Roma è una gigantesca vacca da mungere

La metafora continuata è la figura retorica che più spesso si adotta nel linguaggio naturale per modellare la realtà in guisa tale da condensare le proprietà rilevanti di un soggetto conosciuto e proiettarle sull’oggetto della nostra narrazione, al fine di renderla più efficace. Osservando il sistema romano di trasporto pubblico mi è balzata in mente la metafora dei ruminanti, la cui complessa digestione prevede una serie di successiva di passaggi del foraggio dalla masticazione alla evacuazione.

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Foto: M. Barzi

A Roma esistono solo due linee di metropolitana, sicché esse ingoiano passeggeri dalla periferia come l’esofago di un ruminante. Una volta entrati nel grande stomaco sotterraneo, il sistema li rigurgita fuori soprattutto a Termini, dove le due linee s’intersecano e scambiano funzioni digestive con la grande stazione ferroviaria che, a sua volta, funziona come uno degli stomaci adibiti alla ruminazione metropolitana.

La quota di passeggeri che risale in superficie, ma non viene intercettata dal grande stomaco ferroviario, confluisce in un enorme piazzale. Lì vengono distribuiti lungo le banchine adibite ad un numero considerevole di autobus. A questo punto il sistema di trasporto metropolitano li ingurgita nuovamente, completando la fase di assimilazione della popolazione periferica da parte di questa enorme mucca metropolitana dalle cento mammelle che poi è Roma.

Nel mio primo giorno qui anch’io sono stato risputato fuori a Termini. E la prima cosa che ho notato sono stati due clochard su una piazzola: una donna e un uomo. Parcheggiata su di essa era un carretto ben concepito, costruito con lo chassis di due cesti da supermercato e carrozzato con delle ruote di sedie per handicappati. Nel suo genere, un lavoro molto ben riuscito di riuso intelligente di scarti del capitalismo consumista.

La cosa che però mi ha colpito è stata la divisione del lavoro di coppia. Erano circa le 8:30 e mentre lui era assiso su una piccola seggiola e leggeva un giornale free press, lei, con una piccola scopa, ramazzava la piazzola sulla quale vento e pioggia avevano depositato pagine di giornali bagnati, foglie morte, cicche di sigarette, eccetera. Terminato il lavoro, ha depositato la ramazza e preso a fare ordine sul carretto adibito al contenimento delle coperte.

Il tepore di Roma nuovamente li abbracciava. Pare che certi schemi di riproduzione, come la divisione del lavoro uomo-donna, si ripropongano sempre uguali a qualsiasi livello della scala sociale.

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Foto: M. Barzi

Questo ho pensato, mentre alle mammelle della mucca ben ingrassata dal lavoro di centinaia di migliaia di persone continuano ad aggrapparsi, famelici, sfruttatori di ogni risma. Devo ancora capire se l’ho già in odio questa città o se, in qualche modo, essa già mi appartenga.

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