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Urbanistica e chili di troppo

Sono ormai numerose le ricerche in campo medico che mettono in relazione la salute delle persone con il luogo in cui risiedono e con i fattori, come il tipo di mobilità che può essere determinato dalle caratteristiche dell’ambiente urbano, in grado di influenzare gli stili di vita. Poter scegliere o meno di spostarsi a piedi o in bicicletta ha quindi una relazione con la salute pubblica sotto molti aspetti. Oltre alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico – e la conseguente riduzione delle patologie correlate –  le modalità di spostamento non motorizzato hanno soprattutto un risvolto positivo sulla forma fisica delle persone. Da un numero crescente di studi emergono evidenti correlazioni tra il luogo di residenza, le modalità di spostamento e l’indice di massa corporea delle persone. In pratica più ci si muove a piedi o in bicicletta meno possibilità si hanno di essere in sovrappeso o addirittura obesi.

Anche se è scientificamente provato che vi siano molteplici fattori che espongono al rischio di incrementare in maniera patologica il proprio indice di massa corporea, individuare tra le cause dell’obesità  un preciso rapporto con l’organizzazione della città contemporanea, che spesso induce ad un uso massiccio dell’auto privata e alla riduzione delle occasioni di movimento, è tuttavia più complicato di quanto si pensi.

Nel 2014 uno studio  del Journal of Transport and Health  ha evidenziato come l’incremento della pedonalità delle aree urbane favorisca la salute pubblica. Gli abitanti delle città dense, con reti viarie più fitte e minore ampiezza delle strade principali, hanno più bassi livelli di obesità. Ma da soli questi risultati non sono sufficienti per concludere che una maggiore compattezza della forma urbana incrementi la salute dei cittadini. Un recente studio dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna sembra piuttosto puntare l’indice sulla condizione sociale del campione di popolazione analizzato da una prima indagine tra il 2003 e il 2006 e tra il 2009 e il 2012 da una seconda. Dei 5.500 cittadini in media analizzati tra le due soglie temporali quelli con indice di massa corporea più alto risiedono nei settori occidentali della città svizzera, dove tradizionalmente si concentrano i ceti a minor reddito e più basso livello di istruzione. Tuttavia questa concentrazione non risulta essere il fattore fondamentale per spiegare la maggiore incidenza dell’obesità tra i quartieri dove prevale l’edilizia residenziale pubblica. E’ piuttosto l’urbanistica e le sue scelte operate nel corso almeno dell’ultimo mezzo secolo  ad essere una delle spiegazioni della differenza di concentrazione di obesità tra quartieri connotati in modo diverso per reddito e istruzione degli abitanti.

 

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Foto: M. Barzi

Secondo l’autore principale dello studio, Stéphane Joost, la ragione che spiega un indice di massa corporea mediamente più alto nelle zone più povere della città è la presenza di grandi strade e in generale di infrastrutture che hanno isolato le comunità  residenti rendendo per loro meno accessibili gli spazi verdi complessivamente presenti nell’ambiente urbano. Joost rileva inoltre che questo tipo di isolamento tende a limitare la mobilità dei residenti e ostacolare il loro accesso  a strutture di vendita dove si possa approvvigionarsi di cibo sano.  Tuttavia più che la minore accessibilità è la «dipendenza spaziale» ad influenzare maggiormente il comportamento degli individui. In altre parole gli abitanti dei settori occidentali di Losanna avranno anche meno occasione di fare movimento e di alimentarsi correttamente, a causa di un disegno urbano che tende a segregarli rispetto al resto della città, ma l’elemento che meglio spiega il più alto indice di massa corporea è l’influenza che le caratteristiche complessive della popolazione residente svolgono sui comportamenti dei singoli cittadini.

Già nel 2007 uno studio della Massachusetts Medical Society che ha analizzato i dati raccolti tra il 1971 e il 2003 dal Framingham Heart Study  rilevando che l’obesità si verifica in cluster dove hanno una grande influenza i legami sociali. Questo modello interpretativo sembra quindi replicarsi nello studio condotto sulla popolazione di Losanna. La correlazione tra la condizione sociale con il luogo di residenza, che sono di questo aspetto è una ulteriore rappresentazione, spiega quindi perché gli stili di vita che favoriscono l’obesità abbiano una forte ragione sociale che si stabilisce in un particolare contesto spaziale.  Detto in altri termini, poiché le relazioni che si sviluppano nei quartieri popolari prevedono una maggiore presenza di persone obese è più probabile che anche  altri soggetti coinvolti in queste relazioni finiscano per essere sovrappeso.

Dato che anche uno studio del 2014 condotto da Joost sulla popolazione di Ginevra ha rilevato un divario simile tra i ceti ricchi residenti su un lato del fiume Rodano e quelli operai attestati sulla sponda opposta, ne discende che la segregazione spaziale secondo la condizione economica – effetto di molta pianificazione urbanistica novecentesca – giochi un ruolo non indifferente sulla condizione di salute dei cittadini.  Se il modo in cui le nostre città sono state progettate può quindi fare la differenza in materia di salute pubblica,  migliorare l’ambiente urbano, rimuovendo le cause che contribuiscono a sviluppare stili di vita dannosi, non può che essere un compito  dell’urbanistica.

Riferimenti

A. Bendix, The Complicated Relationship Between Cities and Obesity, CityLab, 12 gennaio 2016.