Nel 1961 Phyllis Chasanow decide d’iscriversi al Dipartimento di Pianificazione Urbana e Regionale della Graduate School of Design di Harvard. In risposta al modulo che aveva inviato, Phyllis Richman, che a seguito del matrimonio aveva acquisito il cognome del marito, riceve la lettera di un assistente del dipartimento. In essa le veniva chiesto di motivare la sua scelta in considerazione del suo ruolo di donna sposata. La sua richiesta d’iscrizione sarebbe stata presa in considerazione se accompagnata da una relazione nella quale avrebbe dovuto esporre in che modo intendeva conciliare le responsabilità verso suo marito e la sua futura famiglia con la carriera da urbanista. Come se ciò non bastasse, nella lettera lo scrivente le comunicava la sua convinzione che le donne sposate, quando intendono dotarsi di una educazione professionale, esprimono una tendenza a sprecare tempo e sforzi. Phyllis non risponde a quella lettera, si limita a far parte della Commissione Urbanistica della città di Filadelfia e intraprene una carriera da da critica culinaria per il Washington Post. Tuttavia nel giugno 2013 decide di pubblicare quella lettera sul suo giornale, insieme alla risposta che non aveva avuti il coraggio di scrivere e che denunciava quanto la discriminazione subita avesse pesato sulle sue scelte professionali.
Nello stesso anno in cui il progetto di Phyllis Richman di diventare un urbanista veniva così pesantemente frustrato, un’altra giornalista, Jane Jacobs, pubblicava il suo libro più famoso, The Death and Life of Great American Cities, tradotto in italiano nel 1969 con il titolo Vita e morte delle grandi città. Saggio sulle metropoli americane, nel quale individua una fenomenologia urbana che, per usare le sue parole, aveva lo scopo di aprire gli occhi del lettore circa un differente modo di guardare alla città, affinché capisca cosa vede.