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The Towner: appunti sul taccuino per raccontare la città

Il rapporto tra letteratura e città è vecchio di secoli e si è infittito  grazie alla sostanziale coincidenza della condizione urbana con l’esperienza  della modernità, quella che oltre trent’anni fa ci è stata raccontata da  Marshall Berman: dalla Parigi capitale del XIX secolo fino alle le quinte scenografiche di Pietroburgo – secondo Dostoevskij la più astratta e premeditata del mondo. Le trasformazioni di Londra sono, ad esempio,  oggetto di una vasta produzione letteraria – da Defoe a Ballard – almeno da tre secoli a questa parte e in Baudelaire, Poe, Dickens, Gogol, Dostoevskij, Zola, Döblin, Joyce, Gadda, Pamuk – solo per fare qualche nome – la città è un personaggio letterario e non semplicemente lo sfondo di vicende umane.

La nascita di una rivista online dedicata “alla cultura della città, all’esplorazione e all’esperienza urbana” che si colloca “a metà tra rivista letteraria e travel blog collettivo”, non ha quindi in se nulla di sorprendente se si considera il panorama letterario vero e proprio. Tuttavia si tratta di un esperimento piuttosto innovativo nel  contesto del giornalismo italiano in cui nasce,  che di città si occupa prevalentemente quando c’è qualche archistar da intervistare.  Sarà forse perché gli autori di The Towner  sono in maggioranza più o meno trentenni,  per i quali si può immaginare qualche difficoltà con le esercizio della loro professione sulle testate cartacee, o forse perché la rivista è una sorta di succursale del sito di un noto marchio che produce un celeberrimo taccuino e accessori corredati,  sta di fatto che sembra prevalere l’impressione  di una sua funzione complementare rispetto allo scopo pubblicitario. In ogni caso notevole è la distanza per approccio stilistico e svolgimento narrativo tra gli articoli lì pubblicati e quelli che capita di leggere sui quotidiani nazionali quando l’argomento è la città.

Tutto bene o quasi, si potrebbe concludere, se non fosse che è proprio questa commistione di elementi a risultare a volte problematica nella lettura dei contenuti del sito. Aprendo i numerosi articoli già pubblicati nelle poche settimane della sua esistenza  non si sa proprio cosa si andrà a leggere  a proposito delle varie città (nella quasi totalità dei casi italiane) oggetto di narrazione. I racconti sono a volte il vissuto degli autori, altre brevi excursus di storia urbana, oppure  un mix dei due approcci narrativi, o ancora diari di viaggio in città, vere o immaginarie, da scoprire o ri-scoprire. Le prove migliori si collocano nella prima tipologia:  Sofia Silva in Venezia d’inverno. Quando la città gira in abiti da casa, Sara Nissoli in Quasi tutti conoscono qualcuno di Treviglio. Ma quasi nessuno conosce la città e Giulia Mietta in Dieci ragioni per amare la soprelevata di Genova raccontano onestamente  le loro esperienze e riescono anche ad essere divertenti. Sul versante storico c’è qualche problema in più, soprattutto per una certa propensione al rimando alla corrispondente voce di Wikipedia o alla fonte pescata chissà come in Internet, ma tutto sommato si può anche arrivare in fondo alle vicende di Rovigo, Pisa o Venezia avendo l’impressione di aver acquisito qualche informazione che non si aveva. Sulle città immaginate The Towner può davvero essere di qualche utilità, soprattutto se non si possiede un televisore e si ignorano le serie TV, o se non si frequentano certi generi letterari come il fantasy. A questo riguardo si consiglia il racconto di Laura Spini sulla Gentrificazione  (proprio così, in italiano, anche se la parola forse non è ancora stata inserita nel vocabolario ma lo sarà presto) a South Park. I processi di sostituzione edilizia e sociale nella immaginaria cittadina del Colorado, che fa da sfondo ad una serie di cartoni animati, pur nell’esposizione da resoconto dei differenti episodi della serie, sono raccontati con notevole efficacia vista la grande confusione che sul tema si fa nel nostro paese.

Ma il principale problema nella comunicazione della rivista online non è lo stile narrativo di certi articoli, in particolare quelli che più di una determinata città si occupano di una certa biografia – la city user milanese che dispensa consigli su come sopravvivere al pendolarismo o il milanese d’adozione che racconta il ritorno nella città natia –  ma lo sconfinamento del racconto nell’analisi urbana.  Tra acrobatici tentativi di darsi una base metodologica, magari usando qualche termine tecnico  – sprawl,  gated community ma anche urbanistica come sineddoche di tutto ciò che è urbano –  e affermazioni apodittiche  – le metropoli mondiali private degli spazi pubblici e sezionate secondo criteri classisti e razziali o il capitalismo urbano  votato all’autoconservazione  – The Towner rischia di propinarci un po’ delle banalità che si trovano in rete (e non solo) sui fenomeni correlati ai processi globali di urbanizzazione e di trasformazione delle città. Così se il tema è, ad esempio, le periferie  l’oscillazione tra il vissuto individuale e qualche concetto mal digerito fa venir voglia di passare ad altro. Allo stesso modo forse non sentivamo il bisogno di ricordare i cinquecento anni dell’Utopia di Thomas More attraverso una pre-datazione del concetto di non-luogo, inventato da Marc Augè un paio di decenni fa.  E che dire della scoperta (!) che la letteratura utopico-distopica immagina lo spazio urbano ad immagine e somiglianza di una società rigidamente ordinata, dove non esiste l’autonomia del singolo?  Evidentemente manca la credibilità di chi si rende conto di non aver scoperto l’acqua calda e magari semplicemente sa che sul tema affrontato la bibliografia e vasta e ad essa umilmente rimanda il lettore.

Viene dunque da pensare che The Towner  debba darsi una linea editoriale se non vuole solo essere una serie di contenuti su argomenti vari, genericamente uniti dalla possibilità di essere etichettati con l’aggettivo urbano. Che poi è quello che si può usare a proposito del merchandising che sostiene il sito: un celebre taccuino ed una linea di prodotti che consentono a tutti di prendere qualche appunto mentre  si è intenti nella esplorazione di qualche città.

Riferimenti

The Towner.

L’immagine di copertina riproduce la veduta di Piazza della Signoria a Firenze di Bernardo Bellotto (1742 ca.).

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.