Violenza di genere e vita delle città

Le celebrazioni espongono al rischio di dimenticarsi della ragione e della natura di ciò che si celebra e la giornata mondiale contro la violenza sulle donne sembra non sfuggire a questo paradigma. Che cos’è esattamente la violenza contro le donne?  Bisogna arrivare, per parlarne, agli stupri, alle botte, alle uccisioni o basta la limitazione nell’esercizio dei diritti? Vuol dire soccombere alla brutalità di qualcuno o subire l’ostilità generale?

Come molte donne, ritengo che si subisca violenza ogni volta che l’ordinario sessismo della società si manifesta attraverso le parole e i fatti della vita quotidiana, ogni volta che il genere sottolinea per differenza una presunta minorità nello svolgimento delle comunissime azioni che hanno come teatro lo spazio pubblico. Le città – le sue strade, piazze, parchi e attrezzature collettive –  sono lo sfondo delle violenza di genere e delle sue differenti manifestazioni spaziali: dai mezzi di trasporto pubblico fino alle istituzioni di governo. Rare sono le descrizioni delle forme che essa assume perché si tratta di fatti che poco hanno a che fare con i crimini contro le donne. Eppure sempre di violenza si tratta.

E’ un effetto della violenza provare paura, cosa che capita spesso alle donne quando camminano da sole, frequentano il trasporto pubblico, passeggiano in un parco o si trovano in uno dei tanti luoghi minacciosi delle città, e non c’è bisogno di rischiare l’incolumità fisica per provarla. C’è un’ampia zona grigia della quale si avvantaggia la violenza di genere e che si basa sulla consapevolezza delle donne di quanto lo spazio pubblico sia potenzialmente pericoloso. La valutazione della probabilità del rischio è un’esperienza che abbiamo fatto tutte: la paura è un ottimo strumento di dominio.

Violenza o segregazione?

Le donne di Delhi sono costrette ad utilizzare una speciale carrozza dei treni della metropolitana per viaggiare in sicurezza, ma appena riemerse in superficie lì, come in altre città, non possono fare a meno di correre il rischio di essere molestate, violentate e persino uccise. Rispetto agli sforzi che l’India sta facendo per essere un paese laico, democratico e rispettoso dell’uguaglianza di genere – al di là del radicamento nella società di un patriarcato feroce al quale si devono i 1400 stupri dello scorso anno nella sola Delhi – la segregazione delle donne, in quel particolare spazio della metropoli, rappresenta un arretramento nel percorso delle pari opportunità.

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Foto: M. Barzi

Evidentemente ciò che viene assunto, a livello istituzionale, è il presupposto che per le donne essere sicure vuol dire essere separate dagli uomini e che lo spazio urbano è controllato da questi ultimi. La segregazione per generi nel trasporto pubblico sancisce il connubio tra violenza di genere e vita delle città. Pensare, anche in Europa e in generale nel mondo occidentale, a misure che le rendano le città più “amiche” delle donne significa assumere come un dato di fatto l’ostilità dell’ambiente urbano; dal quale, al massimo, si possono ritagliare spazi di sicurezza, essendo impossibile modificarne la natura di strumento della violenza.

In questi giorni la sezione di The Guardian dedicata alle città si sta occupando di Mumbai, una Megacity  che bene rappresenta lo sviluppo economico dell’India e le relazioni con il suo tumultuoso processo di urbanizzazione. Anche qui, un tempo descritto come il posto più sicuro per le donne in India,  le molestie sessuali in strada sono diventate parte della vita quotidiana. Il principio della crescita illimitata che ha orientato le trasformazioni urbane degli ultimi tre decenni ha messo di fronte la città a violente reazioni ecosistemiche: gli eventi estremi, sempre più spesso innescati dal cambiamento climatico, stanno mettendo in luce una vulnerabilità che riguarda soprattutto quella parte di popolazione (un sesto del totale) che vive negli slum. E come sempre accade sono i più deboli a pagare il prezzo della violenza esercitata sull’ecosistema dall’attuale modello di sviluppo basato sulla crescita.

Sono soprattutto le donne ad essere vittime delle reazioni dell’ambiente violentato. Ne è convinta Vandana Shiva, che invita a mettere in relazione l’esponenziale incremento in India della violenza sulle donne con il modello economico incentrato sulla crescita. La svalutazione del lavoro di cura svolto – il non lavoro che non contribuisce alla formazione del PIL – diventa complessiva svalutazione delle donne. I loro corpi possono essere violati allo stesso modo in cui vengono violate le risorse –  il suolo, l’acqua, la biodiversità –  diventate preda della crescita, che nelle città indiane in continuo sviluppo significa grandi estensioni di slum da una parte ed enormi operazioni immobiliari dall’altra.

Le due facce di Mumbai, e di moltissime metropoli globali, sono un grave deficit di abitazioni e un abnorme sviluppo edilizio. Da questo punto di vista evidenti sono le analogie con ciò che sta succedendo più vicino a noi: emergenza casa da una parte e grandi affari immobiliari dall’altra. Anche nelle periferie di Milano o di Roma, che in molti casi tendono ad assomigliare agli slum terzomondiali, violenza di genere significa negazione del diritto alla casa, la cui inesigibilità – sia che la causa si chiami racket o istituzioni colpevolmente inefficienti  – colpisce per prime le donne, ovvero la parte più povera e con minore accesso al reddito della società.

Di ciò si dovrebbe parlare quando l’argomento è la violenza sulle donne: dello spazio e di chi regola la sua condivisione; delle risorse e dei meccanismi che ne governano l’uso e l’accesso. Se si rinchiude la questione nel recinto, per lo più domestico, dei rapporti di coppia, se si evita di collocarla nell’ambito dei rapporti sociali, e di conseguenza nella città intesa come loro rappresentazione spaziale, si finirà per far diventare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne un doppione dell’otto marzo, con qualcosa di rosso al posto delle mimose.

Riferimenti

A. Rao, Why the Delhi Metro Needs to Get Rid of the ‘Ladies Compartment’, The Atlantic Citylab, 24 novembre 2014.

B. Karkaria, Mumbai is on the verge of imploding, The Guardian, 24 novembre 2014.

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