La comunità e la prevenzione del contagio

Nel suo ultimo libro, Dark Age Ahead, Jane Jacobs ricordava l’importanza di usare l’approccio epidemiologico corretto quando si tratta di capire le ragioni della diffusione di un determinato agente patogeno. Nell’estate del 1995 Chicago fu colpita da una tremenda ondata di caldo a cui si associarono alti livelli di umidità e di ozono troposferico. Nella settimana tra il 14 e il 20 luglio il numero di morti in più rispetto allo stesso lasso di tempo, in analoghe condizioni climatiche, giustificò l’uso di furgoni refrigeranti per lo stoccaggio dei corpi in attesa di autopsia. La maggioranza di coloro che erano deceduti per colpo di calore, disidratazione, insufficienza renale o squilibri elettrolitici erano anziani e poveri. Il grande consumo di energia elettrica e di acqua aveva spesso reso impossibile l’utilizzo dell’aria condizionata e degli altri apparecchi elettrici, così come aveva privato di acqua corrente numerosi edifici. Molti anziani erano stati trovati morti nei loro soffocanti appartamenti. Alla fine dell’epidemia una ricerca svolta da ottanta ricercatori riuniti sotto l’egida del Center for Disease Control and Prevention stabilì che coloro che erano deceduti non erano stati in grado di raggiungere un luogo fresco – un parco, un centro commerciale, le vicinanze di una fontanella – spesso per paura di lasciare le loro abitazioni. Insomma, non avevano ascoltato i consigli dei meteorologi che da giorni cercavano di preparare la popolazione e quindi non erano stati in grado di badare a loro stessi. Tuttavia un’altra ricerca condotta dal giovane sociologo David Klimberg, invece di ricercare la causa dei decessi nei comportamenti dei singoli, si è focalizzata sulle caratteristiche dei quartieri in cui le persone decedute vivevano. Confrontando il numero di morti ogni centomila abitanti in due quartieri confinanti, Klimberg scoprì che il motivo per cui a South Lawndale i decessi furono solo un decimo di quanto registrato a North Lawndale era dovuto al fatto che in quest’ultimo gli anziani non avevano alcun posto fresco da raggiungere a piedi. Inoltre la paura che il loro appartamento potesse essere svaligiato li aveva indotti a restare a casa e a non aprire la porta agli estranei. La mancanza di attività commerciali e la presenza di microcriminalità facevano di North Lawndale una comunità disfunzionale, le cui cause erano radicate nella perdita di popolazione in età lavorativa, qualcosa che può essere definito come un processo di desertificazione sociale

Nel caso dei morti di caldo di Chicago, l’approccio epidemiologico basato sulla comunità aveva indicato che se si vogliono evitare centinaia di decessi in presenza di altissime temperature bisogna concentrarsi sulle caratteristiche dei quartieri e non sui comportamenti degli individui. Capire dove le persone vivono può essere il primo passo per individuare quale sarà il loro comportamento quando qualche agente patogeno potrebbe colpirli. Jacobs ha evidenziato l’importanza della comunità per proteggere l’individuo anche in caso di epidemie da virus. Mentre scriveva il suo libro, anche Toronto, la città nella quale viveva da più di trent’anni, era stata colpita dalla SARS. Se una comunità è carente, se è stata depotenziata da decenni di cattiva pianificazione e di indebolimento socio-economico, se i suoi abitanti sono stati lasciati da soli ad arrangiarsi come possono appena fuori dalle loro abitazioni, anche il singolo individuo si indebolisce.

Uno dei padri della epidemiologia, John Show, il medico londinese che per primo ha scoperto la correlazione tra i casi di colera e le fonti di acqua infetta, si era appunto interrogato sulle ragioni della concentrazione del numero di ammalati in un certo ambito della città. Quale elemento rendeva il quartiere di Soho uno dei luoghi di Londra più colpiti dall’epidemia di colera del 1854? Snow fece una mappa della localizzazione dei contagi e scopri che erano particolarmente concentrati lungo Broad Street, dove c’era una pompa dalla quale gli abitanti prelevavano acqua che risultò contaminata dagli scarichi fognari. Nel momento in cui Snow stava identificando la fonte del contagio, la sua causa, il batterio Vibrio cholerae, non era ancora nota (lo sarebbe diventata proprio lo stesso anno per merito di Filippo Pacini) ma questo non gli impedì di cercare l’elemento contaminate a cui erano esposti gli abitanti di quel quartiere. La sua indagine aveva come oggetto una comunità particolarmente colpita dal contagio e non i singoli contagiati.

L’approccio epidemiologico centrato sul singolo è invece quello utilizzato da Edward Jenner per scoprire, nel 1796, come rendere le persone immuni al vaiolo. L’immunizzazione di una mungitrice che aveva contratto una forma più lieve della malattia dalle vacche da latte gli consentì di vaccinare altri soggetti contro la sua letale variante umana.

Quando il dottor Snow scoprì cha la causa dei numerosi casi di colera nel quartiere londinese di Soho era la pompa dell’acqua di Broad Street la successiva scoperta fu che quel tratto di acquedotto si riforniva di acqua del Tamigi, a sua volta contaminata dagli scarichi fognari. La soluzione che venne individuata non prevedeva di prescrivere alla popolazione di bollire l’acqua prima di berla ma di realizzare nuovo sistema fognario. L’opera portata a termine dall’ingegnere capo del Metropolitan Board of Work Joseph Bazalgette fece sì che dopo il 1866 Londra non fosse più colpita dal colera.

Le fognature, così come gli ospedali, fanno parte dell’ambiente costruito, la struttura della città che Richard Sennett ha definito la ville, cioè l’urbs, la cui funzione è di servire i bisogni della cité, ovvero la civitas. La pianificazione e la progettazione dei suoi elementi strutturali rispecchia un certo modo di pensare la comunità a cui sono destinati. Prima di diventare la celebre autrice di The Death and Life of Great American Cities Jane Jacobs era stata redattrice di Architectural Forum. In un articolo del 1952 scriveva che l’approccio con cui l’architetto Isadore Rosenfield progettava gli ospedali era simile a quello utilizzato dalla pianificazione urbanistica: i suoi studi preliminari arrivavano ad indagare persino il reddito familiare delle comunità a cui erano destinati e la sua propensione a questo tipo di ricerca gli derivava dalle scienze sociali nelle quali si era formato. Gli ospedali di Rosenfield erano la dimostrazione che per costruire a favore della comunità bisognava per prima cosa conoscerla a fondo.

Epidemie e pandemie rendono la conoscenza dei sistemi con cui si struttura l’urbs un elemento imprescindibile per i piani di contenimento degli agenti patogeni. Disponiamo di strumenti sofisticati di mappatura secondo diversi tematismi. Abbiamo a disposizione una mole di dati sulle persone, i luoghi in cui abitano, i loro spostamenti, i loro consumi, le loro connessioni. Si tratta solo di formulare le domande utili a capire in che modo le differenti comunità possono essere contagiate, da un’ondata di caldo come da un virus sconosciuto,  per individuare le risposte giuste.