La signora che osservava la strada

Osservare cosa succede sulla strada ed in generale negli spazi pubblici dove s’incontra una comunità di persone  non ha nulla a che vedere con il controllo dell’ordine pubblico svolto dalla polizia. Anzi, l’attenzione al modo in cui nello spazio pubblico s’incontrano i diversi attori sociali dovrebbe rientrare nelle competenze di chi si occupa di pianificare la città.

Lo affermava più di 50 anni fa Jane Jacobs che urbanista non era ma che conosceva molto bene i danni prodotti dalla pianificazione urbana disattenta alla società. La strada e lo spazio pubblico in genere sono il teatro della convivenza civile, il luogo dove le persone s’incontrano e mischiano le loro diversità.

Come tutti sanno per esperienza diretta, l’intensità  e la varietà di questi incontri è una garanzia di sicurezza: è normale sentirsi in pericolo camminando in una strada deserta, mentre al contrario più le strade sono affollate più ci sentiamo sicuri. Ciò accade perchè le persone che vi transitano o che si affacciano dalle finestre degli edifici, sono in grado di restituire la sensazione di controllo esercitata dai loro occhi. Avere molti occhi sulla strada,  ci ricorda Jacobs nel suo Vita e morte delle grandi città americane, è uno straordinario antidoto contro il crimine ed è un potente collante del senso di comunità.

 

Strade e piazze per giocare

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Foto: M. Barzi

Molte delle persone oggi adulte e già un po’ in là con gli anni probabilmente ricordano che c’era sempre qualcuno della famiglia la mattina ad osservare dalla finestra di casa il momento  in cui attraversavano  la strada per andare a scuola. Capitava poi  di veder apparire di tanto in tanto durante il pomeriggio una persona adulta a controllare che tutto andasse bene nel luogo dove i bambini s’incontravano a giocare, poco importa che fossero il cortile di casa o gli spazi pubblici del quartiere. Nella maggior parte dei casi era una figura femminile, una madre, una nonna, una sorella maggiore a dare un occhio ai più piccoli. Ancora oggi sono soprattutto le donne ad accompagnare i bambini a giocare all’aperto, certo non nelle strade dominate dalle auto e diventate troppo pericolose, ma  nei giardini pubblici e ovunque esista uno spazio sicuro.

Qualche tempo fa in Texas una madre di due bambini di 6 e 9 anni è stata arrestata per aver consentito loro di uscire a giocare nella strada cul de sac davanti alla loro abitazione in un sobborgo residenziale. Malgrado la signora stesse sull’uscio di casa a controllare la strada dove i pargoli si divertivano con i monopattini, qualche vicino ha pensato di chiamare la polizia e di denunciarla per aver messo i figli in pericolo. Eppure la donna stava facendo una cosa che milioni di madri urbane fanno da sempre: sorvegliare i bambini mentre usano la strada per il proprio divertimento e come mezzo di esplorazione del mondo.

Le strade cul de sac dei sobborghi dominati  dall’auto e le file di garage affianco agli ingressi delle villette, sono quanto di meno adatto esista per fare passeggiate ed incontrare le persone. Perché mai uno dovrebbe spingersi là fuori con i propri piedi se ha l’auto praticamente dentro casa? Perché i figli non li porta direttamente con l’auto a giocare da qualche parte, al parco, al centro commerciale o a casa di qualche compagno di scuola? Questo sarà stato il pensiero del solerte vicino di casa della signora texana, il quale deve aver considerato una pazzia lasciare ai figli tanta libertà di movimento sulla strada dove l’unico rumore ammesso è quello delle auto dei residenti. La polizia ha proceduto impassibile ad ammanettare la signora davanti ai bambini el’ha condotta agli arresti per una notte.

Eppure i figli della signora texana, malgrado la brutta esperienza della madre, sono fortunati: a differenza degli altri  bambini dei sobborghi a loro è consentito spostarsi non esclusivamente sull’auto.  Da tempo i medici e gli psicologi lanciano periodici allarmi sulle conseguenze della mancanza di movimento da parte dei bambini. Stress ed obesità, insicurezza e depressione sono in crescita tra i minori di 15 anni, perennemente accompagnati da un genitore in auto a scuola, a svolgere l’attività sportiva, e persino a giocare dagli amici.

E’ quasi sempre la madre a farsi carico di questi spostamenti  che potrebbero essere evitati se per il gioco ai bambini fosse data la possibilità di uscire di casa da soli, se le scuole non fossero costruite a distanze impossibili da coprire a piedi, se i percorsi casa-scuola fossero pensati  anche per chi usa la bicicletta.

Nei sobborghi composti da lottizzazioni con la strada a fondo cieco innestata direttamente sulla viabilità principale, l’abitante privo dell’auto semplicemente non esiste. Tanto meno,  in quanto agglomerati edilizi monofunzionali,  questi insediamenti residenziali si possono definire quartieri,  dato che l’interazione tra persone che avviene nello spazio pubblico lì non esiste.

 

Occhi sulla strada

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Foto: M. Barzi

Justice for Family , un’associazione che negli Stati Uniti si occupa di riformare il sistema giudiziario minorile, lo scorso 6 agosto ha dato vita all’evento Night Out for Safety and Democracy. Nel manifesto realizzato per l’occasione si vede un’anziana signora affacciata alla finestra ad osservare ciò che avviene in strada, dove ci sono un ragazzo che va in bicicletta ed una giovane madre seduta a leggere con la propria bambina in braccio.  E un caso che nel manifesto  chi osserva la vita della strada sia una donna? No, perchè l’osservazione è un’attività di cura ancora prevalentemente svolta dalle donne, come ci ricorda l’espressione inglese to look after.

L’immagine sarebbe probabilmente piaciuta a Jane Jacobs che quell’idea di strada piena di scambi sociali l’aveva fortemente difesa contro l’urbanistica dei sobborghi-giardino, collegati alla città solo dalle strade di scorrimento veloce automobilistico. L’approccio di Justice for Family alla sicurezza urbana è esattamente l’opposto di ciò che normalmente avviene nel sobborgo, dove le strade sono pattugliate dalla polizia e dalle agenzie di sicurezza privata. Gli occhi sulla strada promossi  con la loro iniziativa sono finalizzati ad evitare che della sicurezza di un quartiere si debba occupare la polizia. E’ il senso di appartenenza alla comunità che spinge i cittadini ad usare lo sguardo per rendere più sicuro il proprio quartiere, mentre al contrario l’individualismo del sobborgo genera l’insicurezza del suo abitante appena fuori da casa o dall’auto.

Nel frattempo la signora texana che aveva osato mandare i figli a giocare in strada ha annunciato un’azione legale di risarcimento della propria dignità di madre e di persona.  Speriamo che questa sia anche l’occasione di rivendicare il diritto ad osservare la strada non solo dall’abitacolo di un automobile.

 

Riferimenti

Kaid Benfield, A City With No Children, The Atlantic Cities

Sarah Goodyear, A New Way of Understanding ‘Eyes on the Street’, The Atlantic Cities