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Camminare per la città è una questione di genere

L’insegnamento di Jane Jacobs

Questo testo rappresenta una versione ampliata della comunicazione tenuta durante il seminario del 27 marzo 2025 all’Urban Center di Brescia Promuovere una mobilità sostenibile di genere promosso dall’assessorato alle Pari Opportunità nell’ambito della iniziativa Urbanistica di Genere. Costruire luoghi più giusti.

Morte della strada

La desolazione delle periferie americane o i quartieri residenziali delle grandi città, dove tutta la vita della strada si svolge sulla carreggiata e dove è possibile percorrere i marciapiedi, ormai ridotti a semplici servitù di passaggio, per chilometri e chilometri senza imbattersi in anima viva, sono l’esatto contrario di Parigi. Le strade di Parigi invitano apertamente a fare quello che le altre città sembrano consentire loro malgrado alla feccia della società: passeggiare, bighellonare, flâner.

Hannah Arendt, 1968

Nel luglio 1960 lo scrittore afro-americano James Baldwin notava, con un certo disappunto, che al posto del portone d’ingresso della casa dove era cresciuto si trovava uno di quegli «striminziti alberi urbani»delle aree verdi realizzate attorno ai nuovi complessi residenziali. Le vecchie strade di Harlem su cui si affacciava anche l’edificio in cui aveva trascorso la sua infanzia – edificio che era finito nell’elenco del complesso delle aree definite slum  dalle autorità newyorchesi -erano statesostituite da ciò «chenel gergo odierno delle gang si chiamerebbe “il territorio” [the turf]», termine che rappresenta anche i tappeti erbosi sui quali si innestano le caserme multipiano dell’edilizia popolare. Scriveva Jane Jacobs in Vita e morte delle grandi città, pubblicato l’anno dopo, a propossito della sostituzione delle strade con le aree verdi (in inglese turf): «Non c’è molta scelta: ovunque una parte di città venga «ristrutturata», nascerà ben presto la barbarie dei turfs. Sopprimendo una funzione essenziale della strada urbana, la città ristrutturata perde anche, necessariamente, la propria libertà».

Le Corbusier  – uno dei più celebri maestri del Movimento Moderno in architettura – affermava nel 1929 che la prima tappa nell’evoluzione della città sarebbe passata dall’abolizione  della rue corridor. La strada, con gli edifici su di essa allineati e le attività che vi si affacciano, con il traffico pedonale misto a quello viabilistico, nella città contemporanea non aveva più motivo di esistere. Al suo posto andavano realizzate infrastrutture per gli spostamenti in automobile e gli spostamenti a piedi andavano tolti dalla strada. L’allineamento degli edifici doveva essere determinato dall’esposizione al sole e all’aria ed essi sarebbero stati circondati da aree verdi. L’immaginario urbano di Le Corbusier è rappresentato dalla Ville Radieuse, manifesto della città contemporanea che nel 1933 si tradurrà nei principi urbanistici della Carta d’Atene. Essi sono stati utilizzati per i progetti di ristrutturazione dei quartieri degradati delle grandi città americane. Tramite le disposizione degli Housing Act del 1949-54 sono stati costruiti complessi residenziali che non si affacciano più sulla strada ma su aree verdi. Scriveva Jane Jacobs in Vita e morte delle grandi città  a propossito della sostituzione delle strade con le aree verdi (in inglese turf): «Non c’è molta scelta: ovunque una parte di città venga «ristrutturata», nascerà ben presto la barbarie dei turfs. Sopprimendo una funzione essenziale della strada urbana, la città ristrutturata perde anche, necessariamente, la propria libertà».

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L’immagine è tratta da https://www.villagepreservation.org/2021/09/22/woman-crush-wednesday-jane-jacobs/

Di Michela Barzi

Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Si è occupata di pianificazione territoriale ed urbanistica per vari enti locali. Ha pubblicato numerosi contributi sui temi della città, del territorio e dell'ambiente costruito in generale e collaborato con istituti di ricerca e università. Ha curato un'antologia di scritti di Jane Jacobs di prossima pubblicazione presso Elèuthera. E' direttrice e autrice di Millennio Urbano e scrive per altre riviste.