L’urbanistica bipartisan del ministro Lupi

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Foto: M. Barzi

La legge urbanistica nazionale sta per compiere 72 anni ma potrebbe avere i giorni contati se verrà approvato il disegno di legge di riforma del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi. Eletto nel 2001 alla Camera dei deputati nelle liste di Forza Italia,  Lupi partecipa per due legislature ai lavori della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici in qualità di capogruppo  e responsabile nazionale della delegazione del suo partito.  Nel 2005 un disegno di legge che portava il suo nome  aveva già provato senza successo  a riformare la  legge n. 1150/1942. Nello stesso anno entra in vigore anche l’attuale legge urbanistica regionale della Lombardia.

Lo snellimento delle procedure

E’ in questa regione che il milanese Lupi si è fatto politicamente le ossa ed è con l’incarico ad assessore allo Sviluppo del territorio, all’Edilizia privata e all’Arredo urbano nella giunta del sindaco Gabriele Albertini, tra il 1997 e il 2001, che Lupi comincia ad occuparsi della materia. Sono  anni, quelli, in cui vengono gettate le basi della nuova legge regionale, a partire dal principio dello snellimento delle procedure urbanistico-edilizie che sta in cima alla lista di temi dei quali si è occupato l’attuale ministro, secondo le sue note biografiche ufficiali.

La legge regionale lombarda indebolisce la pianificazione e favore della possibilità assicurata ai privati di intervenire con programmi parziali. Il piano è sempre modificabile e si riduce ad una sorta di collage degli strumenti attuativi basati in gran parte sulla programmazione negoziata. Interesse pubblico ed iniziativa privata sono equiparati. I principi della nuova legge urbanistica regionale avevano trovato un banco di prova nella stagione urbanistica del capoluogo che inizia con il Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche comunali del 2002 intitolato Costruire la grande Milano.

La compensazione perequativa

Il Documento , che costituisce il punto di partenza di un percorso conclusosi con il piano adottato nel 2010, è funzionale alla gestione delle trasformazioni della città per parti in virtù delle possibilità offerte dagli strumenti di programmazione negoziata  – i Programmi Integrati d’Intervento – introdotti nel 1999 e ricompresi nella legge urbanistica regionale. Con il piano del 2010, con la finalità di riacquistare gli abitanti persi da Milano a favore dell’area metropolitana, viene incentivata l’iniziativa privata alla quale si dà la possibilità di intervenire utilizzando i diritti edificatori generati da tutta la superficie comunale, compresi  i parchi ed i servizi pubblici. E’ il meccanismo della compensazione perequativa: non ci sono più aree edificabili ed altre no,  ma ambiti di trasformazione urbana dove viene concentrata la capacità del suolo di generale volumi edilizi. Poco e a tutti è in teoria concesso di edificare, bisogna poi mettersi d’accordo con gli operatori immobiliari sul dove e sul che cosa.

A questo  meccanismo  s’ispira però anche il piano urbanistico di Roma approvato nel 2008, che prevede la creazione di 18 nuove centralità  con l’obiettivo di mettere ordine nei settori del  territorio comunale privi di un disegno urbanistico. Con la compensazione perequativa  i diritti edificatori ereditati dalle previsioni non realizzate dal PGR del 1962 diventeranno i nuovi volumi da concentrare negli ambiti urbani cresciuti senza servizi.  In pratica la realizzazione della città pubblica finisce per coincidere con le strategie degli operatori immobiliari. E’ la presa d’atto della sostanziale impossibilità di regolare il mercato: tra la città pubblica, pensata dalla pianificazione urbanistica, e le scelte della degli operatori immobiliari la distanza è incolmabile: tanto vale venire a patti con chi non si può battere per manifesta superiorità.

Urbanistica bipartisan

L’idea avanzata dal ddl Lupi di considerare tutto il territorio nazionale edificabile non è quindi nuova ed è largamente ispirata a principi già introdotti nelle legislazioni regionali e nei piani urbanistici messi a punto da amministrazioni comunali di segno politico opposto.  Perequazione , compensazione,  trasferibilità e commercializzazione dei diritti edificatori sono l’oggetto degli articoli 10, 11 e 12 del ddl. Le previsioni edificatorie – a questo viene ridotto il piano – si realizzano attraverso le premialità e gli accordi urbanistici (artt. 13, 14) e con il fine di tutelare il diritto d’iniziativa e di partecipazione, anche al fine di garantire il valore della proprietà conformemente ai contenuti della programmazione territoriale (art. 1, comma 4). La pianificazione sparisce, sostituita dalla valorizzazione immobiliare che conforma il diritto a partecipare alla formazione dei piani. Certo il disegno di legge Lupi, rispetto alla pratica fin qui consolidata, introduce un grossolano contenimento dei margini democratici che discendono dall’essere la pianificazione competenza di organi democraticamente eletti, secondo il dettato costituzionale, ma i principi ai quali s’ispira sono da tempo ampiamente utilizzati nella formazione dei piani urbanistici e non solo delle due maggiori città italiane.

Fine della pianificazione

Ha notato giustamente Mauro Baioni su Eddyburg  “che nessuna delle funzioni di coordinamento delle attività umane, nello spazio e nel tempo, che costituisce l’essenza della pianificazione urbanistica è trattata in questa legge”. Non le finalità sociali, ne’ le garanzie di democraticità che il piano dovrebbe assicurare sono l’oggetto del ddl Lupi. Nessun diritto viene tutelato che non sia quello della proprietà immobiliare.  Alle leggi regionali spetta il compito di stabilire i limiti di riferimento di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati, nonché i rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e dotazioni territoriali essenziali in sostituzione a quelli stabiliti su tutto il territorio nazionale dal decreto ministeriale 1444 del 1968 che istituiva gli standard urbanistici, rimpiazzati ora dalle dota­zioni ter­ri­to­riali con il contributo dei privati, naturalmente. Ed anche in questo caso l’esperienza della legge regionale lombarda deve aver ispirato il ministro. Ma se non ci si può sorprendere della contiguità politica tra Lupi ed il ventennale governo regionale della Lombardia,  produce ancora un certo stupore il fatto che nessuno nella composita coalizione del governo nazionale abbia qualcosa da obiettare a proposito dei contenuti del disegno di legge. Si tratta di distrazione o di condivisione bipartisan di quei principi?

Riferimenti

Qui il disegno di legge PRINCIPI IN MATERIA DI POLITICHE PUBBLICHE TERRITORIALI E TRASFORMAZIONE URBANA.

M. Baioni, Riforma urbanistica: una proposta preoccupante, Eddyburg, 28 maggio 2014.

 

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