Categorie
Città Recensioni

Ritratti di città

incuneandosi_nell_abitato
Tullio Crali Incuneandosi nell’abitato (In tuffo sulla città) www.tulliocrali.com

Il  monumento ai caduti,  realizzato sul lungolago di Como secondo un disegno di Antonio Sant’Elia,  è ben visibile dal parco di Villa Olmo e con un brano del suo manifesto dell’architettura futurista  si apre, in questo luogo, la mostra Ritratti di città. Il Novecento è quindi l’orizzonte culturale ed artistico dell’esposizione che presenta una rassegna di circa un secolo di opere di artisti italiani.

Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte,  e la casa futurista simile ad una macchina gigantesca. E’ appunto la Città Nuova di Sant’Elia, a cent’anni dalla sua ideazione,  l’antefatto espositivo e celebrativo della mostra comasca. Tuttavia, una volta evocato il secolo breve e le grandi trasformazioni urbane tratteggiate dalla visionaria prosa futurista, la città contemporanea smette di essere l’oggetto narrativo dell’esposizione.

Appena passate le visioni della periferia milanese in trasformazione, dipinte da Umberto Boccioni tra il 1908 e il 1909, e le composizioni di geometrie in movimento che fino agli anni ’20 (Balla, Baldessari, Dottori, Prampolini, Paladini, Fillia) hanno riproposto il tema de La città che sale, ecco che la mostra rivela il proprio assunto teorico: la pittura di soggetto urbano in Italia resta fortemente ancorata alla tradizione che inizia con le Città Ideali di fine ‘400 e che si compie con le novecentesche Piazze d’Italia di de Chirico.

La metropoli del XX secolo ha le sembianze della New Babel nella quale Depero transfigura New York, o le forme geometriche di Andreoni, o il dinamismo della aeropittura postfuturista di Crali di Incuneandosi dell’abitato (In tuffo sulla città). Nulla a che vedere con le raffigurazioni di Parigi o Roma, concepite secondo canoni pittorici che ancora nella prima metà del Novecento si collocano tra Vedutismo e Impressionismo (De Pisis, de Chirico, Bucci, Balla). Se si escludono le “anomalie” dei paesaggi urbani di Sironi, a dominare è l’impianto compositivo rinascimentale  e le sue reinterpretazioni metafisiche, che mettono insieme l’astrazione geometrica di Soldati e le scenografie di Fiume.

Nel percorso espositivo del secondo dopoguerra la città semplicemente sparisce, sostituita dall’architettura, una sostituzione preannunciata dall’astrattismo di Galli e Davico. Fatta eccezione per le visioni urbane di Sormani, La Pietra e Rotella, qualche incursione dalle parti della grafica pubblicitaria (Schifani e Adami) e un ritorno alle origini tra futurismo e metafisica (Tadini e Cantafora), la città è in generale intesa come parte per il tutto.

Essa fortunatamente riemerge dalla fotografia  degli ultimi decenni del secolo passato (Berengo Gardin e Basilico), anche se il curatore della mostra non può evitare di far prevalere un certo formalismo nelle suggestioni metafisiche di alcune opere fotografiche degli anni ’70, da Franco Fontana e Luigi Ghirri.

Nelle tecniche miste di British Black -Work in progress/Milano di Jonathan Guaitamacchi o nella stampa fotografica di Atto 9 di Giacomo Costa ritorna finalmente la città nelle sue complesse forme contemporanee. Ma a questo punto siamo nel nuovo secolo e la tecnica utilizzata è tutto sommato indifferente rispetto alla serie di sequenze urbane che la mostra propone e che la riscattano un po’ dal senso di delusione che si prova uscendone.

Il problema non è la qualità delle opere, ma il criterio espositivo che indugia nel pensare la città contemporanea, vista attraverso i protagonisti dell’arte italiana del ‘900,  come “lo scenario di un disagio”, per usare le parole del curatore Flaminio Gualdoni. Meglio sarebbe stato se la mostra avesse avuto il coraggio di abbandonare quell’idea di città italiana come “luogo dell’anima” , cristallizzata nelle forme del passato rispetto al quale ogni trasformazione è vista come inutile e dannosa. Sarebbe bastato seguire il suggerimento del quadro di Tullio Crali del 1939 utilizzato per la copertina del catalogo: un tuffo nella contemporaneità che si lascia alle spalle quella ”idea italianissima di città”  a cui la mostra continuamente si affida.

Riferimenti

RITRATTI DI CITTA’. Urban sceneries.

Da Boccioni a de Chirico, da Sironi a Merz a oggi. A cura di Flaminio Gualdoni. 28 guiugno-16 novembre 2014, Villa Olmo, Como

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *