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Il triste stallo delle case popolari

Catherine Bauer è stata negli Stati Uniti una figura di riferimento sin dagli anni Trenta per le politiche pubbliche di edilizia residenziale. L’Housing Act del 1937 è stato in qualche modo influenzato dal suo lavoro di ricerca in Europa poi sfociato nel libro Modern Housing pubblicato nel 1934. In questo suo articolo del maggio 1957 per Architectural Forum vengono messe in luce le criticità dei programmi di edilizia popolare poi riprese, tra gli altri, da Jane Jacobs che di quella rivista era redattrice e che con Bauer aveva avuto un proficuo scambio di opinioni, a volte anche divergenti.  

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Liberi di galleggiare

Il ruolo che i fiumi hanno avuto nella storia delle città è, a cominciare dalla loro fondazione, incommensurabilmente vasto. Per limitarci ad un epoca vicina alla nostra, quando i trasporti internazionali iniziarono e la produzione industriale cominciò a modificare il corpo delle città, i fiumi sono stati sia infrastruttura per la logistica che sistema di smaltimento delle acque reflue. Il caso del Tamigi è emblematico: da un lato “cuore di tenebra” dell’economia mercantile e dall’altro fogna a cielo aperto, che nell’estate del 1858 aveva reso impossibile l’attività del parlamento britannico per la terribile puzza emanata.

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Più filosofi, meno architetti

I numeri di «uno dei più grandi progetti di ricucitura e valorizzazione territoriale in Italia e in Europa» sono i seguenti: «oltre 675mila m² di verde, 97 milioni di euro per la Circle Line, 32% delle volumetrie per funzioni non residenziali, 3.400 alloggi per le fasce sociali più deboli». La Milano del futuro prenderà forma sui 1.250mila m² di aree di trasformazione poste nei sette scali ferroviari dismessi oggetto dell’Accordo di Programma tra Comune di Milano, Regione Lombardia, Ferrovie dello Stato Italiane con Rete Ferroviaria Italiana e FS Sistemi Urbani, e Savills Investment Management Sgr[1].. Ça va sens dire, sarà una città migliore, più verde, più smart e via aggettivando.

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Urbanistica del vicolo

Uno dei maggiori difetti delle città contemporanee riguarda lo spazio residuale che la modalità di spostamento non motorizzato riesce ad occupare nella mobilità urbana. E’ il modo in cui la città si è sviluppata, per parti funzionalmente separate e distanti, ad aver fatto diventare l’auto l’unico mezzo utile agli spostamenti da una funzione all’altra, ma è anche la visione con cui le strade sono state progettate a rendere la vita di pedoni e ciclisti piuttosto difficile.

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Metropoli e fallimenti architettonici

La pianificazione dell’area metropolitana di Parigi  e delle maggiori città francesi è stata influenzata nel secondo dopo guerra dai principi dell’urbanistica razionalista, ispirata soprattutto all’opera di Le Corbusier.  La trasmigrazione dell’idea di Ville Radieuse  nella realizzazione delle ville nouvelle, costruite all’interno di una vasta rete infrastrutturale, ferroviaria ed autostradale, è lo schema che ha fatto nascere le banlieue parigine come parte di un programma di decentramento delle funzioni residenziali in ambito metropolitano.

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