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Lo spazio pubblico tra funzioni urbane e pratiche sociali (2)

12PegliUna recensione di stampo sociologico di Pratiche sociali di città pubblica  che ripropone la tesi di fondo del libro a partire dalla lettura dello spazio pubblico come luogo delle “dinamiche sociali” .

A giudicare dalla frequenza con cui temi come la riqualificazione e la riappropriazione degli spazi pubblici ricorrono nel dibattito odierno, si possono desumere almeno due aspetti: il primo è che continuano ad esistere forti interessi nei confronti degli spazi pubblici urbani, il secondo è che evidentemente la loro qualità e disponibilità non sono poi così scontate. E in effetti, pensando ai cambiamenti che sono intervenuti nelle città occidentali negli ultimi decenni, qualche considerazione in merito va fatta. Dal punto di vista economico, il processo di privatizzazione che ha coinvolto porzioni sempre più ampie delle città, ha introdotto nuove modalità di fruizione degli spazi pubblici per ragioni diverse: pensiamo alla compresenza nella stessa piazza di una signora e di un’adolescente, la prima seduta nel dehors di un bar a consumare una bibita, la seconda che aspetta gli amici sotto il monumento centrale. Tuttavia, la questione è assai più complessa e val la pena andare più a fondo. Un corpus di ricerche molto vasto e articolato evidenzia da tempo gli effetti prodotti dalla penetrazione del privato nel governo urbano. Si tratta di effetti più o meno visibili e che riguardano in primis proprio gli spazi pubblici in termini di controllo, condizioni di accesso e libertà di espressione. Più o meno visibili, se pensiamo alla presenza sempre più diffusa di strumentazioni di videosorveglianza destinate al monitoraggio e prevenzione di usi illeciti e potenzialmente dannosi (non solo sul piano normativo) dello spazio, ma anche ai processi di trasformazione degli spazi che di fatto possono alterare le qualità pubbliche di uno spazio e sottoporne gli usi a logiche differenti.

Alla luce di questi meccanismi ne deriva che, da un punto di vista sociologico, non è possibile formulare una definizione univoca ed esauriente di spazio pubblico urbano, poiché è la stessa natura degli spazi pubblici che deve essere di volta in volta rilevata sulla base delle presenze, delle dinamiche sociali che si verificano e delle regole esplicite e implicite che governano questi spazi. A partire da queste considerazioni è stata condotta l’indagine nazionale intitolata “Spazi pubblici, popolazioni mobili e processi di riorganizzazione urbana”, i cui risultati sono illustrati in Pratiche sociali di città pubblica (Laterza 2013), curato da Antonietta Mazzette. La ricerca è stata condotta con l’impiego di differenti tecniche di indagine sociale, di tipo standard e non-standard, affinché fosse possibile rilevare in forma appropriata ed esaustiva le dimensioni degli spazi pubblici oggetto di studio. Da un lato, la percezione e l’esperienza di spazio pubblico espresse da parte della popolazione urbana in Italia sono state rilevate per mezzo di una survey ad un campione probabilistico di residenti stratificato per genere, classe d’età, ripartizione territoriale e dimensione del comune di appartenenza. Dall’altro lato, per poter rilevare sul campo le pratiche sociali e gli usi quotidiani di spazio pubblico si è fatto ricorso all’osservazione etnografica partecipante negli spazi (più o meno) pubblici di alcune città italiane (Bari, Bologna, Genova, Milano, Olbia, Perugia, Torino) e alla somministrazione di interviste semi-strutturate rivolte a testimoni privilegiati e a usuali fruitori degli spazi osservati. Un mix di metodiche d’indagine che ha consentito, pertanto, un’ampia raccolta di informazioni e una lettura incrociata di dati di tipo quantitativo e qualitativo.

La percezione individuale degli spazi pubblici sulla base dell’esperienza quotidiana di fruizione della città ha evidenziato innanzitutto profonde differenze su base territoriale. In merito si rilevano, infatti, giudizi più positivi legati al riconoscimento della qualità degli spazi pubblici e del contributo espresso dalle amministrazioni locali da parte dei residenti nelle città medie del Nord-est e grandi del Nord-ovest d’Italia, mentre nelle grandi città meridionali l’inadeguatezza degli spazi pubblici è riconosciuta soprattutto con riferimento a determinate popolazioni (anziani e bambini) e si accompagna a una percezione diffusa di insicurezza sociale e pericolo individuale. In linea generale, tuttavia, gli spazi ritenuti più sicuri e accessibili sono quelli che hanno conservato una varietà di qualità pubbliche, sfuggendo a specializzazioni dominanti in termini di intrattenimento e consumo. Qualità che incentivano l’incontro, favoriscono la sosta e soprattutto garantiscono l’accoglienza a popolazioni composite, secondo il concetto di porosità che racconta di luoghi come la stazione di Lambrate a Milano e la biblioteca Sala Borsa a Bologna.

Storicamente l’accesso alla città e allo spazio pubblico si configura come pratica individuale del singolo in quanto cittadino; oggi si rilevano forme esasperate di individualizzazione nell’accesso alle risorse urbane per il tramite del consumo. Per cui, in tema di spazio pubblico, continua ad essere irrilevante il fatto che la signora che sorseggia la bibita nel dehors del bar possa essere la zia dell’adolescente che ancora attende l’arrivo degli amici sotto il monumento della piazza. Semmai, è l’azione compiuta dalla signora ad assumere rilievo sul piano sociale, poiché esprime un uso privato dello spazio pubblico, e non tanto in virtù della pratica del consumare, quanto in relazione all’habitus della consumatrice.

Pratiche sociali di città pubblica propone uno studio della città a partire dai suoi spazi pubblici, privilegiando l’osservazione delle pratiche sociali, degli usi e rilevando le percezioni individuali basate sull’esperienza quotidiana della città così come le presenze al pari delle assenze. Questo approccio, in definitiva, consente di tracciare percorsi interpretativi che aiutino a comprendere i mutamenti urbani in atto e sottoporre a verifica l’esistenza di condizioni favorevoli o meno alla promozione di una città inclusiva e, perciò, sicura.

Riferimenti

Qui su Millennio Urbano la medesima ricerca commentata da Michela Barzi

Di Ospite

Millennio Urbano pubblica anche articoli di Autori esterni alla redazione e alla rete aperta dei collaboratori, sia scritti ad hoc per il sito sia ripresi da altre fonti

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