Metropoli in salsa texana

Se le città altro non sono che il registro materiale della storia delle società, con tutti i loro progressi e con le loro sconfitte, confrontare città che appartengono a storie e culture diverse è un esercizio da condurre con attenzione e discernimento. Nel nostro mondo globalizzato la storia ha ritmi sempre più accelerati e le società tendono a fondersi tra loro; l’omologazione e la conseguente perdita di significato sono i pericoli da evitare. Le città, per competere e crescere, devono offrire contesti originali, ricchi di storia, di esperienze e di opportunità.

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Foto: A. Pasetti

Un viaggio a Austin, capitale del Texas, ad esempio consente di fare qualche riflessione a confronto con le Città metropolitane italiane. Queste ultime, come noto, sono in corso di formazione e credo che abbiano molto bisogno di capire sé stesse per costruire la propria nuova identità di area vasta e formulare le proprie originali visioni strategiche.

Va innanzi tutto precisato che la dimensione metropolitana negli Stati Uniti ha un’essenza statistica definita dal Bureau of the Census. Le Metropolitan Statistica Area (MSA) hanno al loro centro una o più contee dove è maggiormente concentrata la popolazione dell’area metropolitana, che è definita dai flussi di pendolarismo e da caratteristiche insediative che rendono omogenee altre contee a quelle centrali. Le MSA possono avere fino a tre città centrali indipendentemente dal fatto di essere collocate in stati diversi[1].

La Greater Austin, ovvero la MSA Austin-Round Rock, si estende su 11.080 Kmq., dove vivono poco più di 2 milioni di abitanti. Dentro questa vasta area metropolitana, la città di Austin conta meno della metà degli abitanti complessivi. Per dimensione la MSA si colloca al 35° posto ma nella graduatoria del PIL pro capite si pone al 16°. La sua storia inizia nel 1800 come avamposto nei conflitti con i nativi americani (Tonkawa, Comanches e Apaches), per poi evolversi fino a diventare la capitale di un grande Stato federato.

Austin possiede una rete stradale imponente sulla quale la domanda mobilità viene quasi interamente soddisfatta dagli spostamenti su auto; per contro il trasporto pubblico su gomma e su ferro esiste ma è scarsamente utilizzato a favore del mezzo privato. La Highway 35, un’autostrada interstatale di oltre 650 Km che collega il Texas con il confine messicano a sud e lo Stato dell’Oklahoma a nord, transita accanto al cuore della città ed è costantemente trafficata giorno e notte. Altri grandi arterie forniscono il supporto alla mobilità interna all’area e consentono di raggiungere i centri commerciali, i parchi, i luoghi di lavoro, i grandi servizi urbani che sono diffusi in tutta l’area metropolitana.

Le autorità pubbliche sono consapevoli della necessità di incentivare il trasporto collettivo ed hanno quindi redatto un piano strategico 2014 – 2019 per migliorare il funzionamento e l’attrattività del sistema. Al di là delle valutazioni sul rapporto pubblico – privato, l’abitudine di muoversi sull’intero territorio e le strategie infrastrutturali e trasportistiche messe in atto dall’Autorità pubblica forniscono una chiave di lettura della dimensione metropolitana della città, nel percorrere la quale si ha la chiara percezione della grande varietà di funzioni insediate.

L’economia della Greater Austin ha alcuni pilastri nella presenza di grandi Società high-tech e di importanti servizi professionali e finanziari, ma sono presenti anche notevoli attività pubbliche, in particolare relative all’istruzione universitaria. Le principali attività concentrate sono nella City of Austin, ma forti concentrazioni produttive sono anche a Round Rock, a Cedar Park, a Georgetown e San Marcos. Analogamente i principali servizi, in particolare quelli ospedalieri, sono distribuiti anche nelle zone periferiche e nei sobborghi.

In questo vasto territorio infrastrutturato e urbanizzato sono presenti anche numerosi parchi e riserve naturali. La regione è caratterizzata dalla presenza di diversi laghi, sia naturali che artificiali e, considerato il clima tropicale, ciò genera una ricchezza di ambienti che ospitano una varietà di animali e piante.

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Foto: A. Pasetti

Come in ogni Metro Area statunitense anche in quella di  Austin è downtown il suo cuore pulsante. Qui tra i palazzi del potere politico e i grattacieli di quello economico si integrano  le culture yankee e messicana. Nella sesta strada, dove sono ancora presenti alcuni edifici storici, si concentrano i locali dove si esibiscono dal vivo complessi musicali: Austin, pur non essendo una città turistica, è famosa per i suoi festival musicali che attraggono visitatori e performers, e si è guadagnata il soprannome di “Live Music Capital of the World”. Ma la vera anima di Austin sta nel rapporto che la città ha con l’acqua:  nel suo cento si trova infatti il Lady Bird Lake, una lunga distesa d’acqua che fa pensare alle enormi mandrie che, negli anni della conquista del west, attraversavano un paese spesso desertico per trovare rifugio e ristoro proprio qui, dando vita ai primi insediamenti urbani.

Osservare le altre città del globo da una parte, quindi, ci avvicina ad altre comunità e ci arricchisce di nuovi valori, dall’altra ci aiuta a capire meglio le nostre città, come queste si differenziano dalle altre e che cosa di unico hanno da proporre.



[1]

Sulla validità del modello statunitense di definizione delle aree metropolitane e sulle differenze con la realtà europea ed italiana si veda G. Martinotti, Metropoli, Bologna, Il Mulino, 1993, pp. 61-84. L’ordinamento americano sugli Enti locali è diverso da quello italiano e l’approccio alle città metropolitane ha un carattere più manageriale che istituzionale sulla gestione dei servizi collettivi . Analogamente alle nostre realtà però, la città possiede strumenti di pianificazione territoriale e strategica di area vasta a «geometrie variabili» (cfr. www.austintexas.gov ). Per molti spunti interessanti raccomando la lettura del documento «Imagine Austin – comprehensive plan ».