Torino: se le ex caserme diventano social housing

Dal 2013 a Torino è iniziato un percorso volto a capire come gestire il problema del disagio abitativo. Da un’indagine svolta infatti era emerso che il numero di sfratti per morosità incolpevole fosse sostanzialmente raddoppiato tra il 2008 e il 2012, individuando quindi nel tema del social housing una vera emergenza per la città (in relazione alla limitazione del consumo di suolo e del riutilizzo del patrimonio edilizio oggi in disuso). Il social housing rappresenta l’evoluzione dell’edilizia popolare e costituisce un insieme di strumenti predisposti a garantire alloggi e servizi, con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato (per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata), cercando di rafforzare la loro condizione. Dunque i comuni, solitamente con il supporto economico delle fondazioni private, recuperano edifici pubblici in disuso e li trasformano in complessi residenziali destinati a persone disagiate: anziani, donne sole con figli minori, giovani in difficoltà.

Per soddisfare tali carenze Torino ha già avviato varie iniziative di social housing, contenute nel Piano Casa della Città, definendo il passaggio dalle politiche per la casa alle politiche dell’abitare attraverso una serie di azioni che promuovono sinergie e collaborazioni tra pubblico e privato e favoriscono la solidarietà e lo sviluppo delle reti territoriali.

Tra le varie proposte si annoverano, per esempio, le “residenze temporanee”, per persone che per ragioni di carattere sociale, economico, familiare, professionale, vivono una fase di transizione o di momentanea difficoltà. Di fatto si tratta di esperienze come il “condominio solidale”, supportato dall’Associazione Giovanile Salesiana e lo “Sharing Torino” (Condividere Torino), in cui si compartono spazi comuni e si usufruiscono vari servizi, aperti anche agli altri abitanti, come ristorante, bar, bio market, tintoria, sportelli di orientamento, consulenza, mediazione culturale, assistenza legale e poliambulatorio (altre iniziative sono la Torino Residenza Open 011, l’Ospiteria dell’Arsenale della Pace ed il “Programma Housing” della Compagnia di S. Paolo).

Un’altra soluzione abitativa alternativa che comporta nuove forme di convivenza sviluppata a Torino attiene al co-housing. Il progetto “Numero Zero”, inaugurato nel 2013, è un’esperienza abitativa condivisa dove singoli, coppie di giovani o anziani, intere famiglie vivono in complessi residenziali composti da appartamenti privati e da ampi spazi destinati all’uso comune e in cui si svolgono a turno servizi utili per tutta la comunità di vicinato.

Ex edifici militari per sviluppare progetti di housing sociale

Rispetto alle particolari esigenze abitative di Torino, risulta interessante il fatto che l’articolo 26 del Decreto Legge 133/2014 (il cosiddetto “Sblocca Italia”) permetta ai Comuni italiani di riconvertire a social housing le ex caserme nell’ambito dei processi di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico.

Il comune di Torino ha quindi avviato un dialogo collaborativo con gli organi del demanio militare e dell’Agenzia del Demanio, culminato con un primo protocollo d’intesa per il riuso di quattro ex strutture militari, ubicate nel centro della città, in un’area caratterizzata da immobili di pregio storico-architettonico che ospitano per lo più residenze di tipo signorili e studi professionali oltre a funzioni pubbliche, anche di rappresentanza. La volontà del comune è di promuovere interventi di per la realizzazione di social housing e alloggi convenzionati per studenti a supporto del programma “Torino città universitaria”, a cui si accompagneranno attività culturali e di servizio alle persone e alle imprese.

Tra le varie esperienze internazionali di riuso dell’ex patrimonio militare, interessante è il progetto di cohousing di Vauban a sud di Friburgo, attivo dal 2001. Cinquemila persone abitano in un grosso quartiere ex militare di circa 38 ettari di superficie, studiato per favorire la sostenibilità ambientale: pannelli solari, impianti per la produzione di energia secondaria, servizio di car sharing per sostituire le auto di proprietà.

Grazie ad una condivisione degli obiettivi a priori da parte degli enti pubblici coinvolti, a Torino si prospetta dunque l’opportunità per sviluppare ulteriori soluzioni in tema di social housing per la riqualificazione delle aree militari dismesse, che possano produrre ricadute positive sia per gli enti che le attuano, sia, soprattutto, per l’intera collettività.

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