From farm to fork! Il commercio a km zero

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Foto S. Caramaschi

 

Il modo in cui mangiamo si riflette invisibilmente sulle nostre città. Il cibo ha la capacità di cambiare il paesaggio delle nostre città e influisce profondamente sull’economia locale, sulla salute e sui comportamenti dei cittadini. Il settore della distribuzione commerciale, nel corso degli ultimi decenni, è stato interessato da mutamenti notevoli per rapidità ed estensione che ne hanno modificato la struttura dimensionale, la composizione tipologica e le relazioni con il mercato. Queste trasformazioni, pur assumendo intensità e direzioni assai differenti a livello territoriale, hanno determinato il passaggio traumatico da un sistema distributivo locale di piccole dimensioni ad uno caratterizzato da medie e grandi strutture di vendita.

Le localizzazioni del commercio, sempre meno urbane e sempre più lontane dai centri, hanno generato effetti spaventosi e purtroppo a lungo ignorati: incremento dell’inquinamento, desertificazione dei centri storici, depauperamento di preziose aree edificabili a vantaggio di un’unica funzione, danni al sistema economico e ambientale, cambiamenti negli stili di vita, aumento degli sprechi, consumismo, omologazione, crisi dell’agricoltura, perdita di valori.

L’espressione “from farm to fork” è uno degli slogan più utilizzati a livello comunitario, adottato dalla European Food Safety Authority (EFSA) nel delineare la strategia di sviluppo UE che tende ad arginare gli effetti della grande distribuzione commerciale sul sistema agricolo europeo: letteralmente “dalla fattoria alla forchetta”, questa espressione ricuce una relazione atavica da tempo perduta, quella che lega agricoltori e consumatori. Le radici di questo orientamento vanno ricercate in una serie di scelte e iniziative passate: il modello agricolo europeo di Agenda 2000; i principi di multifunzionalità e di diversificazione dell’agricoltura promossi a partire dal Libro Verde del 1985; le politiche per il tracciamento e l’identificazione delle aziende coinvolte; l’impegno della Comunità Europea a tutela dei prodotti agroalimentari di qualità, delle produzioni biologiche e la riluttanza nei confronti delle produzioni OGM.

Queste iniziative di tipo politico si legano inevitabilmente alle esigenze e alla nuova sensibilità espressa dai cittadini, come la riscoperta del rurale e la rivincita delle campagne. I continui sviluppi tecnologici nella produzione degli alimenti, l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici, spinti da un’agricoltura sempre più specializzata, l’aggiunta di additivi e conservanti, in modo da accrescere la durata e l’appeal del prodotto, hanno portato infatti i consumatori a preoccuparsi maggiormente degli impatti del sistema di produzione industriale sulla salute e sull’ambiente. In aggiunta, la consapevolezza che i grandi operatori, sempre con maggiore frequenza, sfruttano tecniche per aumentare i profitti a danno dei consumatori, ha spostato l’attenzione verso altri tipi di consumo.

Si sono diffuse iniziative economiche e commerciali di rilievo nazionale e internazionale, come Slow Food, con il Salone del Gusto e Terra Madre, Eataly, Club Papillon, Crociera dei Sapori e Academia Barilla, ma il fenomeno che maggiormente e con più potenza si è mosso in questa direzione, con positivi effetti su cittadini e organismo urbano, è l’ascesa delle forme di commercio a Km zero. Non solo farmers’ markets, i mercati contadini dove si acquistano prodotti a chilometro zero direttamente dal produttore, ma anche spacci nelle cascine, dove i cittadini acquistano e portano in tavola cibo buono e sano, spendendo meno.

Grazie a queste attività sono promossi i prodotti alimentari locali, rafforzando il rapporto città-campagna e incoraggiando politiche di rilancio economico. Queste azioni preservano l’agricoltura e le attività ad essa connesse, attivando uno spazio pubblico che attrae un numero sempre maggiore di persone. Molti paesi europei stanno supportando la rivitalizzazione delle aree rurali attraverso politiche, legislazioni e progetti di cooperazione transazionale volti a elaborare strategie per lo sviluppo locale sostenibile ed equilibrato dei territori periurbani. Queste azioni si basano sulla valorizzazione, commercializzazione e promozione del consumo delle risorse agroalimentari locali. La via è lo sviluppo e il consumo di prodotti di qualità, nell’auspicio che detto consumo serva a valorizzare gli spazi periurbani non urbanizzati e generi un contesto sociale propizio alla loro salvaguardia.

Così nella capitale inglese si è sviluppato il progetto Capital Growth, un’iniziativa della London Food Linch, lanciata nel 2008 e sostenuta dall’amministrazione cittadina, che ha visto la nascita di centinaia di orti urbani. Il sindaco Johnson ha dichiarato: «I nostri cittadini hanno riscoperto il piacere di coltivare il proprio cibo e i benefici che possono trarne. Il progetto ha aiutato Londra a diventare più verde, un posto piacevole e allo stesso tempo capace di fornire cibo sano e locale».

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Foto S. Caramaschi

Valorizzare le produzioni agroalimentari di qualità, scommettere sui prodotti tipici locali, promuovere metodi di produzione rispettosi dell’ambiente e della salute sono solo alcuni degli effetti generati dal rilancio del commercio a Km zero che, più in generale, mira alla sensibilizzazione del pubblico per un consumo locale, equo e sostenibile. Supportando la presenza dei mercati contadini e/o la presenza di produttori locali, si ricongiunge la storica ed evolutiva unione tra città e campagna, rapporto che sta alla base dei metodi produttivi sostenibili per la produzione di cibo. L’aumento di produttori locali riduce la catena logistica e, grazie alla diminuzione della distanza percorsa da un alimento dal luogo di produzione a quello di consumo, è ridotto l’impatto ambientale, in particolare l’emissione di anidride carbonica.

Riferimenti:

Il sito del progetto londinese Capital Growth, con informazioni, dettagli e pubblicazioni.

Il blog del progetto URBACT “Sustainable Food in Urban Communities” che vede impegnate numerose città europee nella definizione di standard comuni sulla promozione dell’alimentazione sostenibile nei contesti urbani.