Millennio Urbano cambia

E’ da circa un mese che questa riflessione è stata pensata ed ora è venuto il momento di pubblicarla.  Si tratta di descrivere, cosa non facile, il cambiamento che sta attraversando questo sito.  La difficoltà dipende dalla natura del cambiamento, una specie di strappo che ha lacerato le basi sulle quali si è formato il carattere plurale di Millennio Urbano.  Prendere altre strade è assolutamente legittimo,  basta farlo in maniera corretta e se si sceglie la mancanza di correttezza le conseguenze purtroppo diventano inevitabili. Una certa riorganizzazione del sito è stata quindi inevitabile. Per prima cosa si è dovuta fare chiarezza su chi partecipa al profilo collettivo del sito e su chi invece pretendeva di farne uno strumento diverso.

Il carattere plurale di Millennio Urbano in ogni caso non cambia: resta la convinzione che comunicare non equivalga a stare sopra ad una tribuna o ad un palco e dispensare al mondo il proprio pensiero come si distribuisce acqua agli assetati. Questo è uno spazio aperto al contributo di chi vuole confrontarsi con i temi che, in questo anno scarso di attività, abbiamo cercato di affrontare. Abbiamo pubblicato i contributi che ci sono stati proposti, sollecitato altri interventi con l’intento di iscrivere, in un orizzonte più vasto possibile, il campo degli interessi del sito. Abbiamo proposto ai lettori i contributi di chi scrive su questi temi in altri contesti.
Massima apertura quindi, e allo stesso tempo rifiuto di ogni personalismo. Su questa strada Millennio Urbano continuerà ad esistere:  non un contenitore per maître à penser o guru ma uno spazio di confronto, anche vivace e persino polemico, su come stanno cambiando le città, i cittadini che le popolano e l’ambiente che contiene, subisce o provoca questi cambiamenti.

Chi vuole scrivere su Millennio Urbano non deve far altro che inviare la propria proposta  alla casella di posta elettronica indicata nei contatti: basta che sia pertinente rispetto alle categoria del sito (quelle che si possono visualizzare cliccando sulla barra sotto l’immagine della testata), non più lunga di 9000 battute spazi inclusi – se si tratta di un articoli vero e proprio –  o 5000 battute spazi inclusi – nel caso di un’opinione riguardo ad un tema trattato, scritta con linguaggio appropriato e senza espressioni insultanti e corredata da un’immagine originale (cioè non presa dal web).
Un ringraziamento quindi a tutti coloro che fino ad ora hanno accolto l’invito ad essere autori oltre che lettori, a chi ha consentito a questo sito  di esistere al di là dei suoi contenuti e anche a chi aveva inizialmente condiviso questo progetto, salvo poi  andarsene senza una ragione plausibile. In ogni caso buon lavoro.

U(rba)no, nessuno, centomila

Lisbona quater
Foto: Carla Fissardi

A nove mesi dalla sua apparizione on line il sito ha raggiunto le centomila letture. Occasione per proporre le libere impressioni di una lettrice abituale, e magari stimolare altre riflessioni su temi e prospettive affrontati

Millennio Urbano diffonde tra i lettori universale dignità metropolitana, contribuisce a consolidarne il principio ed assegna alla rilevazione di tutto ciò che ha a che fare con la città un protocollo particolarmente inclusivo.

«L’aggettivo “urbano” » – si legge nella pagina dedicata alle ragioni del sito- «si applica a tanti fenomeni diversissimi; riassume non solo varie conformazioni di spazi fisici, ma anche stili di vita, di consumo, aspettative di relazione sociale o di affermazione economica. Da qui il titolo del sito, con il quale vogliamo raccontare quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. »

Non sono urbanista e mi giovo assai di questo modo così multiforme e articolato di declinare l’urbanistica,  che –  molto oltre la tecnica –  viene qui intesa come sintesi di tutto ciò che è urbano. Da alcuni mesi lo considero fonte quotidiana di informazione sulla mia realtà vasta. Ne ho tratto elementi di cui avevo sentito a lungo l’omessa formulazione,  o la sottovalutata responsabilità collettiva:

–          informazioni e modelli di interpretazione preziosi – non reperibili altrove, non con questa generosità – spesso mobili o in grado di integrare varianti contraddittorie; capaci, sempre, di smascherare i sonnambulismi ideologici miei o imperanti. Millennio propone costantemente riflessioni sull’approccio urbanistico integrato, sull’agricoltura, sull’alimentazione; educo il mio rustico idiotismo metropolitano a intrecci più complessi.

–          la consuetudine a tenere sottocchio la sequenza storica di leggi e sentenze coordinandole alle disavventure della partecipazione e al vissuto amministrativo del territorio, consolidatisi in sistema pericoloso anche prima delle recenti scelte e proposte governative. Sono stati illuminanti i numerosi articoli e passi che Millennio dedica alla differenza tra Pianificazione e Progetto, ai modi inafferrabili della pianificazione negoziata, alla diffusa pratica nazionale che impedisce ai residenti di avere informazioni, e persino risposte istituzionali, sulle porzioni di territorio – e sentieri e borghi – che scompaiono divorati dagli sbarramenti e le lamiere di improvvise quanto annose ristrutturazioni private, tutte legali, tutte dette di Ripristino dei Luoghi.

L’attenzione accesa dagli articoli e dalle traduzioni di Millennio Urbano esubera quasi sempre il mio tempo di lettura e i “mi piace”; si consolida in domanda di aggiornamenti, talvolta in soglia di pensiero.  Impegnativo, volendo. Anche quando il punto di vista offerto da Millennio è talmente “fuori dal coro” da premiare subito l’attenzione del lettore (come nel caso delle configurazioni urbane individuate come concausa se non radice dei delitti di genere per esempio in India; o di “incomprensibili” disgrazie che in realtà testimoniano la miope e punitiva allocazione degli spazi pubblici).

Più spesso, un aggancio paradossale o sorridente si tira dentro il lettore, fino alla fine dell’articolo magari tutt’altro che semplice : l’anima urbana del sito si diverte a promuoversi in profeta biblico, massaia, legislatore, teenager, capra inurbata, gallina  di città, pomodori imbalconati.