Jane Jacobs. Il centro città è per la gente. Capitolo VI

Dov’è questo luogo?

Questo approccio progettuale quindi non aggiunge nulla alla individualità della città; al contrario, la maggior parte dei progetti riflette una sicura fissazione per l’annullamento dell’individualità della città. Riescono persino ad annullarla quando grandi doni della natura vi sono coinvolti. Ad esempio Cleveland volendo fare qualcosa di impressionante sulla riva del lago Erie, sta pianificando un centro congressi isolato, e tutto il complesso sarà collocato sopra e sotto un’ampia piattaforma orizzontale di calcestruzzo. Non saprete mai che vi trovate sulla riva di un lago, a parte per la lontana veduta dell’acqua. Ma ogni centro città può sfruttare al meglio le sue peculiari combinazioni di passato e presente, clima, topografia, o errori di crescita. Pittsburgh è sulla strada giusta a Mellon Square (punto focale nella posizione ideale) dove il marciapiede lascia spazio a un’alta scalinata, movimentata da una cascata.  Si tratta di una bella drammatizzazione della natura collinare di Pittsburgh, ed è utilizzata naturalmente dove la strada scende in forte pendenza.

Gli affacci sull’acqua sono un gran vantaggio, ma sono poche le città che li utilizzano. Fra le dozzine delle nostre città che hanno il centro attraversato da un fiume solo una, San Antonio, ha fatto di questa caratteristica un particolare servizio a favore della città. Andate a New Orleans e scoprirete che l’unico modo di vedere il Mississippi è attraverso una passerella poco gradevole e circoscritta che conduce al traghetto. La vista giustifica il viaggio, e tuttavia non c’è nessun ristorante affacciato sul fiume, nemmeno un piccolo ristorante con terrazza dalla quale guardare i vaporetti, nessun posto da cui vedere lo scarico delle banane, o osservare le trivelle e le draghe e all’opera. New Orleans ha trovato il suo carattere affascinante nel passato nel Vieux Carré, ma il carattere del passato non è abbastanza per nessuna città, neppure per New Orleans.

Il senso di un luogo è composto, alla fine, anche da molte piccole cose, alcune tanto piccole che la gente le dà per scontate, e la loro mancanza si porta via ciò che caratterizza la città: l’irregolarità dei livelli, così spesso annullate dalle ruspe; diversi tipi di pavimentazione, segnaletica e pompe dell’acqua e illuminazione pubblica, scalinate d’ingresso in marmo bianco.

La città dei due turni

Dovrebbe essere inutile osservare che le varie parti di città qui descritte formano un tutto unico. Invece è necessario: l’approccio progettuale dominante nel pensiero odierno assume che sia desiderabile individuare le attività e ridistribuirle in modo ordinato – qui un centro civico, là un centro culturale .

Ma questa nozione di ordine è inconciliabilmente opposta al reale modo in cui il centro della città funziona; ciò che lo rende vitale è come i differenti tipi di attività si supportano l’un l’altro. Siamo abituati a pensare che il centro della città sia diviso in distretti funzionali –  per la finanza, lo shopping, il teatro – e in effetti lo è, ma fino a un certo punto. Non appena l’area diventa troppo esclusivamente dedicata a un solo tipo di attività e al suo indotto, essa comincia ad avere problemi: perde il proprio fascino per gli utenti del centro città, e rischia di diventare qualcosa da consegnare al passato. Midtown a New York, l’area con la più lussureggiante mescolanza di attività di base, ha dimostrato un potere di attrazione sproporzionatamente superiore per le nuove costruzioni rispetto a Lower Manhattan, anche se le attività direzionali a Lower Manhattan sarebbero più vicine alle grandi compagnie finanziarie e agli studi legali, e molto più lontane praticamente da tutto il resto.

Trovate il centro città più vivace in quello che ha le attività in grado di sostenere due turni di traffico pedonale. E di sera è tanto affollato quanto di giorno. Ne è un buon esempio a New York la Fifty-seventh Street: funziona di notte a causa degli appartamenti e residence dei dintorni; a causa della Carnegie Hall, e a causa  degli studi di musica, danza, recitazione, e speciali sale cinematografiche che sono state generate dalla presenza della Carnegie Hall. Funziona di giorno per via dei piccoli edifici direzionali sulla strada, e per quelli più grandi a est e ovest. Due turni del genere sono molto stimolanti per i ristoranti, perché garantiscono affari sia all’ora di pranzo che a quella di cena. E inoltre incoraggia ogni tipo di negozi e servizi che siano specializzati e che abbiano bisogno di una clientela setacciata tra ogni tipo di popolazione.

È una follia scoraggiare il funzionamento del centro della città su due turni, come ad esempio Pittsburgh è in procinto di fare. Pittsburgh funziona su un solo turno, ma ciò in teoria potrebbe essere rimediato attraverso il nuovo progetto di auditorium civico, al quale successivamente si andranno ad aggiungere una sala per la musica sinfonica e degli appartamenti.  Il luogo è nelle immediate adiacenze del centro di Pittsburgh, e le nuove strutture potrebbero essere collegate alla maglia stradale esistente. Spazi aperti di dimensioni urbane – non suburbane – potrebbero creare un punto focale, o un ambito gradevole, una stretta, magnetica congiunzione fra vecchio e nuovo, invece di costruire una barriera. Tuttavia, il progetto per Pittsburgh non tiene in alcun conto tutto ciò. Ogni immaginabile dispositivo– grandi arterie stradali, una vasta fascia a parco, parcheggi –  separano il nuovo progetto dal centro della città. L’unica cosa che manca è una muraglia impossibile da scalare.

Il progetto costituirà una impressionante visione dalle torri per uffici del centro, ma in quanto a rivitalizzare la città potrebbe anche trovarsi a miglia di distanza. L’errore era già stato fatto in precedenza, e gli effetti erano prevedibili: ad esempio l’auditorium e teatro dell’opera di St. Louis, isolato dal centro della città da aree e da edifici istituzionali, non ha generato alcuna attività circostante nei suoi ventiquattro anni di esistenza!

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Riferimenti

Jane Jacobs, Downtown is for People, Fortune,1958.

Jane Jacobs. Il centro città è per la gente. Capitolo V

Punti focali

Non importa quanto interessanti, appariscenti o eleganti possano essere le strade del centro della città, c’è bisogno di qualcos’altro: punti focali. Un punto focale può essere una fontana, una piazza, un edificio – qualunque sia la sua forma, il punto focale è un riferimento nel paesaggio, e se è sorprendente e gradevole un intero quartiere può beneficiare del suo effetto magico.

Tutti i grandi punti focali del centro città sono in grado di sorprendere senza stancare. Indipendentemente da quante volte avrete visto Times Square, con le sue cascate illuminate d’acqua spumeggiante, le sue facciate animate, le tazze di caffè fumanti raffigurate con le luci al neon, le folle che la rendono viva, riesce sempre a farti strabuzzare gli occhi. Non importa quante volte si sia guardato lungo la Newbury Street a Boston, la vista del campanile della chiesa di Alrington Street arriva sempre come una delizia per gli occhi.

Dove i punti focali sarebbero più necessari, in luoghi dove convergono persone e attività, troppo spesso sono carenti. Chicago ad esempio ne è priva nel Loop. In altre città, spazi perfettamente collocati nel mezzo del gran traffico pedonale, sono ben poco sfruttati – è il caso della scialba piazza pubblica di Cleveland, ad esempio, che tuttavia è così piena di possibilità, o del vecchio e dimenticato Diamond Market di Pittsburgh, il quale, con qualche intervento artistico potrebbe diventare un bell’ingresso al Gateway Center.

Sfortunatamente gran parte dei punti focali che sono stati progettati sembrano destinati al fallimento. Quelle pesanti serie di architetture istituzionali, note come centri civici, ne sono un eccellente esempio. Quello di San Francisco, costruito una ventina di fa, avrebbe dovuto essere di avvertimento, ma Detroit e New Orleans stanno costruendo centri similmente pretenziosi e monotoni e molte altre città stanno pianificando di fare lo stesso. Senza alcuna eccezione questi centri civici sono uno spreco di spazio, sono colate di cemento su estensioni lunghe miglia – se davvero i progettisti vogliono tanta superficie per i centri civici, ciò che sarebbe meglio fare è di spostarli decisamente fuori dal centro della città, come New Orleans ha fatto. In altre parole, si suppone che la gente abbia bisogno di così tanto spazio da dover il medesimo essere allontanato dalla gente.

Ma le amministrazioni comunali non hanno mai avuto bisogno di tutto questo terreno, un aspetto semmai, che i nostri antenati – che sapevano perché costruire piazze circondate da palazzi –avevano presente molto bene. I redattori dei giornali il cui lavoro consiste nel conoscere i politici hanno presto scoperto che ogni  città possiede una sorta di angolo che esercita qualcosa di simile all’effetto Venturi nella dinamica dei fluidi, un punto dove i politici si trovano, un tratto di marciapiede dove, se si sosta a mezzogiorno, si può vedere “tutta la città che conta”. Anche nei più grandi centri metropolitani è piuttosto facile trovare il punto che fa da effetto Venturi per i politici, è lì dove avvocati, eletti ed aspiranti tali, vari tipi di introdotti nell’ambiente e coloro che vorrebbero esserlo, si raggruppano e prosperano, dato the le informazioni sono il loro pane quotidiano. Questo vitale luogo di scambio non è mai segnato sulle carte ufficiali della città, e nemmeno gli architetti lo hanno individuato con un tratto o un colore nei loro diagrammi per la Città del Domani. Infatti, se provate ad interrogare qualcuno di loro sull’argomento, tutto ciò che otterrete è uno sguardo perso nel vuoto, e forse un certo sdegno.

I grandi spazi aperti non sono funzionali a questo tipo di attività civica; il prestigio e l’attrattività di un marciapiede che costeggia un giardino, come nella nuova Federal Reserve Bank di Jacksonville, o un giardino laterale, come nella Federal Reserve di Filadelfia, sono ciò che ci vuole per gli amministratori della città e della contea, perché consente loro di stare nell’ambiente al quale appartengono, vicino ad avvocati, gruppi di pressione e tutti coloro che devono avere a che fare con il governo locale.

L’eco

I sostenitori de progetti di riqualificazione urbana spesso sostengono che i giganteschi super-blocchi siano l’unico mezzo fattibile per riqualificare il centro della città. Questi progetti, sottolineano, possono ottenere i finanziamenti governativi per le trasformazioni urbane con i quali pagare i terreni e gli alti costi di demolizione. Essi consentono di realizzare spazi aperti nella città senza pesare sulle casse municipali per acquisirli o mantenerli. Sono preferiti dai grandi gruppi immobiliari, perché ottengono più profitto rispetto alla costruzione di singoli edifici. Sono apprezzati dalle compagnie di assicurazione che erogano prestiti perché un grosso finanziamento richiede meno verifiche e decisioni rispetto ad una serie di piccoli prestiti; più grande e più separato dal suo contesto è il progetto, minori sono le preoccupazioni dei prestatori riguardo le contaminazioni da parte del resto della città. E inoltre i progetti possono stimolare i pubblici poteri a procedere con gli espropri per pubblica utilità; non c’è bisogno che siano enormi perché venga utilizzato questo strumento, ma è possibile che lo siano e infine lo sono.

Analogamente gli architetti lamentano di aver scarsa influenza sull’aspetto e la sistemazione dei progetti. Essi sottolineano come siano le leggi sulla trasformazioni urbane, le norme amministrative, e gli aspetti economici che derivano dalle leggi a progettare al loro posto. Ciò è particolarmente vero per la progettazione di complessi residenziali, dove le disposizioni in materia di densità, di copertura del suolo, di regolamentazione degli affitti, e aspetti simili, non solo effettivamente determinano il numero, le dimensioni e la localizzazione degli edifici, ma influenzano grandemente anche il progetto (includendo persino componenti come gli ingressi e i balconi). I progetti non residenziali sono meno regolamentati, ma essi sono il prodotto della stessa fusione di elementi, e molti complessi per uffici sono praticamente indistinguibili da quelli residenziali. Gli operatori immobiliari e gli architetti hanno ragione. E ne hanno perché i funzionari pubblici, gli urbanisti – ma anche gli operatori immobiliari e gli architetti– per primi hanno immaginato lo spettacolare progetto, e poco altro, come la soluzione per ricostruire la città. La legislazione sulla trasformazione urbana e gli effetti economici che ne derivano, sono nati da questo pensiero e sono stati tagliati su misura per essere dei prototipi ben più di quelli che vengono realizzati oggi. L’immagine è stata concepita dentro questo apparato; ora l’apparato riproduce l’immagine.

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Riferimenti

Jane Jacobs, Downtown is for People, Fortune,1958.

Jane Jacobs. Il centro città è per la gente. Capitolo IV

Mappe e realtà

Ma è la strada, non l’isolato, che costituisce l’elemento significativo. Quando un commerciante prende in locazione un negozio egli considera cosa c’è dall’altra parte e lungo il percorso della strada, anziché ciò che si trova dall’altro lato dell’isolato. Quando il degrado o il miglioramento si diffondono poi procedono lungo la strada. Interi ambiti della città devono il loro nome non agli isolati, ma alle strade – Wall Street, Fifth Street, State Street, Canal Street, Beacon Street.

Perché mai i progettisti si fissano sull’isolato e ignorano la strada? La risposta si trova in breve nelle loro tecniche di analisi. Dopo aver mappato le condizioni, le funzioni, gli spazi inutilizzati dell’edificato, e fatta una valutazione isolato per isolato, essi uniscono i dati per ciascun isolato perché è il modo più veloce di riassumerli e di caratterizzare il singolo isolato con una adeguata legenda. Non conta quanto la strada abbia caratteri propri, i dati di ogni lato su strada dell’isolato sono messi insieme a quelli degli altri tre. La strada, da un punto di vista statistico, scompare, senza lasciar traccia. Il progettista dispone di una raffigurazione grafica del centro della città che ha un ben piccolo significato e molta più possibilità di ingannarlo.

Credendo più alle mappe degli isolati che ai loro occhi, i costruttori pensano che le strade del centro della città siano elementi separatori di aree, non unificanti come invece sono. Importanti decisioni di riqualificazione vengono prese sulla base di ciò che è stato identificato come un isolato “buono” oppure “cattivo”, e ciò conduce ad incongruenze peggiori di quelle che potrebbe produrrebbe persino il più sconsiderato laissez-faire.

Un ottimo esempio di tutto ciò è costituito dal Lincoln Center for Performing Arts di New York. Il super-blocco destinato alle attività culturali è inteso come un luogo grandioso e il centro del mondo musicale e della danza di New York. Ma le sue strade non saranno in grado supportarlo in alcun modo. La strada ad est è un importante percorso per il trasporto merci, dove il rombo dei convogli diretti verso le zone industriali e verso i tunnel è talmente assordante da zittire qualsiasi conversazione che avvenga sul marciapiede. A nord, la strada sarà condivisa con una enorme e tetra scuola superiore. A sud ci sarà un altro super-blocco per una istituzione, il campus dell’università Fordham.

E che dire della Metropolitan Opera, ovvero il gioiello a coronamento del progetto? Il vecchio teatro dell’opera ha lungamente sofferto del fatto di trovarsi fuori contesto, in mezzo alle strade del distretto dell’abbigliamento, coi loro opprimenti laboratorio ed enormi caffetterie. C’era qualcosa da imparare qui per i pianificatori. Se i piani che sono stati pubblicati avranno un seguito, il teatro dell’opera avrà comunque dei problemi con quanto gli sta vicino. Il retro sarà il suo ingresso effettivo, dato che questo è l’unico punto dell’edificio ad essere comodamente raggiungibile dalla strada e dove il pubblico scenderà da automobili e taxi. Allineate sull’altro lato della strada ci sono le torri di uno dei complessi di case popolari tra le più degradate di tutta New York. Dalla padella alla brace.

Se chi riqualifica il centro della città deve dipendere così tanto dalle mappe invece che dalla semplice osservazione, farebbe bene a disegnare delle mappe in forma di rete e poi analizzarne i dati elemento per elemento, evitando i buchi della rete. Ciò consentirebbe di avere una rappresentazione del centro della città che mostri piuttosto chiaramente la Fifth Avenue o la State Street o la Skid Row. Nei rari casi in cui una strada del centro sia un elemento di separazione, ciò andrebbe allo stesso modo evidenziato, ma non esiste altro modo per verificarlo che camminare e guardare.

Il cliente ha sempre ragione

Nella loro dipendenza dalle mappe quasi fossero una sorta di realtà superiore, urbanisti e architetti danno per scontato di poter creare una strada per il passeggio semplicemente inserendola a piacere nella planimetria, e poi costruendola. Ma una strada per il passeggio ha bisogno di chi ci passeggia. La gente ha ragioni molto concrete circa il luogo dove camminare nel centro e chiunque voglia portarla lì deve fornirgliele.

Il meraviglioso e luccicante tratto della Park Avenue di New York ricostruito da poco è una dimostrazione di questo tipo di ostinazione. La gente semplicemente non la percorre, almeno non la folla che giustificherebbe questo elegante pezzo di città con i suoi straordinari gioielli della corona: la Lever House e il nuovo e bronzeo Seagram Building. Gli impiegati e i visitatori che fuoriescono da questi edifici, il più delle volte svoltano verso Lexington Avenue a est, o verso la Madison a ovest. Presupponendo che il cliente abbia sempre ragione, un assunto che vale anche per gli utenti del centro della città, è del tutto evidente che la Lexington e la Madison hanno qualcosa che la Park Avenue non ha.

Il sito ormai liberato sul quale è stata rimandata la costruzione dell’Astor Plaza sarebbe un’ottima occasione per realizzare ciò che è stato pianificato e nel contempo fare della Park Avenue una autentica passeggiata lunga parecchi isolati. Anziché essere distaccato e formale, il piano terreno di questo sito dovrebbe avere la più astuta immagine commerciale e la più urbana delle serie di negozi su uno o due livelli, ristoranti con terrazza, bar, fontane, e posti riparati. La torre Seagram e la Lever House, con le loro piazze antistanti, lungi dall’essere denigrate, potrebbero raccogliere in pieno il valore della loro gloria e particolarità; ciò sarebbe per loro un complemento.

La passeggiata deliberatamente progettata per non avere gente che ci passeggia, può essere vista  anche nella prima delle “greenway” disegnate per Filadelfia. Ci sono alberi, ampi marciapiedi, e ben progettate vedute – ma nessuno che ci cammini. A breve distanza, ad essa parallela, c’è una strada caotica bordata da negozi e attività – piena zeppa di gente. Questo paradosso non è sfuggito agli urbanisti di Filadelfia: nelle prossime greenway essi intendono includere almeno qualche strutture commerciali.

Per fortuna, gli urbanisti e gli amministratori di Filadelfia sono grandi camminatori, e uno dei risultati di questo loro stranamente forte interesse è il tentativo di rinforzare la naturale attrattività delle strade della città. “Bisogna realizzare tutto ciò strada per strada” ha dichiarato Harry Batten, presidente del consiglio di amministrazione della N.W. Ayer & Son, e uno dei maggiori esponenti del Movimento per la Grande Filadelfia. “Prendiamo la Chestnut, che è una bella strada  commerciale; dovremmo eliminare tutto quanto la offende, come i vuoti costituiti dal parcheggi. Trovate dei commercianti che potrebbero stare qui, convinceteli a trasferirsi”. All’estremo opposto c’è Market Street, sull’altro lato di Penn Center: botteghe economiche, negozi di trucchi magici, cinema, insegne vistose – proprio il genere di strada che la maggior parte delle città considera degradata. Batten, il quale pensa che la città sia fatta di ogni tipo di persone, è contrario all’idea di conferire a Market Street un aspetto più misurato. “Deve essere una carnevalata ancora più grande” – dice – “ più luci, più colori”.

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