William H. Whyte Jr in uno dei saggi di cui si compone The Exploding Metropolis – l’antologia di scritti pubblicata nel 1958 che contiene anche un celebre contributo di Jane Jacobs – sosteneva a proposito del ruolo istituzionale dell’urbanistica americana che finché gli assunti che in esso sono stati lasciati così come sono non verranno riesaminati, la città è destinata a tramutarsi in un gigantesco disastro. I super complessi residenziali simili a caserme, realizzati dopo le demolizioni degli slum nelle aree interne dei grandi agglomerati urbani, non erano stati pensati per gli amanti della vita urbana che aborrivano la monotonia del suburbio. Semplicemente essi erano destinati a coloro che non si potevano permettere un’abitazione unifamiliare suburbana. Si trattava di un modello economico e sociale, del quale facevano parte la segregazioni razziale e di classe, che aveva assunto di volta in volta le forme de La Ville Radieuse di Le Corbusier, per il risanamento delle aree centrali, o della Città Giardino/New Town, nel caso del decentramento suburbano. Se consideriamo queste parole alla luce della vicenda di Pruitt-Igoe, il cui progetto edilizio richiama l’Unité d’Habitation e quello urbanistico La Ville Radieuse, possiamo tranquillamente concedere a chi le ha scritte di averci visto giusto.
L’immagine di Pruitt-Igoe è tratta da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pruitt-igoeUSGS02.jpg