Tucidide ne La guerra del Peloponneso scriveva a proposito della peste che nel 430 a.C. aveva decimato la popolazione di Atene e decretato il declino della città: «Dentro le mura cadevano le vittime del contagio; fuori, le campagne subivano la devastazione nemica. Venne naturalmente alla luce, mentre il morbo incrudeliva, la memoria di quell’oracolo che, a detta dei più anziani, risaliva a tempi molto antichi: “Verrà la guerra Dorica e pestilenza con essa”».
Guerra, carestia, e pestilenze sono tre fattori che storicamente si fondono ma senza la città il contagio della fame e della malattia non avrebbe potuto esplodere. Nel racconto di Tucidide la relazione che esiste tra questi elementi è chiara, come lo è che la città il crogiolo in cui si fondono. La popolazione concentrata nello spazio urbano innesca gli effetti esplosivi grazie al contributo decisivo della povertà.
L’immagine di copertina rappresenta il quadro di Nicolas Poussin La peste di Azoth.