Seguire la linea dell’integrazione urbana

Un estratto del discorso del Papa all’Incontro mondiale dei Movimenti Popolari, nel quale si sottolinea come il diritto alla casa e alla città sia un aspetto determinante della giustizia sociale.

Oggi ci sono tante famiglie senza casa, o perché non l’hanno mai avuta o perché l’hanno persa per diversi motivi. Famiglia e casa vanno di pari passo! Ma un tetto, perché sia una casa, deve anche avere una dimensione comunitaria: il quartiere ed è proprio nel quartiere che s’inizia a costruire questa grande famiglia dell’umanità, a partire da ciò che è più immediato, dalla convivenza col vicinato.

Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgogliose e addirittura vanitose. Città che offrono innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice ma si nega una casa a migliaia di nostri vicini e fratelli, persino bambini, e li si chiama, elegantemente, “persone senza fissa dimora”. È curioso come nel mondo delle ingiustizie abbondino gli eufemismi. Non si dicono le parole con precisione, e la realtà si cerca nell’eufemismo. Una persona, una persona segregata, una persona accantonata, una persona che sta soffrendo per la miseria, per la fame, è una persona senza fissa dimora; espressione elegante, no? Voi cercate sempre; potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto.

Viviamo in città che costruiscono torri, centri commerciali, fanno affari immobiliari ma abbandonano una parte di sé ai margini, nelle periferie. Quanto fa male sentire che gli insediamenti poveri sono emarginati o, peggio ancora, che li si vuole sradicare! Sono crudeli le immagini degli sgomberi forzati, delle gru che demoliscono baracche, immagini tanto simili a quelle della guerra. E questo si vede oggi.

Sapete che nei quartieri popolari dove molti di voi vivono sussistono valori ormai dimenticati nei centri arricchiti. Questi insediamenti sono benedetti da una ricca cultura popolare, lì lo spazio pubblico non è un mero luogo di transito ma un’estensione della propria casa, un luogo dove generare vincoli con il vicinato. Quanto sono belle le città che superano la sfiducia malsana e che integrano i diversi e fanno di questa integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Quanto sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che uniscono, relazionano, favoriscono il riconoscimento dell’altro!

Perciò né sradicamento né emarginazione: bisogna seguire la linea dell’integrazione urbana! Questa parola deve sostituire completamente la parola sradicamento, ora, ma anche quei progetti che intendono riverniciare i quartieri poveri, abbellire le periferie e “truccare” le ferite sociali invece di curarle promuovendo un’integrazione autentica e rispettosa. È una sorta di architettura di facciata, no? E va in questa direzione. Continuiamo a lavorare affinché tutte le famiglie abbiano una casa e affinché tutti i quartieri abbiano un’infrastruttura adeguata, fognature, luce, gas, asfalto, e continuo: scuole, ospedali, pronto soccorso, circoli sportivi e tutte le cose che creano vincoli e uniscono, accesso alla salute — l’ho già detto — all’educazione e alla sicurezza della proprietà.

Riferimenti

Papa Francesco,  Stare al fianco dei poveri è Vangelo non comunismo, Avvenire, 29 ottobre 2014

2 risposte a “Seguire la linea dell’integrazione urbana”

  1. Ottima idea quella di stralciare dal discorso di Papa Francesco questa pagina. La riprenderemo su eddyburg. Mi sembra che l’ultimossima frase, cioe” il riferimento alla “sicurezza della proprieta”, meriti una riflessione profonda. Nella societa’ di oggi la proprieta’ individuale e’, al tempo stesso, una garanzia di liberta’ per chi possiede ma un ostacolo alla liberta’ di tutti. Come ottenere un’analoga garanzia di liberta’ in una societa’ nella quale la proprieta’ non sia liberta’ per alcuni e ostacolo, o addirittura oppressione, per altri? Eddy Salzano

  2. Ottima idea quella di stralciare dal discorso di Papa Francesco questa pagina. La riprenderemo su eddyburg. Mi sembra che l’ultimossims frase, cioe” il riferimento alla “sicurezza della proprieta”, meriti una riflessione profonda. Nella societa’ di oggi la proprieta’ individuale e’, al tempo stesso, una garanzia di liberta’ per chi possiede ma un ostacolo alla liberta’ di tutti. Come ottenere un’analoga garanzia di liberta’ in una societa’ nella quale la proprieta’ non sia liberta’ per alcuni e ostacolo, o addirittura oppressione, per altri? Eddy Salzano

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