Pubblica amministrazione: ci serve un’idea

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Una lettrice ci ha messo a parte della sua preoccupazione per il contenuto del  Decreto legge sulla pubblica amministrazione approvato ieri 13 giugno dal Consiglio dei Ministri, in particolare  dei provvedimenti relativi ai temi dei quali questo sito si occupa.

La pubblica amministrazione amministra

Scorrendo l’articolato si capisce innanzitutto una cosa: il decreto è finalizzato allo snellimento delle procedure che impegnano la pubblica amministrazione nella gestione di un lungo elenco di materie ed alla riduzione dei costi che essa implica. Una tesi di fondo è che la macchina burocratica costi troppo, e che l’iniziativa privata ne sia spesso ostacolata. Ergo il decreto si propone, sintetizzando forse oltre il dovuto, da un lato di liberare risorse, dall’altro di favorirne un impiego. Detta così, certo, la cosa non dovrebbe allarmare particolarmente, ma come si sa il diavolo si annida nei dettagli, e la cultura della deregolamentazione come principio ha già fatto parecchi danni nel nostro paese. Soprattutto, quando di mezzo ci sono le trasformazioni dell’ambiente e del territorio, irreversibili e dagli effetti di lunghissimo periodo, è d’obbligo molta cautela. Cautela che ha più di una ragione, nella lunga storia di semplificazioni che ha da una parte reso meno efficace il lavoro della pubblica amministrazione, dall’altra liberalizzato parecchio la possibilità d’intervenire nelle trasformazioni, eliminando i cosiddetti lacci e lacciuoli. D’altra parte, però, il “governo del fare” sostiene la possibilità che si “faccia”, un processo dove la pubblica amministrazione è esattamente lo strumento con il quale chi governa regola le intenzioni di chi fa. Si potrebbe qui obiettare che pensare è ancor meglio che fare, che la scarsa cultura della pianificazione nel nostro paese abbia come causa proprio il recente eccesso di enfasi su tutto ciò che avvia processi economici,  oltre la valutazione delle loro ricadute sulla collettività. Discorso lungo, che ci porterebbe lontano dall’oggetto di queste brevi note, ma basti qui un semplice assunto: amministrare la cosa pubblica dovrebbe avere un rapporto consequenziale con la pianificazione.

A monte e a valle

Da questo punto di vista la materia del Decreto legge, dove riguarda norme che rimandano al concetto di uso del suolo, intercetta abbastanza alla lontana le categorie di interesse diretto di questo sito. Si toccano alcuni aspetti delle procedure amministrative che si applicano a valle del processo di pianificazione.  Certamente, sullo sfondo è facile intuire  il tipo di trasformazioni che potrebbero prodursi sulla città, il territorio e l’ambiente, ma certamente altra cosa è capire concretamente in qual modo, negli effetti concreti, la semplificazione amministrativa possa riverberarsi sulla pratica corrente della pianificazione, a meno di non voler ricorrere ad alcuni luoghi comuni, certamente legittimi ma privi di riscontro oggettivo. In materia di leggi e norme ci sono siti assai competenti e specializzati, che ospitano il parere di studiosi e operatori. Il ruolo specifico del nostro sito in materia, potrebbe essere più semplicemente quello di provare a contestualizzare, risalendo per così dire la corrente del processo che unisce pianificazione e amministrazione.

Farsi un’idea

Premessa di buon senso: non è detto che una buona pianificazione abbia bisogno di procedure complicate quando si tratta di amministrarne le scelte in fase attuativa. Anzi, forse è spesso vero il contrario: i processi complicati sembrano fatti apposta, l’esperienza insegna, per far fallire le migliori intenzioni dei piani. Ancora, il diavolo si annida nei dettagli. Per essere più espliciti si potrebbe affermare che in Italia il problema dell’efficacia della pubblica amministrazione sta a monte, non a valle del processo che inizia con la pianificazione. Poi certo ci possono essere anche processi amministrativi complicati e farraginosi, ma la confusione quasi sempre nasce dalla mancanza d’idee. Idee che non devono necessariamente far capo alla politica, cioè a chi è stato eletto per amministrare al cosa pubblica. Però difficilmente si può imporre per decreto, a chi fa come mestiere l’amministratore della cosa pubblica, di avere qualche idea a proposito.

Prassi consolidate

Su questo sito abbiamo osservato infinite volte le conseguenze dell’idea dominante di pubblica amministrazione. Sulle infrastrutture per la mobilità abbondano gli articoli che raccontano ad esempio come siano pianificate e realizzate le piste ciclabili. Emerge il prevalere di una visione a dir poco localistica, che non riesce a contemplare l’estensione del territorio al di là dei confini comunali, una pratica consolidata della pianificazione per parti, autoreferenziali, coincidenti con la dimensione del piano attuativo, interne solo alla logica della lottizzazione. Lo stesso si può dire per la gestione dello spazio pubblico in generale, e del verde in particolare, fortemente condizionata dal capitolo dei costi di manutenzione, estranea a una visione che tenga conto dell’utenza oltre che delle voci di spesa. Gli esempi sono numerosi, su questo sito ne abbiamo scritto e continueremo a farlo.

Cittadini o utenti?

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Ciò che continua a mancare dunque, anche in questa ennesimo tentativo di rendere più veloce ed efficiente la pubblica amministrazione è un’idea di utenza in grado di esprimere dei bisogni rispetto alla gestione della cosa pubblica. Detto in altri termini, si tratta dell’idea che sono i cittadini, con tutto ciò che il termine implica, gli utenti della pubblica amministrazione e non i proponenti di questa o quell’opera, per restare nell’abito delle trasformazioni del suolo. Forse è di questo che si preoccupa la nostra lettrice e se fosse così vorrei almeno su quel versante tranquillizzarla: il Decreto legge  sembra nulla cambi di ciò che c’era già, solo cerca di rendere il tutto un po’ più efficiente. Sul resto, ovvero idee che mancano, ci saranno altre occasioni per tornare a scrivere.

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