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Se abitare in città è un compito arduo

La Cina sta percorrendo la strada della urbanizzazione a tappe forzata tramite la costruzione di nuove città nelle quali è previsto che si trasferiscano 250 milioni di abitanti nei prossimi due decenni, e tuttavia le ricadute sociali di queste politiche –  sancite giusto un anno fa dal congresso del  Partito Comunista Cinese – sono ancora tutte da valutare.

Favorire lo sviluppo urbano e sostenere il progresso dell’economia rurale, i cui prodotti avranno un nuovo mercato grazie ai futuri milioni di abitanti delle città, è l’obiettivo dichiarato del processo avviato dal paese più popolato al mondo. I nuovi consumatori urbani innescherebbero un aumento della domanda di prodotti agricoli che avrebbe come risultato il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni rurali grazie anche ad un reddito più cospicuo. L’idea di base del governo centrale è che non si possa fare troppo affidamento sulle esportazione a causa della crisi economica mondiale che dal 2008/09 ha visto la domanda dei consumatori internazionali cadere improvvisamente, lasciando senza impiego milioni di lavoratori delle fabbriche di merci da esportare. Gran parte di questi lavoratori provengono dalla zone rurali e per questa ragione le autorità cinesi vogliono orientare la produzione nazionale verso il consumo interno.

Una delle nuove città costruite con questo scopo è Kangbashi a Ordos nella scarsamente popolata Mongolia cinese. Nel 2011 il governo locale ha iniziato a spostare nella nuova città un gran numero di contadini con la motivazione che l’agricoltura su piccola scala della regione non poteva avere un futuro a causa del processo di inaridimento dei terreni tipico di quella zona semidesertica. La nuova città nella regione di Ordos è quindi una sorta di test dei piani di Pechino per urbanizzare il vasto territorio rurale della Cina interna, ma riempire una città, trasferendo agricoltori che in qualche caso mostrano parecchia riluttanza ad abbandonare la terra sulla quale hanno sempre vissuto, è un compito tutt’altro che semplice.

Dopo essere diventata famosa come la città-fantasma più grande al mondo, grazie alle sue alte torri di appartamenti vuoti svettanti nella steppa della regione, ora Kangbashi sembra che si stia rapidamente riempiendo di ex contadini della campagna circostante, incoraggiata a trasferirsi lì dalle politiche di attuazione locale delle strategie nazionali di diversificazione economica. Il governo di Ordos invia nei villaggi persone assunte con lo scopo di convincere i contadini dei vantaggi della vita urbana e di negoziare il risarcimento dei terreni e della casa. Sembra che la generosità di quest’ultimo sia l’argomento più convincente a favore del trasferimento in città.

Costruire una città da zero

Kangbashi
Foto: multimedia.quotidiano.net

A spingere verso la costruzione di Kangbashi sono stati inizialmente gli ingenti ricavi dell’estrazione del carbone della regione e la terra a buon mercato a causa del processo di desertificazione. A ciò ciò si è aggiunta la convenienza economica della compensazione al trasferimento della popolazione rurale e la mancanza di una popolazione urbana nella regione di Ordos. Le altre città in costruzione in Cina sono collocate alla periferia di città esistenti, dove già funziona una vita ed una economia urbana, i cui benefici tuttavia gli abitanti di quelle città sono meno disposti ad estendere ai nuovi arrivati. Nel caso della regione di Ordos la sfida è invece l’urbanizzazione da zero, non esistendo una città che abbia già innescato il processo di inurbamento della popolazione rurale.

Però spingere gli agricoltori non qualificati ad intraprendere un lavoro urbano non si traduce automaticamente in reddito disponibile per i nuovi consumi. Educare i contadini è ora il punto centrale dell’azione del governo di Ordos. La finalità è fornire ai nuovi residenti della città le competenze necessarie per vivere una vita urbana, oltre a costruire la base per sostenerla con infrastrutture, istruzione e sanità.

Ai futuri abitanti di Kangbashi le autorità locali hanno anche pensato di spiegare, attraverso una brochure, come comportarsi adeguatamente in un ambiente urbano. Vi sono elencate raccomandazioni come non sputare per terra, non gettare i rifiuti per le strade, non tenere la musica ad alto volume, non guidare l’auto sui marciapiedi. I dipendenti del governo regionale impiegati nella trasformazione dei contadini in abitanti della città danno istruzioni sulla modalità di cottura dei cibi (dal fuoco a legna al gas), sulla gestione di un conto in banca e su tutti quei campi della vita urbana che esulano dallo stile di vita della popolazione rurale.

Rispetto agli obiettivi nazionali i risultati del processo di inurbamento dei contadini nella regione di Ordos sono quindi controversi e per ora non è dato sapere se essi si faranno conquistare dalla nuova città, facendo vivere Kangbashi: una città progettata per un milione di abitanti ma abitata solo dal tre per cento della sua popolazione teorica.

Riferimenti

A. J. Smith, ‘Re-education’ campaigns teach China’s new ghost city-dwellers how to behave, The Guardian, 6 novembre 2014.

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