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L’atrio oscuro della città del Novecento

Per noi il “razionalismo” italiano è morto. Nato come un bisogno artificioso di novità, o come imitazione dell’estero, non ha mai avuto interesse se non come documento di una inquietudine spirituale che non è riuscita a stabilire con coerenza i termini del problema. All’estero, il “razionalismo” è stato un movimento fecondo di idee e di esperienze ed ha rinnovato le basi più profonde del gusto europeo; in Italia, invece, si è disperso nella retorica delle polemiche, per cui alla resa dei conti, non resta di tanta guerra se non il ricordo di qualche scrittore brillante e di qualche proposito paradossale.
La verità è che il “razionalismo italiano” non è nato da nessuna esigenza profonda, ma da posizioni dilettantesche, come l’europeismo da salotto del “Gruppo 7”, o da pretesti pratici da cui è escluso qualunque motivo di interiorità etica. Per questo, ai “razionalisti” italiani può essere validamente rimproverata la mancanza di stile: la polemica ha creato soltanto aspirazioni confuse, come quella della “contemporaneità”, e della “moralità”, senza nessuna aderenza ai problemi reali, e senza nessun vero contenuto. La guerra fra “razionalisti” e “tradizionalisti” si è risolta, così, in un dialogo vuoto e inconsistente in cui gli avversi interlocutori rappresentavano la stessa impreparazione teorica e la stessa incapacità a risolvere il quesito di una architettura che non sia sterile mistificazione.

Chissà se Patrick Leech, Assessore per le Politiche Europee – Relazioni Internazionali – Cooperazione Territoriale e Cooperazione Internazionale del Comune di Forlì e promotore del progetto  ATRIUM di valorizzazione di edifici e paesaggi urbani realizzati durante i totalitarismi del Novecento, ha letto questo passaggio di Gli architetti italiani, scritto da Edoardo Persico nel 1933. Di certo avrebbe fatto bene a conoscere il pensiero del massimo critico dell’architettura italiana durante il fascismo, visto che la finalità della iniziativa da lui promossa e finanziata dall’Unione Europea è di dare maggiore visibilità a questi esempi di architettura razionalista collegandoli insieme come parte di un percorso culturale che possa valorizzare queste tracce architettoniche specifiche (…) [ e di] mettere a fuoco e valorizzare esempi di architettura che hanno un comune background teorico e culturale, elementi di interesse da parte degli esperti in architettura a livello mondiale.

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Forlì, piazzale della Vittoria, Cesare Bazzani, 1932. Foto: M. Barzi

Le rappresentazioni architettoniche dei totalitarismi che costituiscono la finalità del progetto mettono insieme il ventennio fascista italiano, la dittatura ellenica di Metaxas e le società comuniste dell’Europa orientale. Gli esempi rintracciati  in alcune città della Slovenia, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Romania, Croazia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Grecia giustificano l’inserimento di ATRIUM (acronimo di Architecture of Totalitarian Regimes in Urban Managements) nel programma di cooperazione transnazionale del sud-est d’Europa. Se l’obiettivo principale è di incoraggiare una visione condivisa dell’identità storica e culturale del patrimonio architettonico del ventesimo secolo, e del suo rapporto complesso, contraddittorio e talvolta scomodo con alcuni periodi della storia europea, la finalità ultima, che dovrebbe giustificare il finanziamento con fondi comunitari, è di fornire ai cittadini europei strumenti per esplorare il ventesimo secolo, caratterizzato da eventi traumatici, attraverso i paesaggi urbani presenti nelle diverse città. Forlì, che del progetto è capofila, ha già provveduto ad inserire nei cartelli che indicano i monumenti storico-artistici la presenza di un non meglio identificato “quartiere razionalista”, ovvero quella parte di città fortemente segnata dalla presenza di edifici pubblici realizzati dal regime fascista, come si scopre una volta giunti sul posto.

Una domanda sorge spontanea osservando le architetture riunite sotto l’aggettivazione “razionalista”: è in grado il progetto ATRIUM –  avendo come obiettivo non solo mettere insieme queste esperienze al fine di rintracciare aspetti comuni alla base delle diversità esistenti , ma anche a focalizzare l’attenzione sul comune contesto storico generale – di rendere chiare ed esplicite tutte le differenze del summenzionato contesto storico generale? La risposta che, altrettanto spontaneamente viene da darsi è no, non è di certo evocando l’architettura razionalista che si riesce a capire dove ci si trova e da quali istanze politico-culturali è stato plasmato quel luogo. Insomma quella di ATRIUM sembra una ardita semplificazione storico-stilistica che lo scomodo Edoardo Persico già aveva reso evidente ottantadue anni fa.

Non sappiamo con quale criterio sia stato erogato il finanziamento dell’Unione Europea, che ha contribuito a dare dignità culturale a questa rivisitazione acritica dell’architettura di regime e a fare della storia urbana un banale resoconto dei diversi stili architettonici adottati per trasformare le città. Certo è che anche questa operazione contribuisce non poco alle generale confusione sulla storia del Novecento, per cui anche in architettura si può benissimo mettere nello stesso calderone Valle, Piacentini, Terragni, Le Corbusier e Mies van der Rohe. Una confusione che, ad essere magnanimi,  sembra aver spinto il sindaco di Predappio a proporre, in continuità con il progetto a regia forlivese, la realizzazione di un museo del fascismo con il quale finirebbero per esser culturalmente accettabili anche i pellegrinaggi nella terra natale del Duce. In fondo di storia genericamente si tratta e su certi retaggi ideologici si può anche sorvolare se di mezzo c’è il turismo e il suo indotto economico.

Riferimenti

E. Persico, Gli architetti italiani, in G. Veronesi,  E. Persico. Tutte le opere, Milano Ed. di Comunità, 1964, pp. 145-150.

ATRIUM – Architecture of Totalitarian Regimes in Urban Managements

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.