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Città Questioni di genere

Le donne e la sfida quotidiana della mobilità

Incinta travolta e uccisa, morto anche altro bimboLa tragedia che si è consumata sull’asfalto di un grande viale di Milano innesca molti interrogativi. Perché una donna al settimo mese di gravidanza, tenendo per mano il suo primogenito di quattro anni, decide di attraversare, nel buio di una sera d’ottobre, le sei corsie di una autostrada urbana? Perché questa sfida impossibile con quella evidente diminuzione della capacità di correre per evitare le auto in corsa? Perché non ha utilizzato il sottopassaggio?

Per ora si possono fare solo ipotesi sul comportamento della sfortunata giovane madre, ma è esperienza comune l’insicurezza che ispirano le strade e le infrastrutture che ogni giorno gli abitanti delle città utilizzano per spostarsi. Sono soprattutto le donne le vittime di questa insicurezza e del senso d’impotenza che essa ispira. Meglio  tentare un attraversamento rischioso, utilizzando un varco dello spartitraffico, piuttosto che avventurarsi in un sottopassaggio, forse considerato ancora più pericoloso del viale concepito per lo scorrimento veloce delle auto.

La pianificazione orientata alle necessità delle auto più che a quelle delle persone ha segmentato i percorsi urbani in settori della cui importanza è testimonianza la quantità di danaro pubblico investita per la loro realizzazione. Non è un caso che il sottopassaggio che conduce alla stazione della metropolitana, meta o provenienza della donna investita, abbia dall’altro lato del viale un posteggio per auto.

Tra gli argomenti di Millennio Urbano  vi sono le correlazioni tra  le differenze di genere ed i cambiamenti  che globalmente stanno investendo le città. Domandarsi quanto le donne siano attori o vittime delle trasformazioni dell’ambiente nel quale vive oltre la metà della popolazione mondiale non è, con tutta evidenza, un interrogativo ozioso. Solo di qualche settimana fa è l’articolo  nel quali si proponeva una riflessione sul ruolo della pianificazione urbana nella prevenzione della violenza sulle donne.

Al di là delle buone intenzioni enunciate per rimediare ai guasti delle città contemporanee, va  tuttavia registrato che fino ad ora i tentativi di mettere in discussione i principi dell’urbanistica modernista novecentesca non sono riusciti a far coincidere il concetto largamente utilizzato (ed abusato fino al limite della sua trasformazione in slogan) di sostenibilità con soluzioni in grado di sovvertire il modello dominante di pianificazione urbana, e questo  vale in particolare per gli effetti che esso ha avuto sulla vita delle donne.

La mobilità ha una relazione fortissima con il valore sociale che hanno le funzioni di cura, ancora largamente sulle spalle dell’universo femminile.  Fare la spesa, portare i figli a scuola, andare a lavoro, occuparsi delle necessità degli anziani, sono attività che generano spostamenti, molto difficili nella città intasate dal traffico automobilistico e  ancor di più se si è una donna che deve necessariamente portare con se bambini piccoli e usare i mezzi pubblici La questione per ora non trova posto nemmeno tra gli indicatori che dovrebbero misurare quanta strada c’è ancora da fare per raggiungere l’obiettivo di città in grado di non nuocere ai propri abitanti ed, in generale, al pianeta.

Finchè le politiche per la mobilità urbana, oggi largamente avulse dalle scelte di governo del territorio, non metteranno al centro le necessità del suo attore principale, perché è ormai dimostrato che sono molto di più le donne a spostarsi rispetto agli uomini, finchè non saranno riconosciute le specifiche necessità legate al genere e non si metterà al centro il ruolo che esso esercita nella società, muoversi nelle nostre città a misura d’auto sarà, per le donne e non solo, una sfida da affrontare all’insegna della quotidiana insicurezza.

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.

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