Jane Jacobs. Il centro città è per la gente. Capitolo VII

In cerca di spunti precisi

Quando si tratta collocare attività culturali gli urbanisti avrebbero una lezione da imparare dalla biblioteca pubblica di New York; essa sceglie come collocarsi similmente al più attento dei commercianti. Non è un caso se il suo edificio principale stia in uno dei migliori angoli di New York, quello tra la Forty-second e Fifth Avenue, un nobile punto focale. Nel lontano 1895, l’appena nominata commissione della biblioteca dibatteva su quale tipo di carattere la struttura avrebbe dovuto dotarsi. Decidendo di servire quanta più gente possibile, essa scelse quello che sembrava il punto centrale di una città che si stava sviluppando verso nord, lo chiese e lo ottenne.

Oggi la biblioteca colloca i propri distaccamenti cercando di scegliere un posto dove c’è molto traffico pedonale. Lo sperimenta piazzandoci una biblioteca mobile, e se i risultati sono conformi alle aspettative può affittare un negozio per una biblioteca temporanea. Solo dopo aver ottenuto la certezza che si tratta del posto migliore per raggiungere il maggior numero di utenti avviene la costruzione.

Recentemente, la biblioteca si è dotata di una nuova sede del settore distribuzione appena più il là l’incrocio tra la Fifth Avenue e la Fifty-third Street, nel cuore della più attivo settore di edifici direzionali, e ha incrementato la propria distribuzione quotidiana di 5.000 unità in un colpo solo.

La questione, è bene ripeterlo, è di lavorare con la città. Per quanto infangati e maltrattati, i nostri centri delle città funzionano. Essi hanno bisogno di essere aiutati, ma non certo di essere rasi al suolo. Boston è un esempio di centro città con eccellenti caratteristiche di compattezza, varietà, contrasto, sorpresa, carattere, buoni spazi aperti, e una mescolanza di attività di base. Quando i governanti di Boston decideranno di avviare il rinnovamento urbano, Filadelfia e Pittsburgh possono dimostrare come organizzarsi, Fort Worth può suggerire come gestire il traffico, e Boston avrà uno dei più bei centro della città esistenti.

Il cittadino

La notevole complessità e la vivacità del centro non possono mai essere creati dalla logica astratta di pochi uomini. Esso è in grado di fornire a tutti qualcosa solo perché è stato creato da tutti. Così dovrebbe essere anche in futuro; urbanisti e architetti possono portare il loro essenziale contributo, ma il cittadino è portatore di un contributo ancora più essenziale. E’ la sua città, dopo tutto; il suo lavoro non è quello di farsi convincere da progetti fatti da altri, ma di inserirsi nel bel mezzo dell’attività di pianificazione.

Non c’è bisogno che sia un urbanista o un architetto, o di arrogarsi le loro funzioni, perché ponga le domande giuste:

  • Come possono i nuovi edifici o i progetti di riqualificazione sfruttare al meglio le qualità specifiche della città? La città ha un affaccio sull’acqua che possa essere sfruttato? Una topografia insolita?
  • Come può la città legare i suoi vecchi edifici a quelli nuovi, così che ogni elemento diventi complementare all’altro e rinforzi qualitativamente la coerenza che la città dovrebbe avere?
  • I nuovi progetti possono collegarsi alle strade del centro della città?
  • I siti più disponibili possono essere trovati fuori dal centro della città, ma quanto distante? La scelta di un sito è anticipatrice di una normale crescita o essendo talmente lontano non riceve alcun supporto dal centro della città e non può nemmeno fornirglielo?
  • La nuova edilizia sfrutta le forti qualità della strada -, o praticamente la annulla?
  • Il nuovo progetto mescola ogni tipo di attività , o erroneamente le separa?

In breve, la città sarà divertente? Il cittadino può essere il massimo esperto in questo campo; ciò di cui c’è bisogno è un occhio che osservi, l’essere curiosi a proposito della gente, la volontà di camminare. Egli dovrebbe percorrere non solo le strade della propria città, ma anche quelle di ogni città che visita. Appena ne ha la possibilità deve esigere di fare una passeggiata di un’ora nel più delizioso parco urbano, nella più bella piazza della città, e dove c’è una panchina a portata di mano dove sedersi e guardare per un po’la gente. Capirà al meglio la sua città – e forse si impadronirà di qualche idea.

Lasciamo che siano i cittadini a decidere quali risultati finali vogliono, e sapranno adattare a loro il meccanismo delle riqualificazioni. Se nuove leggi sono necessarie, essi possono manifestare per ottenerle. Ad esempio i cittadini di Fort Worth lo stanno facendo ora; veramente i cittadini di tutte le grandi città in cui si prevedono considerevoli ricostruzioni hanno dovuto esercitare pressioni per una legislazione speciale.

Che fantastica sfida abbiamo davanti a noi! Raramente il cittadino ha avuto una tale occasione di rimodellare la città, per farne qualcosa che gradisce e che anche altri gradiranno. Se ciò significa lasciar spazio all’incoerente, al cattivo gusto o alla stravaganza, ciò fa parte della sfida, non del problema.

Progettare una città ideale è facile; ricostruirne una che sia in grado di vivere richiede immaginazione.

(Fine)

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Riferimenti

Jane Jacobs, Downtown is for People, Fortune,1958.