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Il piano territoriale della Lombardia e quella leggerissima riduzione del consumo di suolo

Da alcune settimane è pubblicata per commenti sul sito web della Regione Lombardia la variante del PTR, Piano Territoriale Regionale, che attua quanto previsto dalla LR 31-2014 sulla riduzione del consumo di suolo. La variante affronta in realtà molti altri aspetti, ma per limitazione di spazio ne rinvio l’analisi a successivi interventi.

La variante contiene criteri da articolare attraverso varianti dei PTCP provinciali e a cascata dei PGT comunali. Tutto questo complesso e faticoso procedere dovrebbe portare come risultato ad una riduzione modesta del 10% circa del suolo programmato presente nei PGT. Ci si aspettava un po’ più di coraggio, tanto più che un risultato ben più significativo sarebbe stato possibile senza grandi sforzi.

Per comprendere i termini della questione è necessario fare un po’ di sintesi sui numeri, attingendo dai dati forniti dallo stesso PTR, che dice alla pagina 313 dell’allegato che oggi ci sono 343 km2 di aree programmate nei PGT, che corrispondono a più del 10% della superficie complessiva urbanizzata esistente (3.270 km2).

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Ambiti di trasformazione programmati nei PGT. Fonte: Regione Lombardia, Variante del PTR, volume di allegati pag. 313.

Il PTR stima il fabbisogno di aree al 2025, separatamente per la funzione residenziale e per le funzioni produttive, e dà indicazione ai comuni di cancellare nei PGT le previsioni eccedenti tale stima, e alla provincia di articolare a livello locale l’indirizzo regionale tenendo conto delle condizioni specifiche di ciascun comune. Il concetto è semplice e lineare, ma la strada scelta per la sua attuazione è complessa e farraginosa, esposta a quei rischi di eccezioni, interpretazioni e lungaggini che nel passato hanno determinato l’insabbiamento di tante riforme annunciate come rivoluzionarie. L’obiettivo di riduzione del programmato non necessario è inoltre perseguito in modo molto prudenziale, che nei fatti intacca solo superficialmente i 343 km2 di superficie programmata.

Entrando nello specifico, e partendo dalla funzione residenziale, il PTR dà indicazione ai comuni di coprire il fabbisogno prima di tutto con le aree programmate interne al perimetro urbano consolidato (aree dismesse e intercluse, ma anche in parte aree agricole che derivano da programmazioni antiche dei PRG) e quindi con quelle esterne a tale perimetro (principalmente aree agricole). Così facendo il PTR stima che le aree esterne debbano essere ridotte del 45%, come valore complessivo da articolare a cura delle province. La stima è relativa ad un orizzonte decennale di durata del PTR, quindi al 2025, ma siccome il Documento di Piano del PGT ha valore quinquennale, tale fabbisogno viene tradotto in un obiettivo intermedio di riduzione del 20-25% alla scadenza quinquennale del 2020, da portare nei successivi 5 anni al 45%.

Come si vede dalla tabella tratta dal PTR (sopra riportata) le aree residenziali programmate oggi nei PGT sono complessivamente pari a 168 km2, dei quali 89 interni e 79 esterni al perimetro urbano. La diminuzione del 20-25%, ossia circa 16-19 km2 sulle sole aree esterne corrisponde quindi ad una diminuzione del 10-11% circa se rapportato al complesso dell’offerta di aree residenziali presenti nei PGT.

Un ragionamento analogo nella sostanza riguarda le aree programmate per attività produttive, che sono complessivamente 175 km2, sulle quali il PTR impone una riduzione del 20% delle aree esterne, corrispondente a circa il 10% sul numero complessivo.

La riduzione delle aree programmate esterne avrebbe con poco sforzo potuto essere di molto più elevata. Si poteva per esempio adottare da subito la percentuale del 45%, tenendo conto che siamo già nel 2016 e che il lungo e complesso processo di variazione a cascata del PTR, dei PTCP e dei PGT, porterà questi ultimi ad essere approvati non prima di un paio di anni, con la prima scadenza quinquennale dunque più vicina alla soglia del 2025 che a quella del 2020.

In realtà, sempre con sforzo contenuto, la percentuale di riduzione avrebbe potuto essere ancora più drastica. Il fabbisogno residenziale è infatti stato calcolato sulle stime ISTAT che sono le più ottimistiche in termini di crescita della popolazione tra le tre prese in considerazione dalla Regione. Il PTR stesso rileva alla pagina 306: “Dal raffronto tra fabbisogno residuo e previsioni su suolo libero emerge che queste ultime dovrebbero essere ridotte, a livello regionale, di una quota compresa tra il 45% e valori al di sopra del 100% (a seconda delle stime di popolazione considerate: ISTAT, Eupolis o PRERP)”.

La situazione diviene ancora più chiara se si ragiona a partire dai fabbisogni piuttosto che dalle aree programmate e non attuate. Se al 2025 è necessario usare il 100% delle aree interne al perimetro edificato e il 55% (differenza 100%-45%) di quelle esterne, al 2020 potrebbero in generale essere sufficienti quelle interne, o al più in alcune situazioni una piccola percentuale, del 10-30%, di quelle esterne. E’ sufficiente fare alcune semplici operazioni aritmetiche sulla base dei dati della tabella del PTR per verificare quanto affermato.

Adottare un valore del 70-80%, se non addirittura del 100% dove non vi siano impedimenti, per la riduzione delle aree esterne sarebbe di forte stimolo a ragionare nei piani comunali sul riuso delle aree dismesse o comunque sulla riorganizzazione delle previsioni entro il perimetro urbano. D’altra parte all’interno del perimetro ci sono circa 175 km2 di aree programmate, che sono come dimensione più del 5% del suolo urbanizzato esistente, pari a 3270 km2, una percentuale probabilmente più che sufficiente stante i bassi ritmi di crescita della popolazione e l’attuale scarsa domanda per le attività produttive.

Invece il PTR, dando un’indicazione generale di riduzione di solo il 20-25% al 2020, invita di fatto i comuni a mantenere un sovradimensionamento rilevante, anche maggiore al 50%, sulle aree esterne al perimetro edificato. L’indicazione suona paradossale se si pensa che scopo dichiarato della LR 31-2014 dovrebbe proprio essere quello di indurre i comuni ad evitare quella pratica di largo sovradimensionamento dei PRG e dei PGT che tanti problemi ha provocato al territorio.

Il ragionamento fatto per il residenziale viene dal PTR replicato anche per le aree programmate nei PGT per le funzioni produttive (terziario, industriale, commercio, logistica), dove lo scollamento tra offerta di aree programmate e domanda è ancora più evidente in questo periodo di stasi economica. Il PTR perde l’occasione, prima della ripresa che si spera arrivi al più presto, per indirizzare province e comuni verso politiche di riorganizzazione e razionalizzazione di previsioni datate che soprattutto sulle aree produttive sono illogicamente frazionate, a volte irrazionalmente localizzate, con conseguenti impatti ambientali, scarsa efficienza organizzativa e competitività del territorio.

Mantenere nei piani comunali un sovradimensionamento molto ampio di aree agricole vanifica la spinta a ragionare sul recupero delle aree dismesse e degradate interne all’abitato. Intervenire sulle aree agricole è più semplice, e fino a che la dotazione di queste è abbondante, molto più ampia dell’effettivo fabbisogno quinquennale, la rigenerazione urbana perseguita dal PTR non si attiverà. In un periodo relativamente favorevole per la scarsa domanda la Regione perde con questo PTR l’occasione per attivare, senza grandi sforzi e con l’aiuto dei PTCP, un ragionamento nei piani comunali più ampio sulla riorganizzazione di quanto già programmato, e di fatto fallisce proprio su quello che dichiara essere l’obiettivo e la ragione principale di questa variante del PTR, attuativa della LR 31-2014, che si intitola appunto “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”.

 

Riferimenti

Gli elaborati della variante sono pubblicati sul sito web www.ptr.regione.lombardia.it  I commenti devono essere inviati alla Regione entro il 30 marzo 2016, secondo le istruzioni presenti sul sito stesso.