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New York, il racconto delle due città

Poco si sa dei 50.000 abitanti di New York –  dei quali 21.000 sono bambini – che ogni notte trovano rifugio in un dormitorio pubblico. Molto invece si conosce delle mirabolanti trasformazioni dell’era Bloomberg, attuate all’insegna della sostenibilità e, dopo la prova dell’uragano Sandy, della resilienza. La traduzione in pratica dei due concetti ha significato più efficienza energetica, meno auto, più mobilità pedonale e ciclabile,  il tutto per combattere i cambiamenti climatici.

Ma l’era Bloomberg  è stata anche contrassegnata dalla cosiddetta gentrification di numerosi quartieri, ovvero il processo di uniformazione verso l’alto, e sulla base del reddito, del profilo sociale degli abitanti.  La lobby immobiliare ha espulso decine di migliaia di affittuari fuori dal regime degli affitti a canone stabilizzato (un sistema che mette al riparo gli inquilini da aumenti indiscriminati) ed è in questo modo notevolmente cresciuto il rischio per molti di loro di tramutarsi in homeless.

Che New York sia diventata una città per ricchi lo dimostra quella metà di abitanti che spende oltre un terzo delle proprie entrate per pagare l’affitto, quota che sale fino alla metà per il terzo più povero della popolazione. In questa situazione per molti è diventato faticoso pagare il riscaldamento ed  altri servizi  di base. Il problema dei proprietari di casa senza scrupoli ha tali proporzioni che durante il suo incarico di Public Advocate Bill de Blasio, diventato sindaco il 5 novembre 2013, aveva istituito una lista dei peggiori di loro, redatta sulla base di comportamenti scorretti come rifiutarsi di apportare migliorie o tenere sfitti interi caseggiati (contando sulla ripresa del mercato), piuttosto che affittarli ai meno abbienti.

Il racconto delle due città

E’ uno scenario da racconto di Charles Dickens  – non a caso definito The Tale of Two Cities – quello che de Blasio ha denunciato durante la sua campagna elettorale. La lotta alle enormi disparità  in cui è divisa la popolazione,  il superamento delle due città – da una parte quella dei ricchi che hanno investito nelle operazioni immobiliari e dall’altra quella di chi fa fatica a permettersi una casa decente –  la preservazione e la creazione di 200.000 (80.000 di nuova costruzione) alloggi economicamente sostenibili, sono diventati gli obiettivi del suo mandato di sindaco.

La riduzione delle disuguaglianze tra i newyorkesi  passa attraverso l’aumento della mobilità sociale cha ha nel miglioramento delle condizioni abitative un tassello fondamentale. E d’altra parte i fattori che storicamente hanno attratto la popolazione in una grande città come New York  – la disponibilità di servizi e tutto ciò che rende possibile non rimanere imprigionati nella spirale della povertà – oggi rischia di funzionare solo per pochi se l’accesso alla casa non viene garantito a tutti.

Governare la  città significa quindi lavorare sulla sua parte fisica per farla diventare un agente del progresso sociale, invertendo la tendenza che ha portato oltre un quinto della popolazione a vivere in condizioni di povertà anche per colpa dell’incremento del costo della casa. Il programma di de Blasio indica l’obbligatorietà delle abitazioni per i redditi medio-bassi negli interventi di  riqualificazione urbanistica  e di azioni che favoriscano l’inclusione dei meno abbienti nel quartiere dove essi si attuano. Vi è inoltre la previsione di alzare il livello di tassazione – attualmente molto basso grazie ad un appiglio legale – per i proprietari che lasciano le abitazioni sfitte.

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Foto: M. Barzi

Con le maggiori entrate fiscali de Blasio conta di poter realizzare 4000 nuovi alloggi accessibili per i redditi medio-bassi , mentre altri 50.000 sono previsti negli interventi di  riqualificazione urbanistica e 11.000 potranno essere resi disponibili indirizzando 1 miliardo di dollari di fondi pensione in opere di ristrutturazione. Ma vi sono anche forme di sostegno ai piccoli proprietari per la manutenzione degli immobili, voucher  d’integrazione al canone di affitto e gli interventi di riabilitazione degli alloggi di proprietà pubblica in condizioni di estremo degrado, dove vive  quasi mezzo milione di persone. Come già faceva durante il suo incarico di Public Advocate, de Blasio ha promesso che da sindaco affiancherà le battaglie degli inquilini con forme di sostegno legale gratuito per evitare  le espulsioni dalle abitazione a canone regolato.

Rispetto all’amministrazione Bloomberg, durante la quale  – sostiene de Blasio – si sono perse tante abitazioni a buon mercato quante ne sono state realizzate, si tratta di una decisa inversione di la rotta. Una politica abitativa che riduca le differenze, rinforzi la classe media, che sta sparendo dalla composizione sociale di New York, ed impedisca ai più poveri di tramutarsi in senza tetto, va controcorrente rispetto all’eredità dell’amministrazione precedente, che ha fatto della sostenibilità e della vivibilità una bandiera, senza preoccuparsi molto delle ricadute sociali del proprio operato. Le zone pedonali, le piste ciclabili ed i parchi realizzati durante i tre mandati  del sindaco miliardario sono certo stati apprezzati dai turisti e dai ricchi residenti delle zone socialmente modellate dalla gentrification,  ma  hanno  soprattutto favorito gli operatori immobiliari, non certo le classi medio-basse sempre di più confrontate con gli effetti delle disuguaglianze.

Il programma di de Blasio prende atto di una realtà che probabilmente farà di New York un luogo meno scintillante rispetto a quello dell’era Bloomberg, ma è il prezzo da pagare per una città più equa.

Riferimenti

One New York, Rising Together, Safe, Affordable Homes for All New Yorkers

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.

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