In Tutto ciò che è solido svanisce nell’aria, Marshall Berman (1940-2013) traccia in maniera esemplare la traiettoria dell’esperienza della modernità attraverso la critica letteraria e la lettura dei fenomeni urbani. Ciò che Berman mette in rilievo – affidandosi, con in mezzo alcuni decenni e due sponde dell’oceano, alle descrizioni di Walter Benjamin, da una parte, e di Jane Jacobs dall’altra – è che nella parabola ascendente del modernismo la strada era diventata il fulcro della modernità in quanto strumento di trasformazione urbana. Ma poi, nella sua discesa verso il furore della tabula rasa, il modernismo ha individuato proprio nella strada tutti i mali della città, invocandone la cancellazione. Se è vero che l’urbanistica è una disciplina moderna, lo è altrettanto il fatto che le trasformazioni urbane dell’ultimo secolo e mezzo sono, secondo il filosofo statunitense, una manifestazione del modernismo.
Sigfried Giedion (1888-1968), nel suo Spazio Tempo Architettura, pubblicato nel 1941, illustra, a partire dalle parkway che Robert Moses aveva realizzato attorno a New York, la necessità di superare l’idea di strada ottocentesca come strumento chirurgico per curare il corpo infetto delle metropoli congestionate. La nuova prospettiva che Giedion auspicava e leggeva nelle parole di Le Corbusier – «La prima cosa da fare è abolire la rue corridor con il suo rigido allineamento di edifici e la sua mescolanza di traffico, di pedoni e di case» – è quella di cui Berman aveva fatto esperienza con la distruzione del Bronx per mezzo dell’autostrada sopraelevata realizzata da Robert Moses (1888-1981). Le Corbusier vedeva nel nuovo tipo di strada pensata per le automobili l’occasione per l’apparizione di un uomo nuovo, inglobato nell’automobile, per il quale la strada sarà una «macchina per il traffico». Macchine, quindi, e non pedoni. Niente più caffè e luoghi di svago: il faut tuer la rue corridor. Nel nuovo paradigma urbanistico propagandato da Giedion – che Jacobs chiamava ironicamente la «magnifica visione» – insieme alla strada spariva la gente e quindi la città.