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Piano territoriale della Lombardia: a chi giova la riduzione del consumo di suolo?

Nell’intervento del 27 marzo scorso su questo stesso sito sono state svolte alcune considerazioni sulla reale consistenza della riduzione del consumo di suolo prevista dalla variante del Piano Territoriale Regionale della Lombardia che attua la LR 31-2014. Come corollario ci si interroga qui sulla coerenza della variante in questione con la vigente LR 12-2005 sul governo del territorio.

I dati della variante PTR (pag.313 del documento di Analisi) dicono che i Piani di Governo del Territorio vigenti dispongono di 175 km2 di aree programmate interne al perimetro urbano, che rappresentano come dimensione il 5% dell’urbanizzato esistente, pari a 3.270 km2. Una dimensione che è probabilmente sufficiente per coprire i fabbisogni locali dei prossimi cinque anni, permettendo quindi di riportare ad uso agricolo la totalità o quasi delle previsioni esterne al perimetro urbano.

Il PTR sceglie invece di fissare come obiettivo minimo una riduzione per i primi 5 anni del 20-25% delle aree esterne, secondo una strategia che viene definita “prudenziale” nel Rapporto Ambientale della VAS (vedere pagina 22). Viene spontanea la domanda: rispetto a cosa prudenziale?  Non certo rispetto al suolo, visto che il PTR consente di mantenere quasi tutte le programmazioni insediative in ambito agricolo, anche quelle che non sarebbero necessarie secondo i fabbisogni calcolati dal PTR stesso. Più probabile che la prudenza, anche se non esplicitamente dichiarato dal PTR, sia nei confronti delle rendite maturate dai proprietari degli ambiti di trasformazione presenti nei Documenti di Piano dei PGT vigenti, e dei connessi rischi di ricorsi da parte dei proprietari.

Secondo l’articolo 8 commi 3 e 4 della LR 12/2005 il Documento di Piano ha validità quinquennale e “non contiene previsioni che producano effetti diretti sul regime giuridico dei suoli”. Le previsioni degli ambiti di trasformazione, se non attuate, decadono quindi dopo 5 anni. Se il comune intende confermarne alcune nel nuovo Documento di Piano queste devono nuovamente essere sottoposte a valutazione ambientale strategica, non potendo essere riutilizzato il parere positivo VAS di 5 anni prima.

Gli ambiti di trasformazione contenuti nei Documenti di Piano dei PGT hanno una dimensione complessiva di 168 km2 (dato del PTR). Il PTR fissa l’obiettivo minimo per il primo quinquennio di ridurre tale quantità del 20-25%, di fatto permettendo la conferma del restante 75-80%. Spetta al singolo comune decidere quali mantenere, cancellare, o spostare, nel rispetto della quota di riduzione minima assegnata dal PTR e articolata dal PTCP. Tuttavia spetta al PTR valutare gli effetti cumulativi della dimensione di programmazione pregressa dei Documenti di Piano che permette di confermare. Invece nel Rapporto Ambientale della VAS del PTR si legge il passaggio (pagina 32): “L’obiettivo di riduzione del consumo di suolo ha evidentemente una incidenza direttamente positiva sugli obiettivi di sostenibilità della componente suolo e una potenziale incidenza positiva sulle componenti relative alla qualificazione del paesaggio degli spazi aperti e alla tutela della loro funzione ecosistemica”.

Questo ragionamento potrebbe avere un senso per le previsioni a tempo indeterminato del Piano delle Regole e del Piano dei Servizi. Non può essere applicato agli ambiti di trasformazione del Documento di Piano a meno di considerarli anche essi come previsioni a tempo indeterminato. Il contrasto con l’articolo 8 commi 3 e 4 della LR 12-2005 è evidente.

Siamo in presenza di una contraddizione con la norma vigente, ma anche con il buon senso. Il PTR indica un obiettivo minimo di riduzione del 20-25% per i primi 5 anni, che tuttavia è basato su un calcolo di fabbisogno decennale. Ne deriva un sovradimensionamento dei PGT per i primi 5 anni, in quanto dovranno programmare, o rinnovare nella programmazione, aree che serviranno solo nel secondo quinquennio del decennio. Si tratta di quantità rilevanti, che interessano la gran parte degli ambiti di trasformazione oggi presenti nei Documenti di Piano.

Si potrebbe obiettare che la riduzione indicata dal PTR è un minimo, e che non è vietato ai comuni di applicare percentuali maggiori di riduzione. Teoricamente è vero, ma è anche evidente che un’amministrazione comunale può più facilmente adottare strategie di forte riduzione del consumo di suolo, resistendo alla pressioni locali, se può basare le proprie decisioni su un PTR contenente indicazioni meno evanescenti. La riduzione del consumo di suolo è obiettivo difficile da raggiungere, e va perseguita in modo coordinato, ogni livello di pianificazione svolgendo il proprio compito e assumendosi le proprie responsabilità al meglio.

 

Riferimenti

Gli elaborati della variante sono pubblicati sul sito web www.ptr.regione.lombardia.it .

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Marco Pompilio

Ligure, laureato in ingegneria nel 1985, si occupa come libero professionista di pianificazione territoriale e valutazione ambientale. E' stato coordinatore di diversi piani territoriali provinciali. Promuove pubblicazioni e convegni sui temi del governo di area vasta. Fino al 2004 è stato dirigente alla pianificazione territoriale della Provincia di Milano. Dagli anni novanta è parte del team ENI che progetta la linea ferroviaria alta velocità Milano-Bologna.

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