Le relazioni pericolose

IMG_6203Che rapporto c’è tra la forma delle città, le infrastrutture urbane e la violenza sulle donne?  Raramente ci si pensa ma la possibilità che una donna possa camminare da sola senza correre pericoli anche di notte nelle strade di una città dipende molto da come esse sono state progettate.

L’incremento dei casi di violenza sessuale ed in generale l’alto numero di donne vittime di molestie da parte degli uomini sta diventando un occasione per ripensare al modo in cui sono state progettate le città indiane. Gran parte del processo di urbanizzazione dell’india si è innestato sull’eredità coloniale, che ha nella nuova Delhi progettata negli anni Venti del XX secolo come sede dell’amministrazione imperiale britannica, l’unico caso compiuto di piano urbanistico.  La capitale federale ed  altre città indiane come Mumbai,  a partire dall’indipendenza  sono cresciute caoticamente, di fatto senza una vera e propria pianificazione, ed oggi sono tra le più popolate al mondo.

Le grandi trasformazioni urbane che hanno mutato lo skyline della capitale finanziaria dell’India,  riempiendolo di grattacieli, non hanno  certo risolto gli enormi problemi di congestione generati da una densità di popolazione tra le più alte del pianeta.  Nella zona centrale di Mumbai, affianco alle centinaia di edifici che superano i cento metri di altezza, molti dei quali sono abitazioni per ricchi, sull’area di un precedente insediamento di pescatori è cresciuto Dharavi, lo slum più esteso dell’Asia.

Nelle grandi città indiane la parte più povera della popolazione vive negli slum, mentre la classe medio-alta si mette al riparo dalle terribili condizioni prodotte dalla concentrazione della povertà risiedendo in settori urbani separati, sorvegliati giorno e notte e dove possono entrare solo i residenti. All’esterno di queste gated communities, le strade, perennemente intasate dal traffico veicolare, sono l’unico punto d’incontro delle normi differenze sociali che si manifestano nello sviluppo delle città per parti separate.

Delhi e Mumbai sono state recentemente teatro di casi particolarmente efferati di violenza contro le donne che hanno sollevato  una grande ondata di indignazione  e spinto moltissime indiane a manifestare per chiedere più sicurezza. Uno degli aspetti che è immediatamente emerso è che il caotico sviluppo urbano, basato su infrastrutture per la mobilità esclusivamente pensate per l’auto,  è la condizione che ha favorito il proliferare della violenza sulle donne. Strade senza marciapiedi, male illuminate e prive di esercizi commerciali, anche informali come i venditori ambulanti, sono condizioni di estrema insicurezza per una donna che cammini da sola.

Nel caso di Mumbai,  un articolo pubblicato oggi su The Times of India, qui di seguito tradotto,  racconta come un progetto focalizzato sulle relazioni tra genere e spazio urbano indichi una serie di piccoli cambiamenti nelle infrastrutture urbane che possono migliorare la sicurezza delle donne.

Anahita Mukherji, Changes sought in urban design to fight street sexual harassment, 28 novembre 2013, The Times of India (trad. Michela Barzi).

Chiunque attraversi il ponte Matunga Zed durante la notte si sente insicuro. Per le donne però la struttura progettata a forma di tunnel che collega la stazione ferroviaria occidentale con quella centrale di Mumbai può sembrare particolarmente terrificante, visto che chi percorre quel tratto non può ne’ guardare fuori, ne’ essere visto dall’esterno. La soluzione al problema, proposta dall’organizzazione di donne Akshara, consistere nell’eliminare i manifesti che su di un  lato ostruiscono la visibilità del ponte.

Modificare le infrastrutture urbane può contribuire a creare città più sicure,  limitare le molestie sessuali ed i crimini contro le donne e, secondo le attiviste dell’associazione, a Mumbai è giunto il momento di intraprenderli.

Contrariamente alla percezione popolare, una ricerca dimostra che rimodellare l’immagine di Mumbai nel suo paesaggio esclusivo e scintillante non fa di essa  una città più sicura nemmeno per gli uomini. Invece di rendere più attraenti  le strade di Mumbai , l’amministrazione dovrebbe concentrarsi su buone infrastrutture, migliore illuminazione ed ampi marciapiedi.

Il progetto PUKAR Genere e Spazio e una ricerca svolta dall’organizzazione Jagori con sede a Delhi dimostrano che le donne si sentono insicure nel fronteggiare molestie sessuali  se il marciapiede non è pavimentato o male illuminato. Spesso le donne camminano sulla carreggiata stradale per evitare gli incontri con gruppi di uomini ed il rischio di molestie, esponendosi  però ai pericoli del traffico. Al contrario marciapiedi più ampi consentono maggiori spazi di manovra.

“I marciapiedi separati dalla sede stradale generano insicurezza.  Se una donna è inseguita da un uomo si troverebbe intrappolata e non saprebbe  dove rifugiarsi. Per questa ragione molte donne camminano sulla strada invece che sui percorsi pedonali”, afferma la ricercatrice urbana Sameera Khan che fa parte del progetto Genere e Spazio. Kahn evidenzia come le donne costantemente,  e spesso inconsciamente,  pensino alla strategia di attraversamento dello spazio urbano più sicura per loro.

Anche gli alti muri delle numerose gated communities che sorgono in molti settori di Mumbai  non aiutano la sicurezza delle donne, dice Nandita Gandhi , co-fondatrice di Akshara.

L’illuminazione stradale è spesso pensata per garantire la visibilità sulle carreggiate e non sui marciapiedi.  Al di là di dimostrare che le macchine vengono prima dei pedoni, questa propensione dell’organizzazione urbana aumenta il senso di pericolo per le donne, afferma la relazione del progetto PUKAR. Lo stesso vale per molti degli ingressi alle stazioni ferroviarie che sono rimaste al buio visto che l’amministrazione delle ferrovie e la BCM non si sono messe d’accordo su chi doveva illuminare la parte esterna delle stazioni. Invece i venditori ambulanti, afferma Kahn, con le loro lanterne e la loro costante presenza assicurano alle donne quel senso di sicurezza che altrimenti non avrebbero nei tratti bui e solitari delle strade.

Contrariamente alla credenza popolare, molti studi a livello internazionale, dimostrano che la presenza  dei venditori ambulanti rende le città più sicure per le donne. Essi sono percepiti come “occhi attenti sulla strada” e attirano le persone verso di loro. Lo studio redatto dal progetto PUKAR rivela che le donne si sentono più insicure a camminare nel tratto tra Churchgate e Flora Fountain da quando sono state eliminate le bancarelle di libri. E’ una strada caotica ed affollata a dare sicurezza  ad una donna.

Postilla. Sul rapporto tra forma della città e sicurezza sociale in genere aveva scritto oltre cinquant’anni fa Jane Jacobs, a proposito delle trasformazioni delle grandi città americane. Ora le grandi città indiane ci forniscono un’altra prova di quanto avesse ragione (m.b.).

Sul rapporto tra forma urbana e sicurezza si veda:

M. Barzi, Quanto la pianificazione delle città può prevenire la violenz sulle donne?, 29 settembre 2013, Millennio Urbano

M. Barzi, Foto di gruppo con signore. Immagini dalla metropolitana di Delhi, 13 ottobre 2013, Millennio Urbano

M. Barzi, La signora che osservava la strada, 13 novembre 2013, Millennio Urbano

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