Quando il Bio diventa Logico

panorama_piemonteNel periodo storico particolare che stiamo attraversando, caratterizzato da un forte stato di precarietà generale, la nuova cultura del ‘biologico’ inizia sempre con maggiore frequenza ad essere la protagonista della scena economica, sociale e politica.
Ultimamente si registra una crescente attenzione da parte di agricoltori, consumatori attenti e cittadini sulle tematiche ambientali con particolare riferimento all’inquinamento e i sistemi produttivi delle risorse agro alimentari.
C’è chi ormai ha cambiato radicalmente abitudini, passando a prodotti provenienti da agricoltura biologica.
Ma facciamo un passo indietro e cambiamo la prospettiva di osservazione di questo fenomeno perché, se da un lato c’è la necessità e la voglia di avere uno stile di vita sano, legato al consumo di risorse locali e controllate, dall’altro c’è il dato ambientale e il territorio che, come per tutte le epoche storiche e i più diversi cambiamenti, ne risente anche questa volta.

Se osserviamo questo nuovo modo di vivere ‘biologico’ da parte della terra, numerosi sono stati gli studi e i contributi che osservano come uno sviluppo meno ‘aggressivo’ per il territorio sia possibile e come questo potrebbe essere il fattore trainante per rilanciare l’economia locale.
La chiave di lettura di questo sistema è l’analisi del territorio secondo scomposizioni date non dalle suddivisioni amministrative ma dalle condizioni ambientali. Per esempio il corso di un fiume potrebbe garantire al suo interno una forte unitarietà ambientale data dal fattore comune che è l’acqua e, sempre a titolo esemplificativo, dalla fertilità che questa porta nei terreni che bagna.
Si considera quindi una ‘regione’ al cui interno il fiume scorre e unifica/fertilizza tutto quello che incontra, comunità sociali comprese.

Tutto quello che ricade all’interno dei suoi confini è legato ad un insieme di forze, dalla geologia alle precipitazioni, all’evaporazione e all’assorbimento del suolo. La vegetazione, l’agricoltura è parte fondamentale di questa unità, così come anche la fauna e l’uomo che da sempre ha sfruttato tutto ciò per il proprio sostentamento.
Quando l’uomo, agricoltore / lavoratore / imprenditore, si interpone in questa relazione trova sostanzialmente due modi di agire.
Il primo è di sfruttare al massimo le offerte da parte del territorio, se il tutto viene inserito in un sistema economico-produttivo, lo sfruttamento diventa proporzionale alla quantità di denaro che l’uomo riesce a ricavarci; oppure può accontentarsi di quello che la terra offre sia in termini di varietà che di quantità dei prodotti e rispettare i cicli naturali di produzione. Così facendo riesce comunque ad avere il proprio sostentamento dall’agricoltura ma senza accaparrarsi il titolo di “Re della maxi produzione” di arance, o pomodori, o cetrioli o quello che si riesce a produrre nell’ottica del ‘tanto e subito’. Che poi un aiutino alla terra gli si deve pure dare, con l’uso di additivi che favoriscono la crescita veloce dei prodotti e sfavoriscono la nostra salute e quella dell’ambiente.
Se la ‘bioregione’ unisce quindi al suo interno il dato ambientale, le risorse naturali, il lavoro (come ad esempio l’agricoltura) e le comunità che vivono e lavorano in questa porzione di terra, allora si può sperare (e ce lo auguriamo in molti!) in uno sviluppo che parta dal territorio e che trova nella sua unitarietà, differente da un posto all’altro, l’elemento che lo caratterizza e che lo rende ‘locale’.

Così lo sviluppo con lo sfruttamento delle risorse locali che avremo in Sicilia sarà diverso da quello della Toscana o di quello Piemontese etc etc.
Avremo una varietà molto vasta di prodotti e di identità locali data appunto dall’importanza della provenienza.
L’agricoltura rappresenta, in quest’ottica, l’attività principale (ma non l’unica) da recuperare nel rapporto con il territorio al fine di ristabilire il circolo virtuoso dell’ecosistema, inteso nel senso ecologico ed economico. Il tutto racchiuso in un unico spazio geograficamente e naturalmente definito che è la bioregione, una crescita equamente suddivisa nel senso di comunità, anch’essa diversificata e allo stesso tempo unita dalla specificità del luogo.
Siamo sicuri che per uscire dalla crisi economica dobbiamo rilanciarci nella lotta sanguinolenta della globalizzazione?

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