Urbanistica del vicolo

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Intersezione tra un passaggio pedonale e la viabilità ordinaria. Foto M. Barzi

Uno dei maggiori difetti delle città contemporanee riguarda lo spazio residuale che la modalità di spostamento non motorizzato riesce ad occupare nella mobilità urbana. E’ il modo in cui la città si è sviluppata, per parti funzionalmente separate e distanti, ad aver fatto diventare l’auto l’unico mezzo utile agli spostamenti da una funzione all’altra, ma è anche la visione con cui le strade sono state progettate a rendere la vita di pedoni e ciclisti piuttosto difficile. Chi vuole spostarsi in sicurezza, usando al massimo due ruote e muoversi grazie alla propulsione delle proprie gambe,  spesso è costretto a percorrere itinerari frammentati dalla presenza/assenza del marciapiede, di una sezione stradale sufficientemente ampia o dalla ricerca di percorsi alternativi alla viabilità ordinaria auto-centrica. In questo sito è possibile leggere numerosi contributi sull’orientamento automobilistico della mobilità urbana e qui si tenterà,  anche se molto genericamente, di fare un piccolo passaggio, per così dire, dalla protesta alla proposta. Nulla di programmatico, per carità, solo qualche suggestione.

Ordito del tessuto urbano

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Un disimpegno tra due lotti edificati in un centro storico. Foto M. Brazi

Viene in soccorso della parte debole della mobilità urbana una componente della trama viaria, che se fosse vera e propria stoffa si chiamerebbe ordito: poco visibile rispetto all’insieme ma fondamentale per la tenuta del tutto. Si tratta di quella parte minore e negletta del sistema stradale, che serve alla diffusione capillare delle reti urbane e da disimpegno dei lotti edificati. E’ possibile individuarla nei vicoli e nei passaggi secondari, spesso nati dalla suddivisione dei lotti e dalla necessità di garantire il diritto di passo, oppure negli antichi tracciati marginalizzati dalla costruzione di nuove strade che, rispetto alla componente principale della rete stradale,  hanno un grande pregio: sono inadatti alla circolazione delle auto.  Queste direttrici secondarie sono il prodotto delle continue trasformazioni urbane, ma sono anche spazi di risulta che spesso vengono consegnati all’abbandono. Si trovano soprattutto nei centri storici, ma anche nei quartieri di recente formazione e nelle espansioni suburbane.

Infrastrutture verdi

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Un passaggio tra giardini ed aree naturali. Foto M. Barzi

Questi passaggi, stretti e privi di affacci oltre alle aperture dei locali di servizio, di rado sono asfaltati e, se ne hanno una, dispongono di una pavimentazione sconnessa. Data la loro natura secondaria, sono spesso ricettacolo di rifiuti ed escrementi, ma anche rifugio per la flora spontanea e per le specie animali che, nel bene e nel male, popolano le città. Sono quindi molto più ricchi di presenza vegetale ed animale delle strade urbane ordinarie.  E’ una vegetazione casuale e disordinata, che trae beneficio dalla permeabilità all’acqua. Da un punto di vista ecosistemico, i vicoli e i passaggi favoriscono quindi la biodiversità in ambito urbano, anche perché spesso costeggiano, parchi,  giardini, aree verdi abbandonate, o semplicemente perché si snodano lungo vecchi muri in sasso, ideali per diventare piccoli giardini verticali. Sono molto più simili alle infrastrutture verdi che al verde urbano, e la frequente mancanza di asfaltatura rappresenta  un fattore di protezione della città dagli allagamenti dovuti ai sempre più ricorrenti eventi atmosferici estremi.

Permeabilità dei flussi

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Una strada secondaria di un quartiere suburbano. Foto M. Barzi

Se non ostruite o rese impraticabili dalla eccessiva presenza di rifiuti, queste strade secondarie sono già le infrastrutture ideali per la mobilità pedonale e ciclabile alla scala del quartiere, perché consentono di raggiungere destinazioni come le scuole, i negozi o le aree a parco senza usare l’auto e senza camminare lungo strade trafficate. La loro presenza rafforza quindi la possibilità che il tessuto urbano sia permeabile ai flussi non motorizzati, oltre che all’acqua di pioggia. Bastano un paio di chilometri di strade a vocazione pedonale per consentire ad una persona di camminare per 30-40 minuti al giorno raggiungendo, i servizi, il commercio di vicinato, il verde attrezzato di quartiere. Poiché la possibilità di fare movimento in ambito urbano dipende strettamente dalla accessibilità pedonale delle varie funzioni, utilizzare queste strade come percorsi dedicati a chi vuole muoversi, oltre che  recarsi da qualche parte, può contribuire a migliorare la salute degli abitanti. Questo aspetto diventa decisivo quando gli attori della mobilità ciclopedonale sono i bambini, spesso scoraggiati a spostarsi da soli per timore del traffico veicolare. D’altra parte vicoli e passaggi sono da sempre lo spazio ideale per il gioco all’aperto, spazi d’incontro, luoghi facilmente sorvegliabili, in pratica presenze che incentivano la possibilità per i bambini di muoversi in libertà.

Partecipazione degli abitanti

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Partecipazione dei cittadini nella gestione del verde. Foto M. Barzi

La loro rivitalizzazione come infrastrutture per la mobilità sostenibile richiede interventi di minima entità. Si tratta innanzitutto di rendere evidente la natura pubblica della funzione che svolgono, di sottrarli in pratica all’uso semi privato di spazio accessorio alle proprietà. Da questo punto di vista i progetti mirati al recupero funzionale e paesaggistico dei vicoli e dei passaggi possono favorire la partecipazione degli abitanti alla trasformazione urbana alla scala del quartiere, oltre ad essere, in senso lato,  uno strumento per la diminuzione del traffico veicolare. E’ ampiamente dimostrato infatti che la maggioranza degli spostamenti in auto potrebbe essere evitata, se le persone fossero incentivate e/o messe in condizione di camminare di più. Si tratta in buona sostanza di attivare le funzioni già svolte sotto traccia da quelli che sono considerati, in primo luogo dalle amministrazioni pubbliche, luoghi secondari e residuali. E’ un processo di riconsiderazione della vita della città che partirebbe da un punto di vista opposto a quello fin qui utilizzato: quello delle necessità di spostamento dei corpi anziché dei veicoli.

Attivare lo spazio urbano

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Un vicolo in un centro storico. Foto M. Barzi

Ecco allora spiegato perché del tema non si trovi quasi traccia,  dalle nostre parti almeno. La mentalità auto-centrica domina ancora in modo pervasivo sulla pratica amministrativa corrente, anche se è possibile trovare qualche esempio al quale ispirarsi se non altro in Europa.  E’ il caso della strategia di rivitalizzazione di vicoli e passaggi inserita nel Downtown Birmingham 2016 Plan, finalizzata alla classificazione di questo tipo di spazi nel centro della città inglese in base agli usi esistenti ed alle opportunità di miglioramento estetico e  funzionale. Si tratta di una ricognizione del modo in cui la pianificazione tradizionale ha normato questa componente della rete stradale e della redazione di linee guida per la gestione futura. E’ un modo di guardare all’organismo urbano che, usando come metafora quello umano, mette al centro il sistema capillare invece che quello delle grandi arterie, in una logica d’integrazione dei flussi verso la quale, basta guardarsi un po’ attorno, c’è ancora molta la strada da percorrere. E che il percorso sia stato intrapreso da qualcuno è già un buon inizio.

Riferimenti

City of Birmingham, Activating urban space: a strategy for alleys & passages, 2012

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