Restiamo umani: notizie dai nostri quartieri

Da giorni è in corso una campagna di stampa sulle occupazioni abusive di alloggi popolari a Milano. La ricostruzione che ne emerge è, se va bene, quella della guerra tra poveri. Si legge sotto traccia il tentativo di etichettare l’edilizia residenziale pubblica come un problema ingestible, una specie di bubbone da rimuovere dal corpo sano della città, una pesante eredità novecentesca che non risponde più alle esigenze di una società radicalmente mutata. Di seguito la testiminianza di chi da decenni vive il disagio dei quartieri popolari di Milano, raccontandolo e cercando soluzioni insieme ai suoi abitanti (m.b.).

Oggi sono venuti quelli de La 7.

Li ho accompagnati di fronte a Piazza Insubria 1. Il quadro dei citofoni incendiato,  da mesi. Non è la prima volta. Le vecchiette per aprire il portone devono scendere.   Il tetto incendiato. Il Corriere della Sera non se ne era  accorto. Ci sono stati altri incendi. Anche vent’anni fa, il tetto di Piazza Insubria 1, incendiato. Il Corriere della Sera non se ne era accorto.
Siamo entrati in un alloggio di Via Tommei 3, occupato da una famiglia rom. Abbiamo parlato con la madre di un piccino, che guardava, forse un po’ spaventato. Lei ha chiamato una zia, che parla meglio l’italiano. Non hanno voluto essere riprese. Abbiamo parlato fra persone.

Abbiamo parlato fra persone. L’ho ripetuto. Ho spiegato perché abbiamo chiesto lo sgombero di tutte le occupazioni recenti: che sia esaminata la condizione di ogni famiglia, che sia data una sistemazione abitativa a chi ne ha bisogno e diritto. La sistemazione non può essere un alloggio occupato nelle case popolari. Hanno risposto che erano state sgomberate da un campo, messe per strada. Sono andate in Romania e da là sono partite, il giorno dopo sono entrate in un alloggio vuoto del quartiere Calvairate. Ho chiesto se c’è stato chi ha organizzato questo viaggio e queste occupazioni. L’ho chiesto anche in Questura, a fine luglio. A questa e ad altre domande il Vice Questore e il Capo di Gabinetto  hanno risposto che è aperta un’inchiesta. L’inchiesta sarà anche conclusa? Sapremo?

 

FRANCA CAFFA - ALER
Foto: F. Caffa

Siamo andati in Etruschi 9 dove stanotte un marocchino ha scardinato una porta blindata, l’ha aperta a una giovane donna egiziana in stato di gravidanza. Ha incassato 800 euro.  Nel mezzo della porta, uno squarcio. I vicini non hanno chiamato la polizia.
E’ un alloggio ristrutturato, vuoto. Lei dorme su una copertina sottile sottile stesa sul pavimento. Siamo a Milano? Non sa parlare l’italiano, poche parole.  La custode mi ha detto che l’aveva vista nei giorni precedenti,  aggirarsi…La voce che corre: fra i dipendenti delle imprese per la pulizia, in particolare egiziani, c’è chi segnala gli alloggi vuoti. Da quanto tempo? Il Corriere della Sera non ha saputo di questa voce. Forse non ha neanche saputo delle portinerie chiuse, del ricorso agli appalti per la pulizia. Da 35 anni…E’ aperta un’inchiesta della Magistratura per tangenti sugli appalti. Quali appalti?
Se non ho capito male, questa donna ha detto che ha già perso bambini e che non vuole perdere questo. Se dico che infine ho visto qualche lacrima, esagero?  Che cosa dobbiamo fare?

Milano, 80.000 case vuote.
Milano, ricca.

Questa donna dorme per terra. Forse fra qualche giorno tirerà fuori risorse, un letto, ecc.? Chissà. Aveva 800 euro… Bisognerebbe andare a parlare con lei, meglio di quanto io abbia saputo fare? Capire meglio?
Prima di uscire le ho fatto una carezza. Sento la mia impotenza, la mia  solitudine. Scrivo parole che poi cancello, per timore che non siano quelle giuste.

Il mio saluto.
Franca Caffa, Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti

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