L’outlet e l’archistar

foxtownAvete mai provato ad avvicinarvi a un outlet utilizzando la viabilità ordinaria? E’ un’esperienza da fare assolutamente, se si vuole cogliere il senso di separatezza dal contesto territoriale che la loro presenza infonde. Sono ben visibili, vetrine di sé stessi, anche a chilometri di distanza, ma accessibili solo dallo svincolo autostradale vicino al quale sono stati costruiti, ad indicare che è con le quattro ruote si è legittimati a entrare.

Il Factory Outlet è un’evoluzione del centro commerciale suburbano che ospita più punti vendita monomarca (stores), a volte declinato nella forma del village quando i diversi negozi non sono contenuti in un solo edificio ma organizzati in una articolazione edilizia attorno ad un percorso pedonale o piazza.  Questa forma di segregazione territoriale del commercio degli articoli di marca ha una precisa relazione con la rete autostradale, di fatto l’unica modalità di accesso, e, come per lo shopping mall, nasce dall’obiettivo di consentire una migliore fruibilità automobilistica e prezzi di esercizio più contenuti fuori dalla congestione e dagli alti valori immobiliari dei centri cittadini.

Dagli Stati Uniti, dove questo modello di distribuzione commerciale ha fatto la sua apparizione negli anni Settanta, gli outlet sono stati importati in Europa a partire dal decennio successivo e, dal 1995 con la costruzione del Fox Town di Mendrisio nell’elvetico Canton Ticino, essi cominciano a diffondersi anche nell’Europa meridionale. L’indifferenza al contesto territoriale di questi insediamenti è dimostrata dal fatto che il loro bacino di utenza ha una relazione diretta con i percorsi delle autostrade sulle quali si affacciano e che si sviluppa su svariate centinaia di chilometri in tutte le direzioni.

Il primo outlet a sud delle Alpi ha una clientela transnazionale, innanzitutto milanese-lombarda ma anche svizzero-tedesca e persino cinese, russa e mediorientale. L’aeroporto internazionale di Malpensa d’altra parte è vicino ed anche quello di Zurigo è ad un paio d’ore di percorso autostradale lungo la direttrice che collega Milano con il nord delle Alpi.

In quasi vent’anni di attività il fatturato dei 160 negozi dell’outlet  ticinese ha continuato a crescere ed è previsto per l’anno prossimo un restyling completo che includerà la realizzazione di un nuovo autosilo da 600 posti. La proprietà annuncia, in un’intervista al Sole 24ore che l’operazione sarà finalizzata ad aumentare la qualità degli spazi di questo classico complesso a gallerie commerciali multipiano con annesso casinò e che il miglior risultato sarà garantito da un concorso architettonico nella cui giuria sarà presente Mario Botta l’archistar che presiede l’Accademia di Architettura di Mendrisio.  I progetti, secondo le dichiarazioni della proprietà, dovranno prevedere soluzioni per minimizzare l’impatto del nuovo autosilo, riqualificare l’area in cui si trova l’outlet, cercando un dialogo costruttivo (…) con le persone che ci vivono, inserire aree di fruizione pedonale, aree verdi nuovi percorsi e sistemi di illuminazione e, in generale, di arredo urbano all’avanguardia. Mendrisio-foxtown-1

Una mutazione che sembra disarticolare i 50 mila mq di superficie commerciale cresciuti con il tempo nelle forme banali di sei scatoloni commerciali in quelle più composite del village, magari interpretando in chiave colta, grazie alla supervisione accademica, gli eventuali riferimenti stilistici locali che hanno ispirato la costruzione, a mo’ di centro storico, dell’outlet di Serravalle, o genericamente urbani come nel caso di quello di Fidenza.

Per l’Accademia di Architettura il restyling del Fox Town rappresenta l’occasione per mettere indirettamente la firma sulla nuova configurazione della cittadella commerciale, cresciuta nel territorio della cittadina elvetica negli stessi anni in cui nasceva la “creatura” dell’archistar ticinese. Una crescita fatta di addizioni non pianificate e rispondenti a logiche del tutto autoreferenziali, senza nessuna relazione con il contesto.

Anche se non sembra minimamente messo in discussione il principio della segregazione funzionale, intenzionalmente perseguita dagli operatori che costruiscono questi fortini per negozi di marca,  è probabile che l’idea di ricorrere all’archistar come garante della correttezza formale dell’operazione di restyling sia funzionale alla ricerca di quel dialogo costruttivo con le istanze locali che hanno sempre subito la presenza dell’outlet e le sue scelte espansive.  Persino l’istituzione di un servizio di autobus che collega l’outlet sia alla stazione ferroviaria (le FFS prevedono pacchetti turistici nei quali Mendrisio è incluso anche per la presenza del Fox Town) che ad una delle frazioni della cittadina ticinese dove è possibile parcheggiare gratuitamente è stata vista come uno strumento messo a disposizione dalle finanze pubbliche per la clientela dell’outlet.

C’è da chiedersi come potrà quel centro di formazione del “genio” architettonico che è l’Accademia di Mendrisio selezionare il progetto che conferisca le migliori qualità civiche e sociali ad un insediamento nato con una sola finalità: vendere capi ed accessori di abbigliamento firmati. Certo, ci potrebbero essere i posti di lavoro (circa mille, quasi tutti frontalieri) e il contributo significativo alle finanze locali ad ispirare potenzialmente un ripensamento della funzione civica e sociale del complesso commerciale ma, fondamentalmente, è la logica mercantile ad ispirare il restyling . All’archistar ticinese e alla sua accademia spetta di valutare che nei progetti presentati l’attuale condizione di edificio commerciale aperto al grande pubblico sia adeguatamente configurata, come recita il bando di concorso che sarà presieduto dal proprietario dell’outlet. E d’altra parte che le forme architettoniche siano pura mimesi del contenuto, appena nobilitata dal rispetto di qualche principio di eco-compatibilità e di efficienza energetica, lo dimostra il fatto che i progetti non dovranno occuparsi della facciata simil neoclassica dell’adiacente  Casinò Admiral, un po’ perché c’è di mezzo un’altra società, un po’ perché evidentemente è in grado di configurare adeguatamente la natura dell’edificio del quale si erge a decorazione. Una visione puramente accademica del ruolo dell’architettura sulla quale evidentemente l’archistar in principio non ha nulla da dire, visto come ha scelto di chiamare la sua scuola e dato il salto all’indietro di un secolo al quale si presta con l’adesione ai contenuti del concorso.

Riferimenti

G. Crivelli, All’outlet di FoxTown crescono i turisti e lo scontrino medio, 31 dicembre 2013, Il Sole 24ore.

TARCHINI FOXTOWN SA, 6928 MANNO FOXTOWN RESTYLING, Concorso di idee per architetti, BANDO DI CONCORSO.