesare sulle casse municipali per acquisirli o mantenerli. Sono preferiti dai grandi gruppi immobiliari, perché ottengono più profitto rispetto alla costruzione di singoli edifici. Sono apprezzati dalle compagnie di assicurazione che erogano prestiti perché un grosso finanziamento richiede meno verifiche e decisioni rispetto ad una serie di piccoli prestiti; più grande e più separato dal suo contesto è il progetto, minori sono le preoccupazioni dei prestatori riguardo le contaminazioni da parte del resto della città. E inoltre i progetti possono stimolare i pubblici poteri a procedere con gli espropri per pubblica utilità; non c’è bisogno che siano enormi perché venga utilizzato questo strumento, ma è possibile che lo siano e infine lo sono.

Analogamente gli architetti lamentano di aver scarsa influenza sull’aspetto e la sistemazione dei progetti. Essi sottolineano come siano le leggi sulla trasformazioni urbane, le norme amministrative, e gli aspetti economici che derivano dalle leggi a progettare al loro posto. Ciò è particolarmente vero per la progettazione di complessi residenziali, dove le disposizioni in materia di densità, di copertura del suolo, di regolamentazione degli affitti, e aspetti simili, non solo effettivamente determinano il numero, le dimensioni e la localizzazione degli edifici, ma influenzano grandemente anche il progetto (includendo persino componenti come gli ingressi e i balconi). I progetti non residenziali sono meno regolamentati, ma essi sono il prodotto della stessa fusione di elementi, e molti complessi per uffici sono praticamente indistinguibili da quelli residenziali. Gli operatori immobiliari e gli architetti hanno ragione. E ne hanno perché i funzionari pubblici, gli urbanisti – ma anche gli operatori immobiliari e gli architetti– per primi hanno immaginato lo spettacolare progetto, e poco altro, come la soluzione per ricostruire la città. La legislazione sulla trasformazione urbana e gli effetti economici che ne derivano, sono nati da questo pensiero e sono stati tagliati su misura per essere dei prototipi ben più di quelli che vengono realizzati oggi. L’immagine è stata concepita dentro questo apparato; ora l’apparato riproduce l’immagine.

(Continua)

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Riferimenti

Jane Jacobs, Downtown is for People, Fortune,1958.

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Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale. Collabora con istituti di ricerca e università. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste on line.