U(rba)no, nessuno, centomila

Lisbona quater
Foto: Carla Fissardi

A nove mesi dalla sua apparizione on line il sito ha raggiunto le centomila letture. Occasione per proporre le libere impressioni di una lettrice abituale, e magari stimolare altre riflessioni su temi e prospettive affrontati

Millennio Urbano diffonde tra i lettori universale dignità metropolitana, contribuisce a consolidarne il principio ed assegna alla rilevazione di tutto ciò che ha a che fare con la città un protocollo particolarmente inclusivo.

«L’aggettivo “urbano” » – si legge nella pagina dedicata alle ragioni del sito- «si applica a tanti fenomeni diversissimi; riassume non solo varie conformazioni di spazi fisici, ma anche stili di vita, di consumo, aspettative di relazione sociale o di affermazione economica. Da qui il titolo del sito, con il quale vogliamo raccontare quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. »

Non sono urbanista e mi giovo assai di questo modo così multiforme e articolato di declinare l’urbanistica,  che –  molto oltre la tecnica –  viene qui intesa come sintesi di tutto ciò che è urbano. Da alcuni mesi lo considero fonte quotidiana di informazione sulla mia realtà vasta. Ne ho tratto elementi di cui avevo sentito a lungo l’omessa formulazione,  o la sottovalutata responsabilità collettiva:

–          informazioni e modelli di interpretazione preziosi – non reperibili altrove, non con questa generosità – spesso mobili o in grado di integrare varianti contraddittorie; capaci, sempre, di smascherare i sonnambulismi ideologici miei o imperanti. Millennio propone costantemente riflessioni sull’approccio urbanistico integrato, sull’agricoltura, sull’alimentazione; educo il mio rustico idiotismo metropolitano a intrecci più complessi.

–          la consuetudine a tenere sottocchio la sequenza storica di leggi e sentenze coordinandole alle disavventure della partecipazione e al vissuto amministrativo del territorio, consolidatisi in sistema pericoloso anche prima delle recenti scelte e proposte governative. Sono stati illuminanti i numerosi articoli e passi che Millennio dedica alla differenza tra Pianificazione e Progetto, ai modi inafferrabili della pianificazione negoziata, alla diffusa pratica nazionale che impedisce ai residenti di avere informazioni, e persino risposte istituzionali, sulle porzioni di territorio – e sentieri e borghi – che scompaiono divorati dagli sbarramenti e le lamiere di improvvise quanto annose ristrutturazioni private, tutte legali, tutte dette di Ripristino dei Luoghi.

L’attenzione accesa dagli articoli e dalle traduzioni di Millennio Urbano esubera quasi sempre il mio tempo di lettura e i “mi piace”; si consolida in domanda di aggiornamenti, talvolta in soglia di pensiero.  Impegnativo, volendo. Anche quando il punto di vista offerto da Millennio è talmente “fuori dal coro” da premiare subito l’attenzione del lettore (come nel caso delle configurazioni urbane individuate come concausa se non radice dei delitti di genere per esempio in India; o di “incomprensibili” disgrazie che in realtà testimoniano la miope e punitiva allocazione degli spazi pubblici).

Più spesso, un aggancio paradossale o sorridente si tira dentro il lettore, fino alla fine dell’articolo magari tutt’altro che semplice : l’anima urbana del sito si diverte a promuoversi in profeta biblico, massaia, legislatore, teenager, capra inurbata, gallina  di città, pomodori imbalconati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *